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Palabras en el viento

Che dire?

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Che dire quando ci si imbatte in articoli così? http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=159890&sez=HOME_NELMONDO

Fu la seconda sconfitta militare degli Stati Uniti dopo quella inflitta loro da Pancho Villa. Altre ne sarebbero arrivate in futuro.
Tre giorni furono sufficienti ai cubani per sconfiggere l’armata silenziosa ai media: quattro aerei abbattuti, sette navi in fuga e un presidente costretto ad accollarsi la responsabilità totale anziché parziale della sconfitta. A fare giustizia, da un punto di vista storicamente spudorato, fu un tizio di nome Osvald.
La CIA aveva creduto a spie mercenarie, abituate a raccontare ciò che si vuole sentirsi raccontare; e i contorni geografici e la morfologia di un pezzo di terra sono assai diversi da una cartina militare che non mette mai nel conto la storia pregressa dei popoli che vi abitano, popoli costituiti da persone capaci di mostrare il petto alle pallottole ma di usare come un’arma tutto ciò che ritengono utile.
Somoza aveva chiesto i peli della barba di Fidel quale souvenir per la vittoria imminente, ma quando i mercenari della CIA partiti dal Nicaragua e dal Guatemala sbarcarono anziché delle paludi previste trovarono case e scuole, strade e ospedali, nonché un esercito di venticinquemila uomini.
Dulles aveva rassicurato pochi giorni prima il presidente. Due settimane, due settimane o poco più e Cuba sarà un protettorato americano. Il popolo cubano non può sopportare oltre il regime di Castro e si unirà a noi un istante dopo lo sbarco.

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Written by Ezio

18 agosto 2011 a 15:46

Pubblicato su Senza Categoria

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