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Palabras en el viento

Niente da aggiungere, tutto da distruggere

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“Il primo scannatoio mondiale, quello andato dal 1914 al 1918, ha permesso di sbarazzarsi con un sol colpo di una larga parte del proletariato urbano e contadino, ed è stato portato avanti in nome della libertà, della democrazia e della civiltà. È apparentemente in nome degli stessi valori che si perseguono, da cinque anni, assassinii coperti da operazioni speciali, la famosa «guerra al terrorismo». Il parallelo si ferma qui: all’apparenza. La civiltà non è più questo affare evidente che si porta agli indigeni senza altra forma di processo. La libertà non è più quel nome che si scrive sui muri, seguita com’è – nemmeno fosse la sua ombra – dalla parola «sicurezza». E la democrazia è, com’è generalmente noto, solubile nella più pura legislazione d’eccezione – per esempio, nel ritorno ufficiale della tortura negli Stati Uniti, o la legge Perben in Francia. Nell’arco di un secolo, la libertà, la democrazia e la civiltà sono state condotte allo stato di ipotesi. Tutto il lavoro della classe dirigente consiste, d’ora in poi, a gestire le condizioni materiali e morali, simboliche e sociali, all’interno della quale queste ipotesi hanno un minimo di validità, a configurare spazi dove esse hanno l’aria di funzionare. Tutti i mezzi sono utili a questo fine, compreso i meno democratici, i meno civili, i più securitari. È così che in un secolo la democrazia ha regolarmente presieduto alla messa al mondo dei regimi fascisti, che civiltà e civilizzazione hanno continuato a fare rima, sulle note di Wagner o degli Iron Maiden, con distruzione, e che la libertà prese, in un giorno del 1929, la doppia faccia di un banchiere che si lancia dalla finestra e di una famiglia di operai che muore di fame. Si è convenuti, da allora – diciamolo, dal 1945 – che la manipolazione delle masse, l’attività dei servizi segreti, la restrizione delle libertà pubbliche e l’assoluta sovranità delle differenti polizie facevano parte dei mezzi propri ad assicurare la democrazia, la libertà, la civiltà. All’ultimo stadio di questa evoluzione, troviamo il primo sindaco socialista di Parigi che dà il tocco finale alla pacificazione urbana, alla sviluppo delle forze di polizia in un quartiere popolare, e spiega i suoi gesti con parole accuratamente calibrate: «Qui costruiremo uno spazio civilizzato». Non c’è niente da aggiungere, c’è tutto da distruggere.

(Comitato Invisibile)

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Written by Ezio

30 aprile 2011 a 22:25

Pubblicato su Senza Categoria

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