Palabrasenelviento

Palabras en el viento

El Desembarco

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Sei anni dopo “Por favor, perdón y gracias” esce un albun di inediti di León Gieco: El Desembarco.

Dodici canzoni che non vedo l’ora di ascoltare:

1. Ella
2. El Argentinito
3. Las Canciones
4. Hoy Bailaré
5. Las Cruces de Belén
6. Bicentenario
7. Mi Estrella
8. Fachos
9. 8 de Octubre
10. El Desembarco
11. A Los Mineros de Bolivia
12. Latido del Corazón

Qui quella che dà il titolo all’album:

El Desembarco

Están los que resisten y nunca se lamentan
Los que dicen: “yo para que vivo”
Los que recuperan rápido sus fuerzas
Los que lucran con lo que he perdido

Hay quien sucumbe y se levanta
Hay quien se queda allí siempre tendido
Hay quien te ayuda a despegar y los que nunca
Te reconocen cuando estás vencido.

Cuantos hay que piensan que es tarde para todo
Y cuantos claman “siempre adelante!”
Cuantos los que ven la piedra en el camino
Y cuantos los que nunca miran nada.

La alegría con la fuerza se alimenta
Y no hay muros ni rejas que la frenen
Hay quienes desembarcan ardiendo con un grito
Sin barcos y sin armas por la vida.

Hay alguien que bendiga esta hermosa comunión
De los que pensamos parecido
Somos los menos, nunca fuimos los primeros
No matamos ni morimos por ganar
Mas bien estamos vivos por andar
Esperando una piel nueva de este sol
No pretendemos ver el cambio
Sólo haber dejado algo
Sobre el camino andado que pasó.

Ya es normal ver chicos sin zapatos
Buscando comida en la basura
Y es una postal la puerta de la iglesia
De esa madre con su criatura.

Mientras esto pase no habrá gloria
Es arena que se escapa entre los dedos
Es dolor, es mentiras, es hipocresía
Es un tiempo frágil de estos días.

La ignorancia a veces puede con un pueblo
Y ganan tiranos y verdugos
Creemos que la historia se hizo en un minuto
Y todo lo vivido, un mal sueño.

A veces somos nuestros enemigos
Ensuciamos las rutas y los ríos
Matamos en la guerra y en las calles hoy tenemos
Viejos monumentos de asesinos.

Hay alguien que bendiga esta hermosa comunión
De los que pensamos parecido
Somos los menos, nunca fuimos los primeros
No matamos ni morimos por ganar
Mas bien estamos vivos por andar
Esperando una piel nueva de este sol
No pretendemos ver el cambio
Sólo haber dejado algo
Sobre el camino andado que pasó.

Hay quienes desembarcan ardiendo con un grito
Sin barcos y sin armas por la vida…

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Written by Ezio

20 novembre 2011 a 14:21

Pubblicato su Senza Categoria

4 Risposte

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  1. Beh Ezio, sai bene che quando tu “giechi”, gieco anch’io; oppure, quando il gieco si fa duro, i duri incominciano a giecare. E’ poi un gran piacere ritrovarsi ogni tanto sulle Aerolíneas Argentinas, magari uniti singolarmente dalle alluvioni (all’Infernetto e a Marina di Campo). Intanto ti consegno la traduzione del “Desembarco”: http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=39579. Magari a qualcuno farà fatica andare su quel sito, e allora la metto anche qui per intero, con un saluto e un abbraccio.

    LO SBARCO

    C’è chi resiste e non si lamenta mai,
    c’è chi dice: “ma io per cosa vivo”
    c’è chi recupera prest le sue forze
    c’è chi guadagna con ciò che ha perduto

    C’è chi si arrende e si risolleva
    c’è chi rimane lì sempre in tensione
    chi ti aiuta a ripartire, e chi mai
    ti riconosce quando sei vinto.

    Quanti pensano che sia tardi per tutto,
    quanti ci sono che gridan “sempre avanti!”
    Quanti vedono anche il sassolino,
    e quanti non guardan nulla nel cammino.

    L’allegria si alimenta con la forza,
    non la fermano né muri e né inferriate
    c’è chi sbarca lanciando un grido ardente
    senza navi e senz’armi per la vita.

    C’è chi benedirà questa bella comunione
    di tutti coloro che la pensano uguale,
    noi siamo i meno, non siamo mai stati i primi,
    non ammazziamo né moriamo per vincere
    però noi siamo vivi per andare,
    aspettiamo una pelle nuova da questo sole,
    non pretendiamo di vedere il cambiamento
    ma solo di aver lasciato qualcosa
    sulla strada già percorsa e ormai passata.

    Ora è normale vedere bimbi scalzi
    che cercan cibo nella spazzatura,
    è cartolina la porta della chiesa
    di quella madre con la sua creatura.

    Mentre questo accadrà, non ci sarà gloria,
    è sabbia che sfugge via dalle dita
    è dolore, è menzogna, è ipocrisia,
    è un tempo fragile quello che viviamo.

    A volte l’ignoranza conquista un popolo,
    ciò che guadagna son tiranni e boia
    la storia la crediamo fatta in un minuto
    e che sia un incubo tutto ciò che si è vissuto.

    A volte siamo nemici di noi stessi,
    sporchiamo i fiumi e sporchiamo i cammini
    ammazziamo in guerra e per le strade oggi abbiamo
    vecchi monumenti di assassini

    C’è chi benedirà questa bella comunione
    di tutti coloro che la pensano uguale,
    noi siamo i meno, non siamo mai stati i primi,
    non ammazziamo né moriamo per vincere
    però noi siamo vivi per andare,
    aspettiamo una pelle nuova da questo sole,
    non pretendiamo di vedere il cambiamento
    ma solo di aver lasciato qualcosa
    sulla strada già percorsa e ormai passata.

    c’è chi sbarca lanciando un grido ardente
    senza navi e senz’armi per la vita…

    Riccardo Venturi

    21 novembre 2011 at 16:52

  2. Muchas gracias, più che per la traduzione per il verbo “giecare”. :-)
    Di Marina di Campo ho saputo dal tuo blog ben prima dei media: c’è scappato (così pare si dica) il morto, proprio come all’Infernetto. Non so come sia successo lì ma qui un extracomunitario (extracomunitario ‘sto cazzo, visto che viveva qui, era sposato e aveva due figli) dopo aver portato i figli e la moglie in superficie (sì, proprio in superficie) s’è rituffato nell’acqua melmosa per cercare di salvare anche il permesso di soggiorno; un istante dopo ha ceduto un muro e lui è rimasto intrappolato nel piccolo seminterrato dove vivevano in affitto…
    Tornando al disco: due canzoni, “Bicentenario” e Latido del Corazón”, le conoscevo già da tempo mentre le altre dieci sono nuove. Non ho ancora avuto tempo di ascoltarlo compiutamente ma, oltre la canzone che dà il titolo all’album, sono rimasto favorevolmente sorpreso da una splendida e lenta ballata dedicata ai minatori della Bolivia: “A los mineros de Bolivia”. Tornerò a parlarne quando avrò più chiari i testi (leggo abbastanza bene lo spagnolo ma ogni tanto devo metter mano al dizionario cartaceo) e avrò “metabolizzato” meglio l’intero disco.

    buonavita

    Ezio

    21 novembre 2011 at 18:14

  3. A Marina di Campo è successo che un’anziana signora che conoscevo bene era mezza inferma in casa sua; e purtroppo casa sua è davanti al fosso che è straripato, perdipiù nella zona più bassa del paese (credo sia addirittura una specie di piccola depressione, comunque via Fattori è “in buca” rispetto al paese). Sembra che per tentare di scappare si sia alzata sul “tutore” dato che senza non si muoveva, che sia caduta e abbia sbattuto la testa non riuscendo più a alzarsi. Povera Maria Barile, non ho proprio null’altro da dire. Casa mia, quella che ti ricorderai dalla “piola” di qualche anno fa, non è stata toccata anche perché è su un leggerissimo rialzo; però giardino e orto sono andati. Poco male. Si rifaranno. Il paese è letteralmente devastato, e vederne le immagini mi ha fatto male. A un certo punto ho dovuto smettere, nelle mie condizioni attuali non è una cosa opportuna. Per quel che riguarda il disco, andrò a vedere se trovo anche il testo di “Mineros del Bolivia”, magari facendone una traduzione. Per fortuna grazie a un tizio che sul sito scova mp3 piratati un po’ dovunque, qualche canzone me la posso ascoltare anche io pur non avendo ordinato l’album…
    Beh carissimo, buonavita e buontutto anche a te…e un saluto caro alla moglie e al pargolo!

    NB se ti ricordi un po’ di casa mia, questi filmati youtube sono stati girati nella strada dove si trova, via delle Ginestre, a pochi metri di distanza. Solo per dare un’idea.


    Riccardo Venturi

    21 novembre 2011 at 19:10

  4. Se vuoi ti posto gli mp3, sono solo 93M… :-)
    Mi ricordo la via la casa e tutto il resto e pare vi sia passata sopra dolcenera, fino a portare via la via. Ventitré giorni prima ero entrato in una chiesa dopo tanti anni per salutare mia sorella, non riuscivo a comprendere perché se ne fosse andata così, dopo il semplice ciao di qualche ora prima; e ancora non riesco a comprenderlo… Durante il viaggio in macchina quello che era un semplice conoscente e che poi m’è diventato fratello e sua moglie sorella mi chiese come stava, ci fu una buon periodo di silenzio e poi, arrivati, il buio della sbornia.

    buonavita (e buonasalute)

    Ezio

    21 novembre 2011 at 22:44


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