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Palabras en el viento

Archive for ottobre 2011

Lavare i cessi

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Lavare i cessi, certo, è un lavoro umile. Ma anche per lavare i cessi tocca far la fila. Sembra (non è certo ma pare sia certo) che quelli che trovano nella “criminalità” dei centri sociali umiliazioni meno pesanti e un più congruo costo-beneficio rispetto al fare la fila per pulire i cessi a quattro euro l’ora non abbiano alcuna intenzione di indurre nella scelta; e l’amore e il rispetto per la società corrente non gli verrà inculcato con nuove leggi, né con la galera. L’orda dei pensionati e dei cassintegrati non potrà sopportare molto a lungo la scure sui redditi e neanche l’idea di un reddito di sopravvivenza, garantito dallo stesso che deruba, potrà garantire un accordo di pace sociale, foss’anche relativa anziché durevole. La vita non è sopravvivenza, vale qualcosa di più di un rancio, o di un immobile, o di una camionetta, o di un’automobile, o di una statua.
Quelli del volemose bene, delle bandiere, dei fischietti, delle sigle dei partiti, degli slogan gandhiani, dell’autocontrollo generalizzato e alle brutte “controllato” dentro le marcette non risparmieranno a se stessi e agli altri una dittatura economica: rendono solo più agibile la percorrenza di una strada già spianata, dove la spoliazione di redditi già ridicoli non potrà che aumentare e dove il controllo si farà sempre più sottile nonché preciso e tagliente.

Written by Ezio

17 ottobre 2011 at 22:32

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Roma

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Uno striscione recitava:

“Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente!”

Non troppi anni fa in Francia si recitava:

“Non ci sarà soluzione sociale alla situazione presente, perché il presente è senza uscita e il futuro non ha più un avvenire!”

Written by Ezio

15 ottobre 2011 at 23:43

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A giudizio di Lalande

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Lalande 21185 è una stella situata nel gran carro (o nell’orsa maggiore) ed è una tra le tante stelle che non ho mai osservato col mio telescopio. È una nana rossa, ovvero una stella con poca massa, per cui abbastanza fredda e assai più longeva del nostro sole, ed è relativamente vicina alla terra (circa otto anni luce ovvero circa ottantamila miliardi di km). Prende il nome da Joseph Jérome de Lalande, astronomo francese della seconda metà del ‘700.

L’idea di volare – sembra che, nonostante il genio, neppure Leonardo sia mai riuscito a far volare una delle sue intuizioni – era già diffusa fin dalla fine del ‘500 e appena un secolo dopo Joseph Glanvil ebbe a scrivere che nel giro di poche generazioni l’uomo sarebbe riuscito a volare nelle regioni incognite dell’emisfero sud e finanche sulla Luna. Un tale viaggio – sostenne – non sarà considerato più strano di un viaggio nelle Americhe.
Però, come troppo spesso accade, ogni idea rivoluzionaria capace di troncare con i dogmi acquisiti deve scontrarsi con il giudizio e i commenti dei critici: critici beninteso certificati dalla loro acquisizione sul campo di battaglia.
Lalande era all’epoca una persona importante, credibile, di cultura, e non esitò a scagliarsi contro i giornalisti che simpatizzavano per i pionieri del volo umano attraverso l’aiuto delle macchine.

“Scrivono così spesso e così tanto di macchine volanti e di rabdomanti e di invenzioni illogiche che alla fine i lettori potrebbero credere a queste pazzie. Inoltre potrebbero pensare che gli scienziati che collaborano coi giornali non abbiano niente da obiettare contro certe prese di posizione. È dimostrato. È stato dimostrato più e più volte che l’uomo non possa sollevarsi in aria per cui solo un emerito ignorante può pensare che idee così fantasiose, anche guardando a un futuro tanto lontano, possano essere realizzabili.”

In effetti il buon Joseph Jérome de Lalande dovette aspettare un solo anno per veder confutata la sua tesi e quella della maggioranza degli scienziati dell’epoca. Giusto un anno dopo – per l’appunto e per ironia della sorte – furono due suoi connazionali di cui uno col suo nome, Joseph e Étienne Montgolfier, a far sollevare un pallone aerostatico ad Annonay. Dopo pochi mesi un altro pallone gonfiato con idrogeno sorvolava Parigi sotto la direzione del fisico César Charles. Erano palloni senza “passeggeri” ma nello stesso anno i due Montgolfier fecero volare sul loro “aeromobile” una pecora un gallo e un’anatra aprendo così la possibilità di volare agli esseri umani. In effetti, sempre nello stesso anno, i Montgolfier fecero giustappunto volare passeggeri umani.

Si racconta che le parole di Lalande – come sempre accade ai geni di ieri e di oggi che tutto sanno e tutto comprendono del presente e del futuro – siano state falsate, distorte, falsificate e travisate.

Written by Ezio

15 ottobre 2011 at 15:49

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Dispositivi

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“Qual è il dispositivo perfetto, il dispositivo-modello a partire dal quale nessun malinteso potrà sussistere sulla nozione stessa di dispositivo? Il dispositivo perfetto, mi sembra, è l’autostrada. Laddove il massimo di circolazione coincide col massimo di controllo. Nulla vi si muove che non sia incontestabilmente «libero» e allo stesso tempo incasellato, identificato, individuato su di un’esauriente scheda di immatricolazione. Organizzata in rete, dotata dei propri punti di approvvigionamento, della sua polizia, dei suoi spazi autonomi, neutri, vuoti e astratti, il sistema autostradale rappresenta anche un territorio, dislocato per bande attraverso il paesaggio: un’eterotopia, l’eterotopia cibernetica. Tutto al suo interno è stato parametrato con cura perché non accada mai nulla. Lo scorrere indifferenziato del quotidiano è punteggiato solo dalle serie statistica, prevista e prevedibile, di incidenti dei quali tanto più si viene informati quanto più non ne siamo mai testimoni, e che sono dunque vissuti non come degli eventi, delle morti, ma come una perturbazione passeggera le cui tracce saranno cancellate nel giro di qualche ora. Del resto, si muore molto meno sulle autostrade che sulle strade nazionali, ricorda la Società Autostrade; sono solamente i cadaveri degli animali schiacciati, i quali si segnalano per le leggere deviazioni che producono sulla direzione delle vetture, a ricordarci quello che vuol dire pretendere di vivere dove gli altri passano.
(…)
All’inizio ci sarebbe questa volta un fastidio, un fastidio legato alla generalizzazione dei congegni di sorveglianza nei magazzini, specialmente delle porte antifurto. Ci sarebbe la leggera angoscia, al momento di oltrepassarle, di sapere se suonerà o meno, se si sarà estratti dal flusso anonimo dei consumatori come «il cliente indesiderato», come «il ladro». Ci sarebbe dunque, questa volta, il fastidio – chissà? il risentimento – di essersi fatto prendere qualche volta e la chiara prescienza che i dispositivi da qualche tempo si sono messi a funzionare. Infatti, questo compito di sorveglianza è sempre più affidato esclusivamente a una massa di vigili che hanno l’occhio, essendo essi stessi dei vecchi ladri. Vigili che sono, in tutti i loro gesti, dei dispositivi con le zampe.
(…)
Per ciò che concerne i dispositivi, la propensione volgare – quella del corpo che ignora la gioia – sarà di ridurre l’attuale prospettiva rivoluzionaria a quella della loro distruzione immediata. I dispositivi fornirebbero allora una specie di capro espiatorio oggettivo sul quale tutti si metterebbero d’accordo in modo univoco. E lo si riannoderebbe ai più vecchi fantasmi moderni, il fantasma romantico che chiude Il lupo della steppa: quello di una guerra degli uomini contro le macchine. Ridotta a questo, la prospettiva rivoluzionaria ridiverrebbe una frigida astrazione. O il processo rivoluzionario è un processo di accrescimento generale della potenza o non è niente. Il suo Inferno è l’esperienza e la scienza dei dispositivi, il suo purgatorio la condivisione di questa scienza e l’esodo fuori dai dispositivi, il suo Paradiso l’insurrezione, la loro distruzione. E questa divina commedia tocca a ognuno percorrerla come un esperimento senza ritorno.”

(TIQQUN)

Written by Ezio

11 ottobre 2011 at 15:14

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Il giorno dopo

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La Paz è in festa. Il generale René Barrientos, partorito in una topaia e vissuto fino a dieci anni prima in un manicomio della CIA, attraversa la città seguito dal ringhio dei suoi soldati. È un vero bagno di folla, anche se qualcuno, di nascosto, osa sputare per terra dopo il suo passaggio.
Non sono bastati milleottocento uomini in divisa appoggiati dalle migliori diavolerie elettroniche dell’epoca montate sugli aerei della CIA per stanare El Che e i suoi sedici compagni: ha dovuto chiedere aiuto, pagando cinquecento pesos, a Manuel Herrera, contadino squamoso di lungo corso e di lunga lingua biforcuta.
Ora, ammirato dalla folla festante, imbocca l’uscio del palazzo del governo seguito dal fido cane da guardia Nene, soldato gigante anch’egli di lungo corso, fedele e pronto a dare la vita per il suo padrone, e firma la svendita del suolo e del sottosuolo boliviano. Una volte per sempre, perché una volta è per sempre.
Nessuno ha saputo tener conto dei suoi figli e delle sue donne; e nessuno ha tenuto il conto degli operai e degli artisti ammazzati e dei suoi discorsi e della sua ricchezza, perché al rubare non c’è mai fine.

Poco più in là, a uno sputo dall’isola di Cuba, gli esiliati fuggiti a Miami dopo la sconfitta di Batista esultano e lo eleggono uomo dell’anno. Qualcuno di essi riuscirà ad arricchirsi sul suolo americano; altri, ben più che la maggioranza, si disputeranno gli avanzi di cibo coi cani randagi e coi topi.

Written by Ezio

10 ottobre 2011 at 14:36

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Parole d’artista

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“La vera novità della pittura messicana, nel senso in cui la iniziammo con Orozco e Siqueiros, fu di far diventare il popolo l’eroe della pittura murale. Fino ad allora gli eroi della pittura murale erano stati gli dèi, gli angeli, gli arcangeli, i santi, gli eroi della guerra, i re, gli imperatori e i prelati, i grandi capi militari e politici, e il popolo appariva come il coro intorno ai protagonisti della tragedia… “

(Diego Rivera 1924)

Written by Ezio

6 ottobre 2011 at 19:43

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Giornalismi

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Written by Ezio

6 ottobre 2011 at 19:42

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