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Controllori e controllati

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“Ti ritieni molto più intelligente di me, deve farti sentire molto… potente.”
“Indifeso, in realtà…”
(Dialogo tra Embeth Davidtz e Antony Hopkins ne “Il caso Thomas Crawford”)

Attualmente (o almeno da una cinquantina d’anni a questa parte) il problema irrisolto risulta essere non tanto il fatto che si compiano falsificazioni scientifiche quanto l’aumento e la concomitante perdita del controllo di tali falsificazioni. Ovvero: Chi controlla eventuali falsificazioni? E chi controlla i controllori? E poi chi controlla coloro che controllano i controllori? E ancora: chi controlla coloro che devono controllare chi controlla coloro che controllano i controllori? E poi… e così via nella più totale schizofrenia del capitalismo scientifico.

C’è grande avversione da parte di molti scienziati indipendenti (Indipendenti? Ma quali? Ma dove? Ma magari!) poiché ne derivano, e per la ricerca e per l’applicazione di questa, danni finanziari e intellettuali (e se fosse solo questo – lo ammetto – sarei dalla parte dei manipolatori o/e falsificatori).

Quel che più dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica è però l’aspetto politico del problema, poiché sempre più spesso si tende ad abusare della credibilità acquisita fino al punto da politicizzare gli scienziati e le loro perizie da parte dei politici e dell’opinione pubblica; e, assai spesso, i manipolatori ricevono compensi che un operaio non riceverebbe in tutta una vita lavorativa.
Non troppi anni fa, ad esempio, due scienziati tedeschi direttori di istituti di medicina sociale e medicina del lavoro hanno manipolato e falsificato le loro perizie per anni, permettendo alle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro di non pagare con le somme dovute poveri cristi infortunatisi durante il lavoro. Questi due professori, dall’alto della loro credibilità, falsificarono tanto abilmente una lunga serie di citazioni venute dalla letteratura scientifica, a favore delle compagnie assicurative. Li falsificarono così bene che molti loro illustri colleghi impiegarono molto tempo per svelarne i trucchi linguistici.
Insomma a me risulta difficile pensare che qualunque esperto, per quanto esperto sia, si possa esporre a tal punto da sostenere un’opinione avversa a quella di chi lo paga magari profumatamente.
Ricerca (scientifica) e capitalismo non vedo proprio come possano andare d’accordo.

P.S.
E così, con questo post, mi evito un commento al bel post di Angie su Veronesi e il finanziamento alla ricerca.

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Written by Ezio

9 giugno 2011 a 16:13

Pubblicato su Senza Categoria

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