Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Robert Mayer

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“Arroganza e intolleranza hanno condotto,
nella lunga storia delle scoperte, a sempre nuovi errori di giudizio,
e si deve ad esse se, dinnanzi alla novità e alla genialità,
le nostre autorità si sono coperte quasi sempre di ridicolo.”

(Rolf Chaffranke, ingegnere)

Trovo assai curioso che le scoperte scientifiche siano spesso frutto di non addetti ai lavori. Il principio di conservazione dell’energia, per esempio, è stato formulato nell’800 da un medico, in modo ovviamente del tutto empirico.
Detto principio afferma che in ogni processo fisico o chimico la quantità totale di energia, ovvero la somma di tutti i tipi di energia, resta immutata. Questo principio ha sempre dato ottima prova di sé, tanto che nessuno ha mai osato e osa mettere in dubbio la sua validità. Ma all’epoca di Mayer, laureato in medicina, era del tutto incompreso dai fisici come incompreso era lo stesso Mayer, boicottato e combattuto per anni.

Nel 1840, dopo la laurea in medicina, il buon Robert Mayer si imbarcò per Giava come medico di bordo. Si era nel periodo dei salassi e là, praticandoli, gli accadde di notare come il sangue arterioso avesse un colore ben diverso da quello venoso, che è molto più povero di ossigeno. Dopo un inizio di gran stupore Mayer ipotizzò che a causa dell’elevata temperatura esterna il corpo avesse bisogno di sottrarre al sangue meno ossigeno da bruciare per generare calore, ipotizzando così la correlazione fra energia e calore.
Tornato in Europa fece altre ricerche che confermarono la sua teoria per cui preparò un lungo e circostanziato articolo su ciò che credeva essere una scoperta rivoluzionaria: un articolo non di medicina ma di fisica, in cui spiegava le sue idee sulla conservazione dell’energia.
Nessuna rivista scientifica pubblicò il suo articolo e nessun direttore spese tre righe per giustificare il rifiuto con una lettera privata. In effetti le conclusioni di Mayer erano assai stravaganti rispetto ai dogmi di quegli anni, e poi era un semplice medico con nessuno studio in fisica.
Solo un paio d’anni dopo vide riconosciuto il suo lavoro che nel frattempo aveva rielaborato e migliorato, nel senso che il suo articolo venne sì pubblicato ma da una rivista con una tiratura assai limitata.
Ovviamente fu ignorato quando non denigrato, lui e il suo lavoro, dai potenti luminari d’allora, in modo assai vergognoso. Può un medico assai modesto suggerire in modo del tutto empirico una teoria così rivoluzionaria per il fisica? In effetti il suo articolo lo lessero in pochi, subito prima di cestinarlo.

Sette anni dopo ripropose un breve riassunto sulla sua scoperta in un articolo pubblicato su una nuova rivista sempre a bassa tiratura, e stavolta ebbe la risposta del dottor Seyffer, vero luminare in quegli anni.

“La nuova teoria pubblicata non richiede alcun esame da parte di specialisti, che hanno anni di studi alle spalle e sono in grado di rifiutarla in modo immediato; può essere accettata solo dal lettore ignorante in cerca di nuove ipotesi scientifiche ma non dagli addetti ai lavori. Non vale assolutamente la pena di stare a commentare i confusionari concetti di causa, effetto e forza né le deduzioni cui il Mayer giunge: tale deduzioni sono state lungamente studiate fino a giungere alla loro insostenibilità da parte degli organi scientifici preposti.”

Ovviamente a Robert Mayer fu di fatto impedita qualsiasi forma di replica, e in ogni caso l’establishment scientifico era coalizzato così fortemente contro di lui che a nulla sarebbe servita una sua replica.
Finì come la storia insegna finiscono i matti, i disadattati e soprattutto i geni: dopo gravi eventi occorsi alla sua famiglia Robert Mayer fu rinchiuso in una clinica psichiatrica per oltre un anno, con la camicia di forza, e fu quello il peggior periodo della sua vita.

Ci vollero ventidue anni per veder riconosciuta la sua tesi, ovvero quando messi davanti all’evidenza dei fatti i baroni d’allora riconobbero che le sue “idee rivoluzionarie” avevano un fondamento scientifico, tanto che gli fu assegnata una laurea honoris causa.

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Written by Ezio

27 aprile 2011 a 14:19

Pubblicato su Senza Categoria

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