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Palabras en el viento

Dispositivi

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“Qual è il dispositivo perfetto, il dispositivo-modello a partire dal quale nessun malinteso potrà sussistere sulla nozione stessa di dispositivo? Il dispositivo perfetto, mi sembra, è l’autostrada. Laddove il massimo di circolazione coincide col massimo di controllo. Nulla vi si muove che non sia incontestabilmente «libero» e allo stesso tempo incasellato, identificato, individuato su di un’esauriente scheda di immatricolazione. Organizzata in rete, dotata dei propri punti di approvvigionamento, della sua polizia, dei suoi spazi autonomi, neutri, vuoti e astratti, il sistema autostradale rappresenta anche un territorio, dislocato per bande attraverso il paesaggio: un’eterotopia, l’eterotopia cibernetica. Tutto al suo interno è stato parametrato con cura perché non accada mai nulla. Lo scorrere indifferenziato del quotidiano è punteggiato solo dalle serie statistica, prevista e prevedibile, di incidenti dei quali tanto più si viene informati quanto più non ne siamo mai testimoni, e che sono dunque vissuti non come degli eventi, delle morti, ma come una perturbazione passeggera le cui tracce saranno cancellate nel giro di qualche ora. Del resto, si muore molto meno sulle autostrade che sulle strade nazionali, ricorda la Società Autostrade; sono solamente i cadaveri degli animali schiacciati, i quali si segnalano per le leggere deviazioni che producono sulla direzione delle vetture, a ricordarci quello che vuol dire pretendere di vivere dove gli altri passano.
(…)
All’inizio ci sarebbe questa volta un fastidio, un fastidio legato alla generalizzazione dei congegni di sorveglianza nei magazzini, specialmente delle porte antifurto. Ci sarebbe la leggera angoscia, al momento di oltrepassarle, di sapere se suonerà o meno, se si sarà estratti dal flusso anonimo dei consumatori come «il cliente indesiderato», come «il ladro». Ci sarebbe dunque, questa volta, il fastidio – chissà? il risentimento – di essersi fatto prendere qualche volta e la chiara prescienza che i dispositivi da qualche tempo si sono messi a funzionare. Infatti, questo compito di sorveglianza è sempre più affidato esclusivamente a una massa di vigili che hanno l’occhio, essendo essi stessi dei vecchi ladri. Vigili che sono, in tutti i loro gesti, dei dispositivi con le zampe.
(…)
Per ciò che concerne i dispositivi, la propensione volgare – quella del corpo che ignora la gioia – sarà di ridurre l’attuale prospettiva rivoluzionaria a quella della loro distruzione immediata. I dispositivi fornirebbero allora una specie di capro espiatorio oggettivo sul quale tutti si metterebbero d’accordo in modo univoco. E lo si riannoderebbe ai più vecchi fantasmi moderni, il fantasma romantico che chiude Il lupo della steppa: quello di una guerra degli uomini contro le macchine. Ridotta a questo, la prospettiva rivoluzionaria ridiverrebbe una frigida astrazione. O il processo rivoluzionario è un processo di accrescimento generale della potenza o non è niente. Il suo Inferno è l’esperienza e la scienza dei dispositivi, il suo purgatorio la condivisione di questa scienza e l’esodo fuori dai dispositivi, il suo Paradiso l’insurrezione, la loro distruzione. E questa divina commedia tocca a ognuno percorrerla come un esperimento senza ritorno.”

(TIQQUN)

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Written by Ezio

11 ottobre 2011 a 15:14

Pubblicato su Senza Categoria

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