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Palabras en el viento

Martìn & Martìn

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Stesso padre ma scaraventati fuori da due grembi diversi, ugualmente umidi, scivolosi e scuri dentro, ma ricoperti di pelle chiara uno e olivastra l’altro. Martìn & Martìn, anche lo stesso nome. Martìn, il maggiore, figlio di Cortès e Malinche e Martìn, il minore, figlio di Cortès e della moglie spagnola imparentata con conti, duca e marchesi; e marchesa era anche lei.
C’era già il diritto d’eredità.
A Martìn, il maggiore, Cortès lasciò le briciole di una “pensione”, una faccia da indio e tanta tanta fame. Martìn il minore, figlio legittimo per legge e non solo per natura, incassò l’intero patrimonio nonché lo stemma di marchese. Oaxaca era il suo feudo composto da migliaia di ettari e indios e Oaxaca era il feudo stuprato da suo padre per lunghi anni prima della morte.
Martìn il minore non amava cavalcare ma usava girare per le sue terre seduto comodamente su una portantina bordata d’oro e rivestita di seta e velluto, circondato da guardie armate di spada e coltello. Gli inchini che trovava durante le sue passeggiate non erano inchini di circostanza, erano inchini d’obbligo per non ritrovarsi con la testa mozzata. Martìn il maggiore, figlio della chingada, era tra coloro che facevano l’inchino.
Quando Martìn il minore si ribellò alla Spagna e si proclamò re del Messico non pensò affatto di compiere un passo troppo lungo e avventato, così la sua congiura fallì e fu messo in galera e, essendo uno schifoso codardo, prima di vomitare sangue vomitò parole e nomi: vite in cambio della propria vita. Tra i nomi dei congiurati vomitati da Martìn c’era anche quello di Martìn, il meticcio.

Ora Martìn, servitore fedele per lunghi anni di suo fratello Martìn, per fame, per paura e per colore della pelle ben più che per proprio volere, si contorce e urla sotto la tortura, ma le sue urla non dicono.
Il boia manovra la ruota e guarda il notaio annotare ma il notaio non annota, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un giro.
Allora il boia guarda di nuovo il notaio ma il notaio non annota, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un altro giro e comincia a tendere le cinte e le cinte tendono i tendini e le ossa.
Il boia guarda ancora il notaio ma il notaio non annota, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un altro giro e le cinte strappano i tendini e spezzano le ossa.
Il boia continua a guardare il notaio ma il notaio continua a non annotare, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un altro giro, e poi ancora un altro, e poi un altro ancora.
Poi si ferma, farla girare ancora sarebbe inutile.

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Written by Ezio

8 aprile 2011 a 13:39

Pubblicato su Senza Categoria

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