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La politica ne ha uccisi a migliaia, ma la religione ne ha uccisi a decine di migliaia.
(Sean O’Casey)

Parole sante, quelle di O’Casey, ma ormai vecchie: bisognerebbe chiudere questa frase con l’economia e parlare di milioni.
In verità ho smesso di interessarmi di un bel mucchio selvaggio di cose e di politica e d’economia e di giustizia da tempo immemore, anche se adesso leggo che il “progresso” dei processi è andato avanti e ora giustizia è fatta: i manager dell’amianto andranno in galera e i morti torneranno a vivere; oppure i manager dell’amianto non andranno in galera e i morti torneranno a vivere. Sì, si paga, basta pagare e giustizia è fatta e si farà in futuro per le morti indotte dai farmaci e dal cibo, basta aspettare. Ha ragione il buon Erri De Luca: “Non c’è modo di risanare un torto (o una morte), dopo.”

Sono passati tanti anni dall’ultima litigata finita con minacce di calci in culo e ai coglioni con un architetto, lui era pagato almeno dieci volte il mio compenso per rendere l’ambiente più gradevole e voleva che tagliassi un pilastro portante al penultimo piano di un palazzo di sei perché rendeva la scala che gli stava attaccata poco visibile nonché poco elegante, ma io non ero proprio intenzionato a farlo e non lo feci. Gli si gonfiarono le guance e divenne rosso come un peperone quando gli dissi che sì, un architetto è indispensabile e che insieme a cento operai potrebbe costruire un ottimo immobile ma che un operaio e cento architetti non avrebbero costruito un cazzo di niente. Fosse stato presente mio padre i calci in culo non sarebbero stati una semplice minaccia.
Bellezza, eleganza, armonia e soprattutto profitto trasformano i palazzi in bare di veleno e polvere, come fanno i terremoti.

L’eternit, un impasto composto principalmente di amianto e cemento, era allora usato nell’edilizia perlopiù al posto delle tegole per coprire i tetti delle case e nelle canne fumarie dei camini; non si usava quasi mai come coibentante tra muri esterni e interni tra i quali si preferiva mettere pannelli di lana di vetro o di roccia, materiale anch’esso abbastanza nuovo e ovviamente assai cancerogeno. Solo al ritorno a casa, sotto la doccia, si riusciva a portare via il bruciore di quelle migliaia di minuscole lame conficcate nella pelle. Inoltre l’eternit non c’era modo di tagliarlo se non con una smerigliatrice, spesso al chiuso, respirandone la polvere fino a riempirsi i polmoni, poi, passato tutto, si andava ad aprire un rubinetto e ci si soffiava il naso violentemente con l’aiuto dell’acqua. Già, l’acqua, con un materiale così friabile ma comunque stagno si costruivano contenitori per l’acqua potabile da mettere nel punto più alto degli edifici; Astolfo, che non è un nome a caso, ancora ce l’ha e ancora beve l’acqua che da quel contenitore cade nei tubi che vanno nel bagno e nella cucina. È nato nel ’23, e se lui si può considerare il primo uomo in grado di contaminare l’amianto io spero di essere il secondo.

Il povero Irving Selikoff doveva essere proprio un disadattato all’inizio dei suoi studi sulla correlazione tra l’asbestosi e il cancro ai polmoni dovute al contatto continuo con l’amianto, come Robert Mayer per gli studi sulla conservazione del’energia o Rudolf Gantenbrink per quelli sulla piramide di Cheope o  Marshall e Warren per quelli sull’Helicobacter Pylori, tutti idioti che hanno impiegato anni per far accettare le loro teorie a una comunità scientifica chiusa come un riccio, ché la ricerca è ricerca e il profitto è profitto, tanto nel caso non dovessero bastare i cimiteri ci penseranno i giudici a fare giustizia e resuscitare i morti ammazzati.

Bei tempi quelli lì, si moriva di polizia e d’eroina e d’amianto come oggi si muore di polizia e di banchieri e di noprom e di seroquel, e appena i morti saranno contati con tre zeri si aprirà un altro processo perché la giustizia ha sempre trionfato e sempre trionferà.

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Written by Ezio

14 febbraio 2012 a 14:36

Pubblicato su Senza Categoria

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