Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for aprile 2011

Niente da aggiungere, tutto da distruggere

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“Il primo scannatoio mondiale, quello andato dal 1914 al 1918, ha permesso di sbarazzarsi con un sol colpo di una larga parte del proletariato urbano e contadino, ed è stato portato avanti in nome della libertà, della democrazia e della civiltà. È apparentemente in nome degli stessi valori che si perseguono, da cinque anni, assassinii coperti da operazioni speciali, la famosa «guerra al terrorismo». Il parallelo si ferma qui: all’apparenza. La civiltà non è più questo affare evidente che si porta agli indigeni senza altra forma di processo. La libertà non è più quel nome che si scrive sui muri, seguita com’è – nemmeno fosse la sua ombra – dalla parola «sicurezza». E la democrazia è, com’è generalmente noto, solubile nella più pura legislazione d’eccezione – per esempio, nel ritorno ufficiale della tortura negli Stati Uniti, o la legge Perben in Francia. Nell’arco di un secolo, la libertà, la democrazia e la civiltà sono state condotte allo stato di ipotesi. Tutto il lavoro della classe dirigente consiste, d’ora in poi, a gestire le condizioni materiali e morali, simboliche e sociali, all’interno della quale queste ipotesi hanno un minimo di validità, a configurare spazi dove esse hanno l’aria di funzionare. Tutti i mezzi sono utili a questo fine, compreso i meno democratici, i meno civili, i più securitari. È così che in un secolo la democrazia ha regolarmente presieduto alla messa al mondo dei regimi fascisti, che civiltà e civilizzazione hanno continuato a fare rima, sulle note di Wagner o degli Iron Maiden, con distruzione, e che la libertà prese, in un giorno del 1929, la doppia faccia di un banchiere che si lancia dalla finestra e di una famiglia di operai che muore di fame. Si è convenuti, da allora – diciamolo, dal 1945 – che la manipolazione delle masse, l’attività dei servizi segreti, la restrizione delle libertà pubbliche e l’assoluta sovranità delle differenti polizie facevano parte dei mezzi propri ad assicurare la democrazia, la libertà, la civiltà. All’ultimo stadio di questa evoluzione, troviamo il primo sindaco socialista di Parigi che dà il tocco finale alla pacificazione urbana, alla sviluppo delle forze di polizia in un quartiere popolare, e spiega i suoi gesti con parole accuratamente calibrate: «Qui costruiremo uno spazio civilizzato». Non c’è niente da aggiungere, c’è tutto da distruggere.

(Comitato Invisibile)

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Written by Ezio

30 aprile 2011 at 22:25

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Un re acuto

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“I fari sono più utili delle chiese!” ebbe a dire un giorno Benjamin Franklin. E Jefferson non era certo da meno poiché definì il Dio di Mosè come un essere dal carattere terrificante: “Crudele, vendicativo, capriccioso e iniquo.” Tutti i fondatori della costituzione americana, compreso Madison e il primo presidente degli Stati Uniti, sostenevano questa tesi. Altro che giurare sulla bibbia. Altro che i bacchettoni inglesi dell’epoca.
Franklin è stato (e rimane) probabilmente il più celebre, più per le sue scoperte scientifiche che per le azioni politiche. Genio? Certo, ma solo perché maschio!
Era talmente conosciuto e talmente rispettato che fu lui a salire su una nave pronta a salpare alla volta della Francia: doveva compiere una missione che nel 1777 sembrava disperata ai più e probabilmente anche a lui.
Franklin attraversò l’Atlantico per chiedere aiuto militare alla Francia. Filadelfia o Philadelphia ed altre roccaforti erano nelle mani dei colonialisti (bacchettoni) di sua maestà britannica.

Non c’era al mondo persona che non conoscesse la sua scienza: di fatto è stato il precursore dell’invenzione delle lenti bifocali e del principio che fa funzionare il frigorifero, osservando che il sudore nei giorni di caldo afoso (afoso, non torrido, mentecatti della tv!) mantiene il corpo più fresco grazie all’evaporazione (che evidentemente sottrae calore al corpo); ha inventato l’armonica di cristallo che ispirò Mozart e abitualmente diceva: “Ciò che appare tanto complesso si può spiegare guardando la natura e si trova in ciò che è più semplice.”
Quel che strabiliava di più era però l’invenzione del parafulmine: aveva compreso che il lampo e il fulmine, la cui conseguenza è il tuono, non sono manifestazioni dell’ira divina ma cariche elettriche che partono dall’atmosfera per scaricarsi al suolo, e che possono essere catturate con un lungo filo metallico piantato nel terreno e collegato ad un’asta di ferro appuntita posta in alta posizione rispetto al terreno stesso.

Usò il suo prestigio e il suo peso politico ma soprattutto il suo carisma scientifico per convincere i francesi.

George Washington era malato di tutto: soffriva di febbre assai frequentemente e aveva pochi denti e pure cariati, ma soprattutto aveva un’ulcera che gli devastava lo stomaco; però era impavido e possedeva la tempra del soldato e lo sguardo che fulmina e sapeva cavalcare come nessuno. Con le armi francesi e con l’aiuto di truppe francesi andò alla conquista delle roccaforti inglesi: la guerra d’indipendenza di cui George Bush Junior (e forse anche senior) ha sempre ignorato l’esistenza.

Il re inglese, abile, acuto e perspicace come un Roberto De Mattei o un Carlo Giovanardi, ma molto più ingegnoso di loro, sconfitto nella battaglia nell’onore e nell’imposizione della religione, punì duramente la blasfemia del portavoce dei ribelli americani nonché traditore della patria Benjamin Franklin, ordinando (tiè!) che i parafulmini sul suolo inglese avessero l’asta di ferro con la punta arrotondata anziché sottile.

Written by Ezio

29 aprile 2011 at 14:54

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Dilemma(2)

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Vignetta di Juan Kalvellido

Written by Ezio

28 aprile 2011 at 14:44

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Robert Mayer

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“Arroganza e intolleranza hanno condotto,
nella lunga storia delle scoperte, a sempre nuovi errori di giudizio,
e si deve ad esse se, dinnanzi alla novità e alla genialità,
le nostre autorità si sono coperte quasi sempre di ridicolo.”

(Rolf Chaffranke, ingegnere)

Trovo assai curioso che le scoperte scientifiche siano spesso frutto di non addetti ai lavori. Il principio di conservazione dell’energia, per esempio, è stato formulato nell’800 da un medico, in modo ovviamente del tutto empirico.
Detto principio afferma che in ogni processo fisico o chimico la quantità totale di energia, ovvero la somma di tutti i tipi di energia, resta immutata. Questo principio ha sempre dato ottima prova di sé, tanto che nessuno ha mai osato e osa mettere in dubbio la sua validità. Ma all’epoca di Mayer, laureato in medicina, era del tutto incompreso dai fisici come incompreso era lo stesso Mayer, boicottato e combattuto per anni.

Nel 1840, dopo la laurea in medicina, il buon Robert Mayer si imbarcò per Giava come medico di bordo. Si era nel periodo dei salassi e là, praticandoli, gli accadde di notare come il sangue arterioso avesse un colore ben diverso da quello venoso, che è molto più povero di ossigeno. Dopo un inizio di gran stupore Mayer ipotizzò che a causa dell’elevata temperatura esterna il corpo avesse bisogno di sottrarre al sangue meno ossigeno da bruciare per generare calore, ipotizzando così la correlazione fra energia e calore.
Tornato in Europa fece altre ricerche che confermarono la sua teoria per cui preparò un lungo e circostanziato articolo su ciò che credeva essere una scoperta rivoluzionaria: un articolo non di medicina ma di fisica, in cui spiegava le sue idee sulla conservazione dell’energia.
Nessuna rivista scientifica pubblicò il suo articolo e nessun direttore spese tre righe per giustificare il rifiuto con una lettera privata. In effetti le conclusioni di Mayer erano assai stravaganti rispetto ai dogmi di quegli anni, e poi era un semplice medico con nessuno studio in fisica.
Solo un paio d’anni dopo vide riconosciuto il suo lavoro che nel frattempo aveva rielaborato e migliorato, nel senso che il suo articolo venne sì pubblicato ma da una rivista con una tiratura assai limitata.
Ovviamente fu ignorato quando non denigrato, lui e il suo lavoro, dai potenti luminari d’allora, in modo assai vergognoso. Può un medico assai modesto suggerire in modo del tutto empirico una teoria così rivoluzionaria per il fisica? In effetti il suo articolo lo lessero in pochi, subito prima di cestinarlo.

Sette anni dopo ripropose un breve riassunto sulla sua scoperta in un articolo pubblicato su una nuova rivista sempre a bassa tiratura, e stavolta ebbe la risposta del dottor Seyffer, vero luminare in quegli anni.

“La nuova teoria pubblicata non richiede alcun esame da parte di specialisti, che hanno anni di studi alle spalle e sono in grado di rifiutarla in modo immediato; può essere accettata solo dal lettore ignorante in cerca di nuove ipotesi scientifiche ma non dagli addetti ai lavori. Non vale assolutamente la pena di stare a commentare i confusionari concetti di causa, effetto e forza né le deduzioni cui il Mayer giunge: tale deduzioni sono state lungamente studiate fino a giungere alla loro insostenibilità da parte degli organi scientifici preposti.”

Ovviamente a Robert Mayer fu di fatto impedita qualsiasi forma di replica, e in ogni caso l’establishment scientifico era coalizzato così fortemente contro di lui che a nulla sarebbe servita una sua replica.
Finì come la storia insegna finiscono i matti, i disadattati e soprattutto i geni: dopo gravi eventi occorsi alla sua famiglia Robert Mayer fu rinchiuso in una clinica psichiatrica per oltre un anno, con la camicia di forza, e fu quello il peggior periodo della sua vita.

Ci vollero ventidue anni per veder riconosciuta la sua tesi, ovvero quando messi davanti all’evidenza dei fatti i baroni d’allora riconobbero che le sue “idee rivoluzionarie” avevano un fondamento scientifico, tanto che gli fu assegnata una laurea honoris causa.

Written by Ezio

27 aprile 2011 at 14:19

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Mi unisco… e scaldo i piedi

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Nicaccio malevolo:-),  da quel che ho potuto capire la chiusura della “Trattoria Toscana da Aldo” mi pare che sia una mera questione di sporchi soldi (pensa a quando l’Amero, magari con stampata l’effige del Che, sostituirà il dollaro e la moneta on-line la stampa delle banconote e il conio delle monete metalliche!) ;-) per cui non posso non prendere atto della tua crociata e, visto che in “codella” trattoria del tuo amico Aldo non mi ci hai mai portato andrà a finire che ti ci porterò io e ti presenterò a lui come il più inaffidabile degli amici.
Ora, battute a parte, una persona che indossa magliette come quella nella foto meriterebbe quantomeno di prendere il posto del buon vecchio Karol Jòzef che fu. Beato? Santo subito, accidenti! Anche perché, come scrisse il Colombo dopo la scoperta del nuovo mondo, il paradiso lo inizi a intravedere sul capezzolo della tetta di una donna ma per goderne appieno devi scendere più in basso!

Che dirti? Nonostante non conosca né Aldo né la Trattoria Toscana mi unisco al tuo grido unendo il mio: SALVIAMO LA TRATTORIA TOSCANA DA ALDO dalla possibile chiusura, perché dopo sessantuno anni di attività è una bottega storica e perché (mi fido di te!) vi si “odora contemporaneamente rosso, amicizia, protesta e amore.”

Written by Ezio

26 aprile 2011 at 14:53

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Mercati

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Da una parte e da’altra del terzo mondo, lungo le rive dell’Orinoco e del Nilo dove ancora oggi usano deporre le uova coccodrilli e tartarughe, il mercato esisteva già, ben prima dell’arrivo degli europei. Giungevano lì, dal tempo dei tempi, persone dall’Africa sub-sahariana e dalla Guayana e dall’Amazzonia. Barattavano (o meglio: si scambiavano fra loro) vasi e pentole di terracotta e sale, ceste e reti per la pesca, veleni per la caccia, tinture dai colori infiniti e quant’altro fosse barattabile. Per semplificare gli scambi usavano spesso delle conchiglie di grandezze diverse.
I vasai che arrivavano dal Messico avevano dietro una storia lunga migliaia di anni e modellavano l’argilla dandole le forme più disparate: dalle figure umane alle figure di animali; e non mancavano ovviamente alla costruzione di veri e propri vasi e boccali. Il fuoco, il sacro fuoco, dava poi consistenza ed età a ciò che l’inimitabile macchina – le mani – riusciva a costruire. Gli Aztechi, quando narravano dei vasai, dicevano che essi davano vita alla creta tanto da far vivere i loro oggetti.
I boccali di terracotta passavano di mano in mano durante le feste e venivano riempiti appena svuotati, davano sostegno ai mendicanti e ai prigionieri e rispettavano in silenzio gli incontri degli amanti.
I boccali erano simbolo di festa.

Gli europei, quando arrivarono, non pensarono affatto ad abolire lo scambio di mercanzie, anzi introdussero nuovi ammennicoli lucenti quali forbici e coltelli di metallo e specchi da usare al posto dell’acqua; ma, soprattutto, introdussero la moneta, il lavoro, le tasse e l’alcool.
Impararono così in fretta, i nativi, che iniziarono a farsi schiavi tra di loro e a vendersi e a vendere altre persone fino a diventare al contempo preda e predatore. In cambio di questo salto di cultura ricevettero leggi giuste e democratiche: un salario sufficiente appena alla sopravvivenza, un paio d’ore di riposo tra mezzogiorno e le due, la possibilità – per pochi – di cambiare padrone almeno un paio di volte nella vita, cibi nuovi e nutrienti e soprattutto medicine occidentali e assistenza medica per tutti, tanto che di lì a poco iniziarono a morire in massa di medicine e di malattie fino ad allora estranee.

Written by Ezio

25 aprile 2011 at 21:42

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Conseguenze dal passato

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“Può accadere che un buon lavoro non venga pubblicato in riviste scientifiche poiché l’autore si è imbattuto in un relatore pignolo e perché non aveva voglia di lottare. Può accadere anche che un relatore che si lascia condizionare dall’autorità dia parere favorevole alla pubblicazione di un cattivo lavoro di un collega famoso, pur non essendone del tutto convinto. Può anzi succedere addirittura che un relatore trattenga per molto tempo un lavoro perché lui stesso sta lavorando su un argomento simile e vorrebbe vedere pubblicati prima i suoi risultati.”

(Herbert Piethschmann, fisico.)

Persino Galileo fu indotto al silenzio, ed è solo il più famoso di una lunga serie di “menti malate”. Hans Schadewaldt, direttore dell’Institut fur Geschichte der Medizin di Dusseldorf, ebbe a dire non più tardi di una ventina d’anni fa: “Sono convinto che ancora oggi è possibile che qualche scoperta rivoluzionaria non venga riconosciuta immediatamente.” E aggiunse: “Il funzionamento della scienza, nonostante tutti i progressi, è soggetto a pesanti condizionamenti.”

Già, ma quali se non il mercato? È vero, lo sforzo della ricerca è condizionato quando addirittura non orientato a confermare i vecchi dogmi, e la ricerca delle leggi della natura è degenerata dalla ricerca della verità a quella della certezza.
Magari l’E-cat di Rossi e Focardi si rivelerà una bufala, ma pare proprio che il momento di trarre le conseguenze dal passato non sia ancora giunto…

Aggiungo che non sono un complottista, almeno non nell’accezione comune del termine, però non mi stupirei affatto se, una volta bandita la fissione e la FF, saltasse fuori una legge che rendesse reato e punisse con la forca l’appropriazione indebita. Ovvero chi, fra i privati, sfruttasse vento e sole.

Il video non è nuovo, così come la ricerca soggetta al mercato.

Written by Ezio

20 aprile 2011 at 14:48

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Un “Don” passato dalle parti da cui scrivo

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Il caldo afoso di luglio fa sudare, bagna i capelli e scioglie la pelle. Lì, sul bordo della piscina, lei si confonde fra gli amichetti e le amichette: sono appena arrivati e non sono stanchi, e l’aria pesante prende a rallegrarsi di fronte  a tanta sfrontatezza giovanile. Lei è poco più di una bambina fra altri bambini festanti, tutti ritrovatisi a casa del “Don” (“Don” non perché mafioso… ). Il “Don” è arrivato da poco tempo nel quartiere, ha messo su una squadra di calcio di giovanissimi dove è presidente, consigliere e pure di tanto in tanto allenatore. Ha comprato una bella villa con piscina e “possiede” una servitù di quattro uomini di colore che sembrano statue scolpite. Gran parte degli abitanti lo chiama “Don”, e si fida.

Lui sta seduto sul lettino, è in pantaloncini e camicia e non rinuncia neanche con quel caldo al collare bianco. Non riesce a contenere smorfie: le guarda il collo mentre muove la testa e le gambe immerse nell’acqua e si impone di restare calmo; la servitù, nel frattempo, offre aranciate.
Chi lo conosce dice che non cambia mai espressione del viso, qualunque sia il suo stato d’animo, però ora le palpebre sbattono velocemente quasi quanto il suo cuore, e il bicchiere che tiene in mano trema.
Il caldo, per quanto forte, non riesce a tenere l’acqua prigioniera, e lei continua a sgambettare e lui abbassa lo sguardo verso il suolo: vorrebbe contare le mattonelle sul bordo della piscina ma gli occhi, piano piano, scivolano verso i piedi di lei e poi risalgono su, scannerizzando quell’esile corpo che lo riporta a quello della sua infanzia, alla sua infanzia. Gli torna alla mente la voglia e al contempo il terrore di masticare l’ostia per sentirne il sapore del sangue, e le parole non dette e i pensieri più reconditi. Segreti celati nel più profondo della sua anima.
Se non fosse per lo schiamazzo dei ragazzi il silenzio sarebbe di un rumore assordante.
Dopo un po’ si accorge che lei ha smesso di sgambettare, che è rimasta ferma, e allora la guarda di nuovo, sorridendo stavolta.

“Ti sembra normale?” Si vociferava tra i genitori. Anche tra quelli che non mancavano mai alla messa domenicale.

Qualcuno annusò il fetore e lo costrinse a fuggire dal mio quartiere, ma solo dopo una decina d’anni, e lui lasciò terra bruciata, il calcio giovanile, le piscine traboccanti di ragazzi e ragazze e si dedicò ai giovani tossicodipendenti. Solo un po’ più in là.

I guai con la giustizia alla fine sono arrivati anche per lui, ma molto dopo.
Magari, se fosse affogato allora…

Written by Ezio

18 aprile 2011 at 15:45

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Nessuna immagine

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Non è morto, non è vivo, non è addormentato. Il Mediterraneo, schiumoso e spumeggiante nonostante il suo esser chiuso, vomita da più di sessant’anni il suo respiro sul deserto sacro di Gaza, e quella schiuma ha ricoperto la striscia di un manto sottile di polvere che da bianca è diventata nera.
Era rimasto lì, senza segreti, l’ultimo baluardo della ribellione della ragione, e forse era quella la sua casa.
Tra il deserto e le dimore, tra la sporcizia della guerra e l’amore degli uomini per la propria terra, qualcuno l’ha portato di nascosto a conoscere il cielo d’oriente e le nubi che danno pioggia di fuoco.
Lui, Vittorio, ha svelato e svela, ridestandosi, un mondo che non è.

Written by Ezio

15 aprile 2011 at 14:46

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Fuffa

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Il C.I.C.A.P. continua a sostenere la tesi della “fuffa”, ed i effetti potrebbe avere ragione poiché nella foto i due potrebbero effettivamente sembrare “paranormali”. (Ché i fenomeni paranormali sono ciò di cui dovrebbe occupasi.) Però dovrebbe essere assai noto ai più e ai meno che, quando fu richiesto per la prima volta il brevetto per un aereo, l’ufficio brevetti respinse la domanda con la motivazione che un aereo, essendo assai più pesante dell’aria, mai e poi mai avrebbe potuto essere sostenuto da questa. Per cui oltre al fatto che non v’era motivo di chiedere un brevetto l’ufficio brevetti consigliò anche di non di provare a sperimentare un aeromobile.

Written by Ezio

13 aprile 2011 at 20:09

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Dispute

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La guerra in Vietnam è cominciata più o meno nell’anno in cui sono nato ed è finita quindici dopo: m’interessava una sega (allora) di ciò che accadeva nel mondo. La guerra, la prima che ho sentito come tale, è lontana nel tempo e lontana geograficamente: quella delle Malvine o, meglio, de las Malvinas. Dopo di quella non ho mai avuto la sensazione di vivere un giorno di pace. Ricordo che lavoravo in un cantiere edile e tenevo accesa la radio dell’auto tutto il giorno e che le notizie che arrivavano da quel posto tanto lontano da essere a soli 14 gradi dal circolo polare antartico erano inframmezzate di tanto in tanto dalla musica di “Super Superman” dell’allora giovane Miguel Bose’, infilata in tutte le salse nelle prime radio private e in quelle ascoltabili in MW. Nacque mia nipote in quel periodo, e magari per lei la prima guerra è stata quella in Afghanistan.
Su quella guerra è stato girato un film dal titolo “Iluminados por el fuego” – da poco reperibile in rete con i sottotitoli in italiano – con musica originale di Federico Bonasso e tema musicale di León Gieco.

Nonostante i quasi trent’anni di non belligeranza la disputa per le Malvinas tra Argentina e Inghilterra non è ancora finita:

UNASUR: Las Malvinas son argentinas

“Documento dell’UNASUR all’ONU: Gran Bretagna riannodi i negoziati sulle Malvinas
I capi di Stato dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) hanno inviato al capo dell’ONU -Ban Ki-moon- un lettera di sostegno al reclamo dell’Argentina per ristabilire la sovranità sulle isole Malvinas. Il documento del 2 aprile, riafferma il “fermo sostegno ai diritti legittimi dell’Argentina sulle Malvinas, Georgias del sur y Sandwich del sur”. I presidenti sudamericani menzionarono una serie di documenti emessi in questo senso, in occasione del secondo vertice della CSA.
“A tal riguardo, riaffermiamo il permanente interesse regionale affinché il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord riannodi i negoziati con l’Argentina, con la finalità di arrivare nel più breve tempo possibile ad una soluzione pacifica del conflitto”.”

Fonte

Para la vida

Estoy aquí sentado debajo del pequeño solel
que nos vio águila y también gorrión
qué hacer con el silencio cuando la
Cabeza estalla cómo parar la impotencia de no poder hacer nada.
Por qué querer matar a tus hijos
Es para que duela años la sangre
Ayer por no querer a la patria
Y ahora por quererla demasiado.
Leyes viejas, más genocidas
Mal presagio para la vida.
Con la luz llena de sombras y con el sol
En sufrimiento
Volví a mi casa de rodillas y aquí
Mis amigos muertos.
En un país enfermo, todas las cartas sobre la mesa
Jugamos juegos perversos entre fútbol y guerra.
Sangre de gloria, odio contra amor
Dioses y bestias, locura y dolor
Abriré las puertas de este vacío
Porque el destino me lanzó hacia arriba.
Leyes viejas, más genocidas
Mal presagio para la vida.
Insistiré con un mar de rosas
Y construiré sobre cenizas.
Tendré un nuevo sueño en mis manos
Y lucharé para que sea justicia.
Las mejillas de mis hijos en mis labios
Y encontré en sus ojos un nuevo descanso.
Leyes viejas, más genocidas
Mal presagio para la vida.
Leyes viejas, más genocidas
Mal presagio para la vida.

Written by Ezio

12 aprile 2011 at 15:13

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Oltre

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Hazel

Oggi potrei
facilmente trasudare sole
se riuscissi una volta
a spalancare gli occhi
e lasciare che tu veda
di che colore sono

(Sabrina Priolo)

Written by Ezio

11 aprile 2011 at 00:09

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Martìn & Martìn

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Stesso padre ma scaraventati fuori da due grembi diversi, ugualmente umidi, scivolosi e scuri dentro, ma ricoperti di pelle chiara uno e olivastra l’altro. Martìn & Martìn, anche lo stesso nome. Martìn, il maggiore, figlio di Cortès e Malinche e Martìn, il minore, figlio di Cortès e della moglie spagnola imparentata con conti, duca e marchesi; e marchesa era anche lei.
C’era già il diritto d’eredità.
A Martìn, il maggiore, Cortès lasciò le briciole di una “pensione”, una faccia da indio e tanta tanta fame. Martìn il minore, figlio legittimo per legge e non solo per natura, incassò l’intero patrimonio nonché lo stemma di marchese. Oaxaca era il suo feudo composto da migliaia di ettari e indios e Oaxaca era il feudo stuprato da suo padre per lunghi anni prima della morte.
Martìn il minore non amava cavalcare ma usava girare per le sue terre seduto comodamente su una portantina bordata d’oro e rivestita di seta e velluto, circondato da guardie armate di spada e coltello. Gli inchini che trovava durante le sue passeggiate non erano inchini di circostanza, erano inchini d’obbligo per non ritrovarsi con la testa mozzata. Martìn il maggiore, figlio della chingada, era tra coloro che facevano l’inchino.
Quando Martìn il minore si ribellò alla Spagna e si proclamò re del Messico non pensò affatto di compiere un passo troppo lungo e avventato, così la sua congiura fallì e fu messo in galera e, essendo uno schifoso codardo, prima di vomitare sangue vomitò parole e nomi: vite in cambio della propria vita. Tra i nomi dei congiurati vomitati da Martìn c’era anche quello di Martìn, il meticcio.

Ora Martìn, servitore fedele per lunghi anni di suo fratello Martìn, per fame, per paura e per colore della pelle ben più che per proprio volere, si contorce e urla sotto la tortura, ma le sue urla non dicono.
Il boia manovra la ruota e guarda il notaio annotare ma il notaio non annota, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un giro.
Allora il boia guarda di nuovo il notaio ma il notaio non annota, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un altro giro e comincia a tendere le cinte e le cinte tendono i tendini e le ossa.
Il boia guarda ancora il notaio ma il notaio non annota, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un altro giro e le cinte strappano i tendini e spezzano le ossa.
Il boia continua a guardare il notaio ma il notaio continua a non annotare, Martìn non ha altro da aggiungere al suo non dire.
La ruota fa un altro giro, e poi ancora un altro, e poi un altro ancora.
Poi si ferma, farla girare ancora sarebbe inutile.

Written by Ezio

8 aprile 2011 at 13:39

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La mamá de Jimmy

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La mamá de Jimmy es una inglesa
que critica esta tierra
pero no se da cuenta
que en el sur están sus ovejas.

Hay mujeres en la ciudad
que critican lo actual
pero no se dan cuenta
que todas sus pinturas les quedan mal.

Hay hombres en la ciudad
que critican lo actual
pero se dan vuelta
para insultar a una chica al pasar.

Un señor muy gordo un día me preguntó
si no me daba vergüenza estar así vestido.
Yo le respondí que hiciera callar
todos los gusanos de su panza.

(León Gieco)

Written by Ezio

7 aprile 2011 at 12:38

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Controversie

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“Se non ci fosse il progresso scientifico, noi oggi saremmo ancora, spiritualmente e tecnologicamente, all’età della pietra. In questo senso sono convinto che la scienza debba essere difesa senza riserve.
Quel che non mi piace è il modo in cui certi scienziati sfruttano la libertà intellettuale e finanziaria loro concessa. Oggi non tutto ciò che si spaccia come “lavoro scientifico” merita più questo nome. Da molto tempo è l’interesse economico immediato a dettare lo sviluppo del nostro sapere.  Spesso la ricerca si fa solo là dove essa ha un peso anche finanziariamente; il bene dell’umanità è passato in seconda fila.
Questi sviluppi hanno una conseguenza che oggi, all’interno dell’attività scientifica, è in corso una concorrenza spietata. In quest’ambito si manipolano dati, si ottengono finanziamenti in modo fraudolento e si scava la fossa ai colleghi. Un caso rappresentativo, verificatosi nella famosa Harward University, viene illustrato dal professore di etnologia ed esperto dei Maya Michael D. Coe.

Quando Gordon Willey, la figura più autorevole in questo campo, si ritirò dall’insegnamento, si liberò la cattedra Charles Bowditch, il posto più ambito nell’archeologia maya. Per trovare un degno sostituto a Willey, una commissione nominata dal rettore compose un breve elenco di possibili candidati e chiese ai ricercatori sui maya di presentare giudizi scritti su di loro.
Che cosa accadde? Si dice che il rettore, traumatizzato dalla perfidia e dalla meschinità degli elaborati, abbia commentato che in tutta la sua vita non aveva mai letto niente di simile.
Gli specialisti diedero l’impressione di pescecani in lotta fra loro per una preda, in ribollenti acque accademiche rosse di sangue. È quasi inutile dire che il posto non fu assegnato.

Nel quadro delle mie ricerche ho avuto occasione di sentire molti scienziati. Tutti avevano da deplorare casi di questo genere, ma in generale spiegavano queste “cadute” dei loro colleghi con le debolezze del sistema scientifico. La loro tesi un po’ sconsolata era che, non esistendo alcun modello migliore, si doveva convivere con tale situazione.

Ma è davvero così? Dobbiamo accettare che esperti di alto rango, pagati dal pubblico, manipolino di tanto in tanto i loro risultati? Dobbiamo accettare che sia possibile “comprare” perizie scientifiche? (…) Se non creiamo subito enti di controllo, se non introduciamo regole etiche di comportamento e non prendiamo altre misure, per la scienza di domani si preannunciano prospettive piuttosto fosche!”

Luc Bürgin, giornalista e scrittore svizzero.

Il problema, credo, sia sempre lo stesso, soprattutto in ambito scientifico: Chi controlla chi. E cosa.
Non so se ha ragione Bürgin ma il quadro che ne fa e che risale al 1999, pur se incompleto, mi pare assai preciso oltre che spietato. Oggi – ma anche allora – i soldi pubblici sono esclusiva della ricerca militare mentre  quella privata sta tutta nelle mani di entità finanziarie con disponibilità economiche maggiori di quelle pubbliche. Direi che, in effetti, a creare più problemi di quanti ne risolva non  sia la scienza in sé bensì quella che vive agonizzante tra spire del profitto. Gli è che quest’ultima pare anche essere l’unica.

Written by Ezio

5 aprile 2011 at 17:28

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