Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for febbraio 2012

Era Trujillo

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È vivo!
La sua immagine non sta tra i santini dei mercatini, tra immagini sacre padri pii e altri distributori di miracoli perché i santi dello Stato tengono famiglia e stanno chiusi in stanzoni con l’aria condizionata pure alla fine di un febbraio bisestile, e alle pareti appiccicano foto su foto dei figlioli delle figliole e dei nipotini e dei ciucci napoletani. Santi pure loro, a prezzi poco contenuti.

Nulla di ciò che è legge gli sfugge però gli sfuggono le ultime volontà di chi non può guardare al futuro.

Era Trujillo, ne sono certo. Come sono certo che sia anche un angelo con la spada di fuoco mandato giù dal dio-Stato per ristabilire l’ordine: colui che nel giorno di festa frequenta la messa e negli altri l’usura cavalcando la legalità e sorvegliando fino all’ultimo vicolo buio l’irridente pratica della sopravvivenza.

Una quindicina di minuti in una calda mattinata di un ventinove febbraio a scambiare parole con un ufficiale giudiziario: pensavo che Trujillo fosse morto nell’anno in cui sono nato e invece no, è vivo, era proprio lui.

Written by Ezio

29 febbraio 2012 at 14:51

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Manolis Glezos

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Da un letto d’ospedale, perché le botte si prendono ad ogni età, guarda attraverso la finestra il fumo e la cenere, e percepisce l’odore della polvere da sparo e della benzina; là, sulla strada, cinque bottiglie contemporaneamente ai piedi degli aguzzini e per tutta la larghezza della carreggiata. Proprio un bel falò, sarebbe. Magari qualcuno ha provato ad offrigli oro e stelle ma lui, per esorcizzare il demone abbattutosi sulla Grecia, grida che la culla della democrazia non può abbandonare alla sorte decisa dai banchieri il popolo greco, e che strapperà ancora una volta una bandiera  dall’Acropoli.

Written by Ezio

15 febbraio 2012 at 09:16

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Sentenze

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La politica ne ha uccisi a migliaia, ma la religione ne ha uccisi a decine di migliaia.
(Sean O’Casey)

Parole sante, quelle di O’Casey, ma ormai vecchie: bisognerebbe chiudere questa frase con l’economia e parlare di milioni.
In verità ho smesso di interessarmi di un bel mucchio selvaggio di cose e di politica e d’economia e di giustizia da tempo immemore, anche se adesso leggo che il “progresso” dei processi è andato avanti e ora giustizia è fatta: i manager dell’amianto andranno in galera e i morti torneranno a vivere; oppure i manager dell’amianto non andranno in galera e i morti torneranno a vivere. Sì, si paga, basta pagare e giustizia è fatta e si farà in futuro per le morti indotte dai farmaci e dal cibo, basta aspettare. Ha ragione il buon Erri De Luca: “Non c’è modo di risanare un torto (o una morte), dopo.”

Sono passati tanti anni dall’ultima litigata finita con minacce di calci in culo e ai coglioni con un architetto, lui era pagato almeno dieci volte il mio compenso per rendere l’ambiente più gradevole e voleva che tagliassi un pilastro portante al penultimo piano di un palazzo di sei perché rendeva la scala che gli stava attaccata poco visibile nonché poco elegante, ma io non ero proprio intenzionato a farlo e non lo feci. Gli si gonfiarono le guance e divenne rosso come un peperone quando gli dissi che sì, un architetto è indispensabile e che insieme a cento operai potrebbe costruire un ottimo immobile ma che un operaio e cento architetti non avrebbero costruito un cazzo di niente. Fosse stato presente mio padre i calci in culo non sarebbero stati una semplice minaccia.
Bellezza, eleganza, armonia e soprattutto profitto trasformano i palazzi in bare di veleno e polvere, come fanno i terremoti.

L’eternit, un impasto composto principalmente di amianto e cemento, era allora usato nell’edilizia perlopiù al posto delle tegole per coprire i tetti delle case e nelle canne fumarie dei camini; non si usava quasi mai come coibentante tra muri esterni e interni tra i quali si preferiva mettere pannelli di lana di vetro o di roccia, materiale anch’esso abbastanza nuovo e ovviamente assai cancerogeno. Solo al ritorno a casa, sotto la doccia, si riusciva a portare via il bruciore di quelle migliaia di minuscole lame conficcate nella pelle. Inoltre l’eternit non c’era modo di tagliarlo se non con una smerigliatrice, spesso al chiuso, respirandone la polvere fino a riempirsi i polmoni, poi, passato tutto, si andava ad aprire un rubinetto e ci si soffiava il naso violentemente con l’aiuto dell’acqua. Già, l’acqua, con un materiale così friabile ma comunque stagno si costruivano contenitori per l’acqua potabile da mettere nel punto più alto degli edifici; Astolfo, che non è un nome a caso, ancora ce l’ha e ancora beve l’acqua che da quel contenitore cade nei tubi che vanno nel bagno e nella cucina. È nato nel ’23, e se lui si può considerare il primo uomo in grado di contaminare l’amianto io spero di essere il secondo.

Il povero Irving Selikoff doveva essere proprio un disadattato all’inizio dei suoi studi sulla correlazione tra l’asbestosi e il cancro ai polmoni dovute al contatto continuo con l’amianto, come Robert Mayer per gli studi sulla conservazione del’energia o Rudolf Gantenbrink per quelli sulla piramide di Cheope o  Marshall e Warren per quelli sull’Helicobacter Pylori, tutti idioti che hanno impiegato anni per far accettare le loro teorie a una comunità scientifica chiusa come un riccio, ché la ricerca è ricerca e il profitto è profitto, tanto nel caso non dovessero bastare i cimiteri ci penseranno i giudici a fare giustizia e resuscitare i morti ammazzati.

Bei tempi quelli lì, si moriva di polizia e d’eroina e d’amianto come oggi si muore di polizia e di banchieri e di noprom e di seroquel, e appena i morti saranno contati con tre zeri si aprirà un altro processo perché la giustizia ha sempre trionfato e sempre trionferà.

Written by Ezio

14 febbraio 2012 at 14:36

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Il paradosso della teiera celeste

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“Molti credenti credono che sia compito degli scettici confutare i dogmi vigenti anziché compito dei credenti dimostrare la verità di ciò in cui credono. È un errore, naturalmente. Se sostenessi che esiste tra la Terra e Marte una teiera di porcellana che gira intorno al Sole con orbita ellittica, nessuno potrebbe confutare la mia asserzione, purché fossi abbastanza prudente da specificare che la teiera è troppo piccola per essere individuata dai più potenti telescopi terrestri. Ma se aggiungessi che, siccome la mia asserzione non può essere confutata, è un’intollerabile presunzione della ragione dubitare dell’esistenza della teiera, si avrebbe motivo di ritenere il mio discorso sciocco. Se però la storia della teiera comparisse in antichi testi, se ogni domenica venisse definita dal pulpito una verità sacra e se a scuola fosse insegnata ai bambini, non credervi diverrebbe segno di eccentricità e lo scettico sarebbe mandato dallo psichiatra in epoca illuminata e dall’inquisitore in epoca più oscura.”
(Bertrand Russell)

Written by Ezio

8 febbraio 2012 at 14:51

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La capovolta ambiguità di Orione

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Ho chiuso il mio ultimo post con la frase: “Ché da lì, veniamo”. Mi riferivo ovviamente al sole, in quanto stella, e la frase non ha niente di suggestivo né di romantico poiché si riferisce alla fisica delle particelle e al fatto che tutti gli elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio – per cui anche il basilare carbonio – sono stati letteralmente “cucinati” (ovvero: si sono formati) all’interno di stelle di grande massa che una volta giunte alla fase di supernove sono esplose scagliandoli sotto forma di nubi di particelle gas e plasma in tutte le direzioni. Siamo figli delle stelle, e non è una citazione.

Dall’isola di Mauritius, a gennaio, Orione appare alto nel cielo, quasi allo zenit, come vi appare il sole a mezzogiorno, e ovviamente rovesciato come il resto delle costellazioni visibili anche dall’emisfero nord. L’atmosfera che la luce attraversa è spessa pochi km e l’umidità è assai poca vista la vicinanza dell’isola al tropico del capricorno, per cui gli astri appaiono assai lucenti e con una magnitudine apparente che dai cieli di Roma posso a malapena sognare.

M42, il quarantaduesimo oggetto del catalogo Messier meglio conosciuto come la grande nebulosa di Orione, appare evidente anche ad occhio nudo senza andare a scomodare la visione distorta, e vista negli oculari di un semplice binocolo 10×50 prende la forma che si vede nella foto con contorni nitidi che si staccano perfettamente dal nero del cielo. Così come Rigel e Betelgeuse, gigante blu la prima e supergigante rossa la seconda, appaiono come gemme lucenti incastonate in un roccia nera e impenetrabile, là, oltre confini che si possono solo immaginare, con Sirio che brilla a sud-est e Aldebaran a nord-ovest. Uno spettacolo, per chi astrofilo lo è stato (e di tanto in tanto lo è ancora), da lasciare senza fiato. Ora capisco bene come sia stato possibile per gli antichi immergersi nel mito di Osiride (Sirio) e Orione. (Afferra la mano del re e vai alla via dell’acqua….) La via Lattea?

Così nacque la Via Lattea secondo il popolo Mosetenes:

Il verme era assai piccolo e si cibava di cuori di uccelli, e suo padre era un grande cacciatore. Il verme cresceva ogni giorno e ogni giorno pretendeva più cuori, così suo padre era costretto a cacciare tutto il giorno uccidendo sempre più uccelli. Quando crebbe a tal punto da diventare serpente gli uccelli erano scomparsi e suo padre cacciò giaguari e lui crebbe ancora divorando cuori di giaguari. Poi anche i giaguari finirono e il serpente pretese cuori umani e suo padre sterminò gli abitanti del villaggio e quelli dei villaggi vicini, ma un giorno fu sorpreso mentre dormiva sul ramo di un albero da pochi uomini superstiti che lo uccisero. Infuriato e affamato il serpente si mosse fino al villaggio dei superstiti per vendicare suo padre e lo avvolse con le sue spire così che nessuno potesse fuggire, ma gli uomini lo riempirono di frecce infuocate. Lui però non smise di crescere né di divorare uomini, fino all’ultimo, poi recuperò il corpo di suo padre e con lui tra le spire iniziò a crescere verso il cielo.
Sta ancora là e lo si può vedere la notte, flessuoso, sinuoso, con tutte le frecce infuocate ancora conficcate nelle spire.

L’isola non ho avuto tempo di visitarla ma Port Louis appare ad un rapido passaggio come una piccola metropoli dove convivono quartieri di case spoglie e senza intonaco esterno accanto a costruzioni in calcestruzzo o acciaio alte e nuove; più oltre ci sono sterminati campi di canna da zucchero con – di tanto in tanto – medie piantagioni di the, anche se la maggior risorsa è il turismo.
In effetti ho (abbiamo) villeggiato in un angolo di paradiso circondato da persone che sembravano angeli, il luogo migliore per un uomo e una donna che vogliono sognare che Dio li sta sognando.
Peccato solo che il paradiso, così come gli angeli, dopo un po’ facciano annoiare.

Written by Ezio

6 febbraio 2012 at 16:41

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