Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for agosto 2011

Alla faccia del copyright

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Proprio oggi è arrivato il DELL da 17 pollici con Windows 7 installato e nonostante si sia “impallato” solo (“solo”) tre volte (persino per aprire il solitario) tale “ciofeca” di sistema non (“non”) operativo sta ancora lì e vi resterà fino a domani. Non oltre domani. Il fisso, che deve ancora arrivare, non soffrirà di tale malattia e non avrà bisogno dell’antibiotico estratto dal pinguino poiché l’ho ordinato rigorosamente privo di “finestre”. Pago l’hardware, niente di più!

Ne ha fatta di strada il buon linux in questi vent’anni e ora non manca più nulla, né per la grafica né per la musica né per la navigazione in rete. E ovviamente non manca nulla per quanto riguarda accessori, scienza, sviluppo e personalizzazioni. Quando penso alla comunità Ubuntu la mente ritorna ad un libro che ho avuto la fortuna di leggere un paio di volte e che ho rifiutato di prestare anche agli amici più amici: “Il mutuo appoggio”, di Kropotkin.

Alla faccia del copyright!?!?
In culo, al copyright!

Written by Ezio

29 agosto 2011 at 22:09

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Don Gallo con gli occhi aperti

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Un prete, una volta, arrivò a Potosì dall’Europa. Potosì era allora una sorta di sistema cardiocircolatorio, tanto che su quelle “vene” Eduardo Galeano ci ha scritto un intero libro: “Le vene aperte dell’America latina”. Erano vere e proprie vene al cui interno, oltre al sangue dei lavoratori, scorreva argento a fiumi nonché di tanto in tanto qualche goccia d’oro. Il salasso alla gola della montagna permetteva di “aggregare” l’Argento e di farne lingotti, a milioni. Una volta imbarcati nel porto di Arica attraversavano l’oceano per gettarsi sui porti delle rive dell’Europa: la guerra è progresso, e costa.
Potosì era, nel 1600, la città più cara del mondo per ciò che riguardava le mercanzie europee: alcool di contrabbando, seta francese, vetro di Venezia, avorio indiano e chi più ne ha più ne metta; a buon mercato erano reperibili solo foglie di coca, che ammazza la stanchezza e permette di lavorare anche venti ore al giorno.
Quando uscivano dalla montagna, i “lavoratori”, dopo una intera settimana passata sottoterra, avevano gli occhi chiusi perché abbagliati dalla luce e le schiene incurvate dai picconi e rigate dalle frustate: tre o quattro anni di lavoro per crepare di silicosi o di stenti.

Il prete vede passare davanti a sé questi spettri e non può far altro che sbarrare gli occhi, e guardare.

“Non posso guardare… non posso continuare a guardare queste anime che saltano su dall’inferno!” dice ai soldati che l’accompagnano.

“Allora guardi altrove, o chiuda gli occhi!”

“Non posso chiuderli, se li chiudo vedo di più!

Complice una serata di caldo opprimente ieri sera ho ascoltato senza guardare l’ultima requisitoria del Don Gallo alla TV, standomene sul mio terrazzo comodamente adagiato su una sdraio. Grappa, sigaretta e l’idea che sì, a volte è vero, non sempre l’abito fa il monaco. Oltre l’uomo, in questo caso, c’è un prete che non può chiudere gli occhi.

Written by Ezio

23 agosto 2011 at 15:24

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Che dire?

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Che dire quando ci si imbatte in articoli così? http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=159890&sez=HOME_NELMONDO

Fu la seconda sconfitta militare degli Stati Uniti dopo quella inflitta loro da Pancho Villa. Altre ne sarebbero arrivate in futuro.
Tre giorni furono sufficienti ai cubani per sconfiggere l’armata silenziosa ai media: quattro aerei abbattuti, sette navi in fuga e un presidente costretto ad accollarsi la responsabilità totale anziché parziale della sconfitta. A fare giustizia, da un punto di vista storicamente spudorato, fu un tizio di nome Osvald.
La CIA aveva creduto a spie mercenarie, abituate a raccontare ciò che si vuole sentirsi raccontare; e i contorni geografici e la morfologia di un pezzo di terra sono assai diversi da una cartina militare che non mette mai nel conto la storia pregressa dei popoli che vi abitano, popoli costituiti da persone capaci di mostrare il petto alle pallottole ma di usare come un’arma tutto ciò che ritengono utile.
Somoza aveva chiesto i peli della barba di Fidel quale souvenir per la vittoria imminente, ma quando i mercenari della CIA partiti dal Nicaragua e dal Guatemala sbarcarono anziché delle paludi previste trovarono case e scuole, strade e ospedali, nonché un esercito di venticinquemila uomini.
Dulles aveva rassicurato pochi giorni prima il presidente. Due settimane, due settimane o poco più e Cuba sarà un protettorato americano. Il popolo cubano non può sopportare oltre il regime di Castro e si unirà a noi un istante dopo lo sbarco.

Written by Ezio

18 agosto 2011 at 15:46

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Los Salieris De Charly

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Somos campesinos de la raza de altroque
Jamas un turista del famoso deme tres
Nacimos en el pasto , asado y mucho vino
Pero nunca seremos un gordito argentino
Nos gusta la tierra odiamos la ciudad
Mas sabemos que en el polvo no hay oportunidad
Andamos de aqui , andamos para alla
Chocamos a pais diciendo la verdad
Menos mal , no somos cualquiera
Nunca nos odiaron en la escuela
Menos mal , no somos cualquiera
Nunca mentimos en la iglesia
Somos del grupo los salieris de Charly
Le robamos melodias a el ,ah,ah,ah,…
Queremos ya un presidente joven
que ame la vida que enfrente la muerte
La tuya , la mia , de un perro , de un gato ,
de un arbol de toda la gente
Compramos el pagina , leemos a Galeano
cantamos con la Negra , escuchamos Victor Jara
Dicen la juventud no tiene
para gobernar experiencia suficiente
Menos mal , que nunca la tenga
experiencia de robar
Menos mal , que nunca la tenga
experiencia de mentir
Somos del grupo los salieris de Charly
Le robamos melodias a el ,ah,ah,ah,…
Aunque tengamos un equipo Robertone
un Leme , un ucoa , para sacar la voz
Siempre sobrara para decirte fuerte
si sos un mierda o no
En la perla del once compusiste ‘la balsa’
despues de la cana no saliste mas
Que nos diran por no pensar lo mismo
ahora que no existe el comunismo
Estaran pensando igual
ahora son todos enfermitos
Estaran pensando igual
ahora son todos drogadictos
Somos del grupo los salieris de Charly
Le robamos melodias a el ,ah,ah,ah,…
El 1 % quiere esto torcer
El 9 % tiene el poder
De lo que queda el 50 solo come
Y el resto se muere sin saber por que
Es mi pais , es el pais de Cristo
damos todo sin recibir
Es mi pais , es un pais esponja
se chupa todo lo que paso
Menos mal que estamos aca
nosotros no vamos a transar
Menos mal que estamos aca
nosotros no vamos a parar
Somos del grupo los salieris de Charly
Le robamos melodias a el ,ah,ah,ah,…
Somos tipos solos comemos de la lata
nos gusta el sol del cementerio de Tilcara
Nos apura la Odeon , nos apuran los amigos
Nos gastan por telefono pidiendo si tenemos
Les damos guita a los basureros
vendemos muchos discos pero somos igual que ellos
Que culpa tenemos si vamos al bar mas rasca
a tomarnos unos vinos con el borracho que nos canta
Nos gusta Magaldi cantando chamame
Siempre mencionamos a Pugliese
Troilo y Grela es disco cabecera
Siempre mencionamos a Pugliese
Somos del grupo los salieris de Charly
Le robamos melodias a el ,ah,ah,ah,…

Written by Ezio

17 agosto 2011 at 19:02

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Economia non autistica

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È ormai da generazioni che siamo abituati alla parola economia. Pacificati, trasformati, disciplinati, ridotti a sudditi produttivi neanche più in grado di consumare ciò che produciamo. L’economia è nel frattempo diventata scienza: “Scienza economica” conosciuta anche come “Economia non autistica”. Come ogni religione la scienza economica non fa altro che fornire spiegazioni, e come ogni religione ogni spiegazione data va presa unicamente come un atto di fede.

Ciò che segue è tratto da “Le scarpe dei suicidi”

“Per chi ha dimenticato, o non ha mai saputo, che viaggiare significa modificare il proprio percorso o le proprie fermate secondo il proprio umore, il TGV (Train à Grande Vitesse, acronimo francese di TAV) può sembrare un progresso e tanto più indiscutibile poiché la possibilità di viaggiare realmente è via via impedita da altri progressi della stessa risma. Quel che rimane della campagna, da cui è stato astratto tutto ciò che non si identifica economicamente e dove non restano che bistecche a quattro zampe, ettari di prati bonificati, e quote di mammelle, non merita più che essere attraversato a gran velocità. […] La proliferazione di una tecnologia autodistruttrice permette di aggirare la contraddizione storica di una ricchezza perpetuamente confiscata. Di conseguenza, si può descrivere il TGV come un’arma ulteriore nell’arsenale attraverso cui la società presente combatte le possibilità emancipatrici […]. L’unico interesse generale che meriti essere discusso in questa fine di secolo, è il tentativo di mettere fine al saccheggio della vita, e non di guadagnare qualche decina di minuti […]. E l’unica crescita che valga la pena di affermare è quella, qualitativa, dell’esistenza umana, l’unica che permetta di uscire da quest’oscura preistoria economica. […] Nessuno sfugge al disastro. Anche se non tutti viviamo lungo il percorso del TGV.

Viviamo tutti lungo quello dell’Economia. Del resto se il capitalismo, nella sua immensa voracità, non mostra alcuna sensibilità nei confronti degli esseri umani, che – sempre in nome della civiltà e del progresso – domina, sfrutta, avvelena, affama, espone a rischi mortali, massacra in continue guerre, perché mai dovrebbe porsi degli scrupoli nei confronti degli animali, della vegetazione o del paesaggio?”

Written by Ezio

16 agosto 2011 at 15:07

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Da San a Villa

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Dopo aver sconfitto Villa a Querétaro, dopo essere morto e resuscitato più volte con e senza un braccio, dopo essere stato rivoluzionario e controrivoluzionario, Obregòn, finalmente, muore per davvero. E ad ammazzarlo, pare, sia stato un cattolico. Pochi giorni dopo inizia la fredda vendetta da parte del governatore dello Stato di Tabasco: Manuel Garrido.
Viene demolita fino all’ultima pietra la cattedrale dello Stato e, con il bronzo delle sue campane, viene eretta quale monito una statua al morto. Il governatore ha poche idee e poche certezze ma, tra queste, quella che la religione cattolica null’altro sia che una stanza con le sbarre che tiene chiusi i lavoratori, i poveri e tutti gli altri animali bipedi privi di pelo, tutti sottomessi con la paura del giudizio divino. La libertà – ama dire – non può entrare in questo Stato finché non ne esce la religione.
E così la fa uscire!
Mozza teste, abbatte chiese, brucia le croci di legno e quelle che non bruciano le distrugge, scaccia i preti e chiama papa l’asino e vescovo il toro. Poi cambia i nomi a tutti i luoghi che portano quelli dei santi, così da chiamare Villahermosa e non più San Juan Bautista la capitale.
Nove anni prima, da un dorato esilio nel Texas, un rivoluzionario che aveva combattuto con Villa nella veste di medico, di nome Mariano e di cognome Ezuela, aveva pubblicato un libro: Los de Abajo.
Nel libro raccontava di una farsa anziché di una rivoluzione: una farsa condotta da combattenti ubriachi che sparavano pallottole alle stelle e alla luna quando non si sparavano tra di loro, ladri, volgari, ignoranti sempre in cerca di puttane e tequila, in una terra puzzolente e vile  abitata da persone puzzolenti e vili.

Written by Ezio

12 agosto 2011 at 15:18

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Economia psichica

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Disoccupazione, crisi, crescita in stallo. Eppure, da qualche parte, devo averlo letto: “Non è l’economia ad essere in crisi, è l’economia ad essere la crisi!”

E il sogno, ovviamente, non è affatto solo americano.

Written by Ezio

11 agosto 2011 at 15:05

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Londra e non solo

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Tutto sta bruciando e pare che tra i piromani vi sia amalgamata ogni tipologia umana unita unicamente dall’odio verso la società attuale. Non è (non lo sono neanche le altre) una rivolta delle periferie ma una vera e propria rottura con le forme di questa società inumana, crudele, troppo spesso sanguinaria col suo sistema bancario e con le sue galere e con le sue radici cancerogene penetrate sempre più in profondità nel tessuto sociale.
È politica, sono azioni politiche dentro la negazione della politica. È politica, sono azioni politiche che spalancano e sbattono in faccia il divario esistente tra il politico e la politica, tra la falsificazione della verità e la complicità e l’omertà dei giornalai di regime. E non ci sarà soluzione sociale possibile perché la società, così come oggi si presenta, altro non sembra essere che un’astrazione priva di ogni consistenza, arti artificiali che ti vengono donati dopo averti mozzato i tuoi per permetterti di trascinarti ancora e poi ancora.

Written by Ezio

9 agosto 2011 at 14:15

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Un battaglione di soldati a difesa della patata

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“Disse il soldato al suo re
nuovo mondo tu avrai
dammi tempo e vedrai.
L’indio il coltello puntò sulle stelle a ponente
e le navi contò
poi disse: oltre il mare c’è il niente
chi viene dal niente nemico non è.”
(Inca)

Ricordo una piccola discussione, a voce, qualche anno fa, in cui sostenevo che anche un gruppo come i Pooh, non propriamente un punto di riferimento musicale per me, tra le quattrocento e più incisioni erano riusciti a proporre tre o quattro belle canzoni. Continuo a sostenerlo confortato dal fatto che il giudizio su una canzone, per quanto bella o brutta che sia, è e resterà un fatto soggettivo.
Ma, in ogni caso, non è certo dei Pooh e delle loro canzoni che intendo dissertare (anche perché ne conosco poche), però mi piace introdurre questo post con una delle due canzoni che non disdegno affatto di ascoltare di tanto in tanto: “Inca” e  “L’ultima notte di caccia”. Punto

Il grande sacerdote impose all’Inca di scavare, giù, in profondità, fino a trovare i cadaveri degli amanti che avevano subito la triste condanna, per bruciarne i corpi e liberare le loro ceneri nel vento. Ma l’Inca non trovò ossa bianche né carne putrida e infestata da vermi. Al posto dei resti dei condannati trovò una sorta di radice, una radice vagamente sferica.
Gli amanti erano stati condannati alla sepoltura, vivi e uniti, legati assieme, perché avevano violato le leggi sacre. Lei era una vergine con destino scritto da altri, destinata appunto al Dio Sole, ma scappò dal tempio e si unì ad un umile contadino. Dopo la sepoltura la leggenda narra che lungo i fiumi scomparvero le vene d’oro, e che le stelle del cielo cambiarono posizione, e il nord divenne sud e l’est l’ovest, e i raccolti andarono persi perché la terra fertile del regno degli Incas divenne sterile tranne pochi metri quadrati, pieni di humus e fiori di tutti i colori dell’arcobaleno, quelli sopra la tomba. Per questo il grande Sacerdote diede ordine di disseppellire i cadaveri per bruciarli.

Così, racconta una leggenda, gli Incas scoprirono la patata.

Era talmente raccomandata dagli indios che dal Perù, in poco tempo, invase tutta America del sud diventando la fonte principale di cibo con cui sfamare uomini e animali.
Due secoli e mezzo dopo Colombo aveva invaso pure tutta l’Europa, solo che, essendo raccomandata da esseri qualificabili come animali, nel vecchio mondo era destinata, giustappunto, esclusivamente  agli animali: maiali, carcerati, matti, moribondi. Feccia o riserve di carne.
In alcune regioni francesi venne addirittura proibita e in altri luoghi fu accusata di causare malattie come lebbra o tifo e, per un breve periodo, la povera patata corse il rischio di essere messa fuorilegge.
Sfamato con tale tubero per lungo tempo poiché detenuto dentro un carcere prussiano, un nutrizionista francese di nome Parmentier ne scoprì il sapore e tutta una serie di valori nutrizionali e, dopo essere uscito dal carcere ed essere tornato a Parigi, organizzò una cena a base proprio di questo tubero denigrato. Tra i partecipanti, oltre a varie autorità francesi, v’era pure l’ambasciatore americano Franklin.

Tutto il menù a base di patate, dal pane alle zuppe alle insalate nonché come dolce nella forma di torta di patate, e da bere alcool ricavato dalla fermentazione delle bucce di patate.
Fu convincente, Parmentier, nella sua arringa da consumato avvocato a favore del tubero. Disse che il frutto degli Incas sarebbe stato in grado di sfamare l’intera Europa poiché, crescendo sotto terra, né il ghiaccio né la grandine potevano rovinare il raccolto.
Fu talmente convincente che Luigi XVI ordinò ad un battaglione dell’esercito di montare la guardia in modo permanete ad una coltivazione di patate, proprio nei pressi di Parigi.

Poco tempo dopo, a Versailles, Maria Antonietta si presentò vestita come una regina al cospetto di Parmentier e gli diede un bacio per ringraziarlo davanti ad una nutrita schiera di nobiltà. Il re non abbassò gli occhi, anche se di lì a poco se ne sarebbe innamorato.

Il frutto degli Incas destinato ai maiali per ben più di due secoli diventava improvvisamente il cibo prediletto dei nobili francesi, là dove mangiare con gusto era una sorta di religione rigorosamente priva di non credenti.
Quattro anni dopo iniziava la rivoluzione.

Written by Ezio

6 agosto 2011 at 11:51

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Dai piselli al nazismo

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L’eugenetica, così come viene oggi definita, nasce dopo la seconda guerra mondiale. In effetti furono un biologo americano e un fisico inglese, Watson e Crik, a svelare più o meno in modo definitivo la famosa struttura a doppia elica sinistrorsa del DNA. Con questa scoperta è stato possibile decifrare il codice della vita e, di fatto, entrare in una nuova era scientifica.

Già, ma nasce veramente subito dopo la seconda guerra mondiale l’eugenetica?

Il frutto della conoscenza, come tutti sappiamo, maturò nell’orto di un monastero, dove un monaco moravo, Gregor Mendel, scoprì dopo anni di osservazioni le prime elementari regole sull’ereditarietà studiando dei semplici piselli. Ma, come sempre accade, il mondo scientifico fu assai riluttante alle sue scoperte e i suoi articoli spediti ai grandi accademici di allora furono cestinati senza pietà e senza essere letti oltre la prima riga. Solo all’inizio del novecento, grazie all’invenzione e al relativo uso del microscopio, i biologi scoprirono i cromosomi all’interno delle cellule e si ricordarono del povero Mendel, dando vita così ad una nuova disciplina scientifica: La genetica (e le aberrazioni che ne sono derivate).

In effetti l’idea della trasmissione dei geni fece riflettere più di qualche biologo, conducendolo a credere di poter influire sullo sviluppo degli esseri umani definiti allora “inferiori”, cercando in tal modo un miglioramento della specie umana. Il genetista Galton diede il nome di “Eugenica”, poi diventata “Eugenetica”, a questa branca della scienza in cui gli specialisti avevano per compito null’altro che eliminare dalla società gli individui biologicamente inferiori.
Ricerche condotte in maniera rigorosamente scientifica furono portate avanti su individui dediti all’alcool, alla prostituzione, o semplicemente al furto, e in quel periodo nacquero i primi test d’intelligenza che sono in auge ancora oggi. Tutto divenne immediatamente spiegabile attraverso l’ereditarietà (povero Mendel). Gli italiani erano violenti e generavano figli violenti, gli ebrei erano ladri e generavano figli ladri e persino Churchill (il castoro), non ancora primo ministro, affermò che per l’Inghilterra la costante crescita di strati della popolazione in cui abbondano persone di bassa cultura e folli e matte, rispetto al regresso degli strati di popolazione costituiti da persone forti e intelligenti, diverrà un grave pericolo per la la nazione e la razza. Tutto ciò che alimenta il fiume della follia e della debolezza va sbarrato nel più breve tempo possibile.

Era il 1910 e appena tredici anni dopo in Germania venne creata la prima cattedra di “Igiene Razziale”. Negli stessi anni in America si approvavano leggi per legalizzare la sterilizzazione forzata degli strati più “deboli” della società, perché l’eugenetica è l’Eugenetica.
Il delirio razziale, come tutti sappiamo, non è l’Eugenetica in sé, tanto che proprio in Germania, dopo la nascita del nazismo, l’eugenetica e i suoi rappresentanti si trovarono davanti una critica sempre più montante e sempre più feroce: il nazismo proseguì per la sua strada, l’eugenetica divenne, a piccoli passi, scienza.

Written by Ezio

4 agosto 2011 at 15:31

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Film(s)

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Non passa lo straniero, anche se a volte sì, dipende solo da ciò che si porta dietro, capre o mitragliatrici.

È che il cinema italiano degli ultimi tre decenni non lo sopporto, e nonostante le varie eccezioni che di tanto in tanto mi passano davanti agli occhi continuo in generale a non sopportarlo. (Magari la grandezza di Alberto Sordi sta anche nel fatto di non aver generato figli che prendessero il posto di lavoro del padre… )

“Il vento fa il suo giro” e torna sempre, portando con sé “L’uomo che verrà”. Da Cherosogno a Monte Sole, due storie assai diverse di un regista di cui fino a pochi giorni fa ignoravo l’esistenza e che ha fatto sì di farmi ricredere sul cinema italiano: Giorgio Diritti. Due film(s), il primo uscito nel 2007 e il secondo nel 2009, con nel mezzo un documentario che non ho ancora guardato.
Quando si resta a riflettere su ciò che si è visto, e poi se ne discute per qualche ora, vuol dire che la storia ha colpito come hanno colpito i dialoghi (sempre essenziali).
Storie sullo sfondo della storia, film(s) che, a mio parere, vanno assolutamente visti.


Written by Ezio

2 agosto 2011 at 14:24

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Occaso

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L’Occidente, ai giorni nostri, è un soldato che si lancia su Falloudja a bordo di un carrarmato Abraham M1 ascoltando dell’hard rock a pieno volume. È un turista perso in mezzo alle pianure della Mongolia, irriso da tutto e che serra tra le mani il suo Bancomat come unica ancora di salvezza. È un manager che prende le sue decisioni giocando una partita a golf. È una ragazza che cerca la sua felicità tra i vestiti, i ragazzi e le creme idratanti. È un attivista svizzero dei diritti dell’uomo che si reca ai quattro angoli del pianeta, solidale con ogni rivolta, a patto che sia stata sconfitta. È uno spagnolo che se ne fotte della libertà politica da quando gli è stato garantita quella sessuale. È un collezionista d’arte che vende all’ammirazione stupefatta della gente, e come ultima espressione del genio moderno, un secolo di artisti che, dal surrealismo all’azionismo viennese, hanno fatto a gara per chi sputasse meglio in faccia alla civiltà. È infine un esperto di cibernetica che ha trovato nel buddhismo una teoria realista della coscienza e un fisico delle particelle che è andato a cercare nella metafisica induista l’ispirazione delle sue ultime intuizioni.
L’Occidente è questa civiltà che è sopravvissuta a tutte le profezie sul suo crollo attraverso un singolare stratagemma. Come la borghesia ha dovuto negarsi in quanto classe per permettere l’imborghesimento della società, dall’operaio al barone, come il capitale ha dovuto sacrificarsi in quanto rapporto salariale per imporsi come rapporto sociale, divenendo capitale culturale e capitale di salute tanto quanto capitale finanziario, come il cristianesimo ha dovuto sacrificarsi in quanto religione per sopravvivere come struttura affettiva e ingiunzione diffusa all’umiltà, alla compassione e all’impotenza, l’Occidente si è sacrificato in quanto civiltà particolare per imporsi come cultura universale. L’operazione può riassumersi così: un’entità agonizzante si sacrifica come contenuto per sopravviversi in quanto forma.

(Comitato invisibile)

Written by Ezio

1 agosto 2011 at 18:40

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