Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for dicembre 2011

Preti

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Romero, monsignor Romero, arcivescovo a San Salvador, ha parlato per anni con un solo Dio, quello unico e onnipotente in cui gli avevano insegnato a credere. Poi ha scoperto che poteva parlare con tutti, che ogni uomo tormentato dal potere di altri uomini nient’altro è che il figlio del Dio crocifisso; e dietro ogni abuso e ogni tormento vede resuscitare Dio nel popolo. Ogni volta.
Romero tra il ’78 e l’80 era diventato una sorta di grimaldello: irrompeva, imputava, denunciava e le sue omelie domenicali erano diventate un’accusa continua al governo e alle forze di polizia e un’esortazione ai fedeli alla disobbedienza civile, sempre interrotto da lunghi applausi.
Contro, sempre. E così in poco tempo il pastore d’anime pie altro non diventa che un fomentatore d’odio e un terrorista di Stato.
Qualche giorno prima, durante la messa domenicale, aveva esortato il soldati a lasciare le divise e buttare le armi, a disobbedire all’ordine di sparare ai contadini solo perché poveri o comunisti.

È domenica e da poco sono arrivate davanti alla chiesa due macchine della polizia, da una ne è sceso un uomo in abiti civili e dopo essere entrato in chiesa è rimasto appoggiato ad una colonna, in piedi, assorto, ad aspettare il momento della comunione. Romero apre le braccia e offre il corpo e il sangue di Cristo, l’uomo di Stato alza il braccio destro e preme il grilletto. Una volta sola, perché basta una volta sola.
Nessuno saprà mai chi è l’assassino.

Era il 1980, il prete che è morto oggi di anni allora ne aveva 60 e già credeva in un altro Dio, diverso dal primo e dal secondo in cui credette Romero. La notizia, in sé, mi è scivolata addosso come scivola sulla pelle l’acqua distillata, ma siamo all’ultimo giorno dell’anno e il fatto che se ne sia andato uno dei depositari della legge morale, uno di quei padroni della libertà che chiedono obbedienza oggi in nome di una liberazione che vedremo domani nell’aldilà – fermo restando che il domani non diventa mai oggi ma resta sempre domani – (mi) appare come una breve pausa in un periodo di generale tristezza.

Buon 2012

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Written by Ezio

31 dicembre 2011 at 15:29

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Da fuori

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Politiker und Journalisten haben eines gemeinsam:
Sie sprechen ueber heute & verstehen es erst Morgen!

È una “pubblicità progresso” che di tanto in tanto passa sugli schermi dei treni e su quelli all’interno delle stazioni in quel di Stoccarda. Mia nipote mi dice che in italiano vuol dire grossomodo:

“Politici e giornalisti hanno una cosa in comune:
parlano oggi di cose che capiranno domani!”

E così, proprio guardando questa piccola diversità rispetto alla pubblicità sui treni italiani, potrei immaginarmi un’altra genesi, un’altra forma di inizio con sterminati Km di ferrovia anche nelle città italiane, un gigantesco serpente di ferro che avvolga l’intera città con le sue spire per andare ovunque si voglia andare, come qui, tra tedeschi e non.
Potrei immaginarmi, dicevo, un’altra genesi anche rispetto alle notizie che arrivano dall’Italia, un altro inizio con meno angoscia, un altro inizio privo di “facce colorate” estratte dal flusso continuo di quelle pallide contro cui puntare una pistola o contro cui pisciare addosso benzina pronta da incendiare.
Ma non è che sia poi così distante, io; e pur trovandomi nel paese in cui s’era deciso che la “razza ariana” era e doveva continuare ad essere l’unica degna di calpestare questo mondo, noto (per quel poco che riesca a vedere) un atteggiamento privo di distacco verso i turchi – che qui sono tanti – i nordafricani e altri stranieri in generale. Semmai, se proprio di distacco si vuol parlare, lo si nota di più proprio verso gli italiani. Ma per quali e quanti possano essere i motivi, storici o culturali, non ho punta voglia adesso di andare a “ravanarci” dentro.
Tornando all’Italia e agli ultimi avvenimenti, ricordo di aver letto che Ezra Pound, poeta e figlio di poeta, attraversò l’Atlantico e giunse nel vecchio mondo per cercare le sue origini, e in Italia si mise in cerca di parole nuove e belle da appendere alle sue poesie. Conobbe troppa gente, tanto che sbagliò amici e sbagliò nemici.
Così, almeno, si limita a scrivere di lui un noto scrittore comunista uruguagio, giustamente rispettoso dell’arte ma troppo, assai troppo, rispettoso degli artisti.

Written by Ezio

15 dicembre 2011 at 11:56

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Dispositivi(2)

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(…) “Tutto ciò che esiste, in un dispositivo, si vede ricondotto o alla norma o all’incidente. Fin quando il dispositivo tiene, nulla può accadere. L’evento, questo atto che custodisce presso di sé la propria potenza, non può venire che dal di fuori come ciò che polverizza quella stessa cosa che doveva scongiurarlo. Quando la musica rumorista esplose, SI disse: «questa non è musica». Quando il 68 fece irruzione, SI disse: «questa non è politica». Quando il 77 mette l’Italia con le spalle al muro, SI disse: «questo non è comunismo». Di fronte al vecchio Artaud, SI disse: «questa non è letteratura». Poi, quando l’evento non dura per molto tempo, SI dice: «veramente, è stato possibile, è una possibilità della musica, della politica, del comunismo, della letteratura». E infine, dopo un primo momento di vacillamento a causa dell’inesorabile lavoro della potenza, il dispositivo si riforma: SI include, disinnesca e riterritorializza l’evento, lo SI assegna ad una possibilità, ad una possibilità locale, quella del dispositivo letterario per esempio. I coglioni del CNRS, che maneggiano il verbo con una prudenza davvero gesuitica, concludono dolcemente: «Se il dispositivo organizza e rende possibile qualcosa, tuttavia non garantisce la sua attualizzazione. Fa semplicemente esistere uno spazio particolare nel quale questo “qualcosa” può prodursi».  
Non SI sarebbe potuto essere più chiari.” (…)

(Tiqqun)

Written by Ezio

9 dicembre 2011 at 17:11

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La posta

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Sbattono le carte sul tavolo da gioco, o rotolano i dadi; con la roulette no, lì non ci si gioca ancora, non è ancora tempo.
L’india è nuda, se ne sta in piedi sopra un tavolino e non prova nessuna vergogna per le tante paia d’occhi che non le si staccano di dosso: occhi vogliosi, bramosi, ma lei non li vede. È nuda e ha le mani legate perché chi se l’è giocata come posta se l’è giocata senza vestiti e con le mani legate. Le indie erano a tutti gli effetti dei trofei da usare quale posta per il gioco, che valevano meno di zero per chi le aveva catturate e fatte prigioniere, anche quando erano causa di duelli mortali o omicidi compiuti da sicari prezzolati. Erano tante, a volte troppe, e le più brutte valevano meno di un animale da soma o una coscia di maiale. I padroni, pii e devoti al Signore al gioco d’azzardo e alla guerra camminavano verso la chiesa, la domenica, seguiti da una sorta di processione d’indie, e dopo averne ingravidate a decine si facevano preti per espiare la colpa e continuare ad ingravidarne altre.
Orfane di padre e di madre ma figlie di una terra sterile d’argento d’oro e d’altri metalli preziosi altro non possono fare che filare cotone il giorno e soddisfare il padrone la notte, così da offrire vestiti e figli meticci da vendere al mercato. I padroni, così facendo, possono sognare altra ricchezza e soffrire meno al pensiero delle fidanzate lasciate invecchiare in terra natia.

Uno dei padroni, padrone di troppe terre e di troppi figli mai riconosciuti e destinato anche lui a farsi prete, ammonisce i giovani sul fatto incontestabile che queste amanti sono testarde più di un mulo e capaci di provare astio anche durante l’amplesso: mai viscerali e mai arrendevoli, sempre tenaci e sempre in grado di sognare, anche dopo anni, la libertà e la bellezza del luogo in cui furono catturate.
Giura di averne vista alcune, nel corso degli anni, capaci di togliersi la vita bevendo veleno o mangiando terra e sterco; e giura di averne viste altre rifiutare il seno ai propri figli e, addirittura, tagliarsi il ventre per tirare fuori il frutto marcio di un’amplesso ottenuto con la forza.
Bisogna stare attenti – ammonisce – perché una di loro ha ammazzato nottetempo uno di noi, nel letto, sgozzandolo nel momento del piacere, e poi è uscita urlando alle altre di fare come lei.

Written by Ezio

6 dicembre 2011 at 14:43

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