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Controversie

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“Se non ci fosse il progresso scientifico, noi oggi saremmo ancora, spiritualmente e tecnologicamente, all’età della pietra. In questo senso sono convinto che la scienza debba essere difesa senza riserve.
Quel che non mi piace è il modo in cui certi scienziati sfruttano la libertà intellettuale e finanziaria loro concessa. Oggi non tutto ciò che si spaccia come “lavoro scientifico” merita più questo nome. Da molto tempo è l’interesse economico immediato a dettare lo sviluppo del nostro sapere.  Spesso la ricerca si fa solo là dove essa ha un peso anche finanziariamente; il bene dell’umanità è passato in seconda fila.
Questi sviluppi hanno una conseguenza che oggi, all’interno dell’attività scientifica, è in corso una concorrenza spietata. In quest’ambito si manipolano dati, si ottengono finanziamenti in modo fraudolento e si scava la fossa ai colleghi. Un caso rappresentativo, verificatosi nella famosa Harward University, viene illustrato dal professore di etnologia ed esperto dei Maya Michael D. Coe.

Quando Gordon Willey, la figura più autorevole in questo campo, si ritirò dall’insegnamento, si liberò la cattedra Charles Bowditch, il posto più ambito nell’archeologia maya. Per trovare un degno sostituto a Willey, una commissione nominata dal rettore compose un breve elenco di possibili candidati e chiese ai ricercatori sui maya di presentare giudizi scritti su di loro.
Che cosa accadde? Si dice che il rettore, traumatizzato dalla perfidia e dalla meschinità degli elaborati, abbia commentato che in tutta la sua vita non aveva mai letto niente di simile.
Gli specialisti diedero l’impressione di pescecani in lotta fra loro per una preda, in ribollenti acque accademiche rosse di sangue. È quasi inutile dire che il posto non fu assegnato.

Nel quadro delle mie ricerche ho avuto occasione di sentire molti scienziati. Tutti avevano da deplorare casi di questo genere, ma in generale spiegavano queste “cadute” dei loro colleghi con le debolezze del sistema scientifico. La loro tesi un po’ sconsolata era che, non esistendo alcun modello migliore, si doveva convivere con tale situazione.

Ma è davvero così? Dobbiamo accettare che esperti di alto rango, pagati dal pubblico, manipolino di tanto in tanto i loro risultati? Dobbiamo accettare che sia possibile “comprare” perizie scientifiche? (…) Se non creiamo subito enti di controllo, se non introduciamo regole etiche di comportamento e non prendiamo altre misure, per la scienza di domani si preannunciano prospettive piuttosto fosche!”

Luc Bürgin, giornalista e scrittore svizzero.

Il problema, credo, sia sempre lo stesso, soprattutto in ambito scientifico: Chi controlla chi. E cosa.
Non so se ha ragione Bürgin ma il quadro che ne fa e che risale al 1999, pur se incompleto, mi pare assai preciso oltre che spietato. Oggi – ma anche allora – i soldi pubblici sono esclusiva della ricerca militare mentre  quella privata sta tutta nelle mani di entità finanziarie con disponibilità economiche maggiori di quelle pubbliche. Direi che, in effetti, a creare più problemi di quanti ne risolva non  sia la scienza in sé bensì quella che vive agonizzante tra spire del profitto. Gli è che quest’ultima pare anche essere l’unica.

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Written by Ezio

5 aprile 2011 a 17:28

Pubblicato su Senza Categoria

4 Risposte

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  1. Il problema è De Mattei.

    Damiel

    6 aprile 2011 at 09:52

  2. Che fai, ti sollazzi con radiomaria? ;-)
    In ogni caso, più che De Mattei, il problema è di De Mattei! Tu invece – come dice lui – dovresti “vivere alla giornata come un animale, perché un ateo è un animale infelice e affaticato!”

    Un abbraccio, Mattì’.

    Ezio

    6 aprile 2011 at 11:19

  3. Ciao Ezio, e un saluto. Non c’entra niente con questo post, ma siccome ho cominciato a fare un po’ di traduzioni da León Gieco, te ne ho dedicata una:

    https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=6478

    Un abbraccio a te e ai motociclisti di famiglia!

    Riccardo Venturi

    6 aprile 2011 at 22:24

  4. Hola, benvenuto da queste parti.
    Che dirti, muchas gracias per la dedica, ché in effetti León Gieco è da qualche anno un vero compagno di viaggio. Forse non ci si vedrà più, o forse sì, ché le strade del mondo sono piene di incroci ed io ho imparato a percorrerle senza una meta e a prendere e far mio tutto ciò che incontro, nel bene e nel male, anche in moto, che ho pensato per anni essere un mezzo di trasporto qualunque salvo scoprire poi, per tempo, che altro non è che un vizio, con i suoi pro e i suoi contro e naturalmente i suoi costi.
    Stavo per raccontare una storia di fratelli ma lo farò in seguito, oggi posto in home un bel blues proprio di León con uno splendido testo, una tra le mie canzoni preferite.
    Un saluto

    Ezio

    7 aprile 2011 at 12:35


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