Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Roba mia

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Non mi capita spesso di raccontare qualche briciola di me qua dentro, ma lei non ci ha messo molto a lasciarsi prendere e ora che mancano pochi millimetri alla chiusura della gomma posteriore, dopo che ci ho percorso un po’ di misto stretto e un po’ di misto veloce, posso dire che La Poderosa è roba mia più di quanto potessi immaginare un mese fa.
Duecentocinquanta chili che diventano una piuma dopo neanche un metro: sottile, snella, nuda, veloce quanto basta, poderosa nella spinta, agile nello scendere in piega in barba pure al suo peso, docile e cattiva al contempo, divertente. 1250 cc di piacere, più facili – molto di più – di quanto immaginassi.

C’è il colore scuro dell’asfalto, come un fiume tortuoso che costeggia i monti e poi vi si getta dentro aprendovi una ferita, da seguire finché il mondo finisce. C’è l’aria che ti prende per mano fino a farti provare la sensazione di volare, di galleggiare su di essa. Ci sono i colori e le sfumature impossibili da raccontare e i profumi dei boschi e dell’erba che riempiono i polmoni, che respiri e poi respiri ancora. C’è l’eccitazione che si prova nel mantenersi in equilibrio instabile quando si è quasi fermi e poi quella che si prova quando sei in velocità e il vento cerca di disarcionarti dalla sella. Ci sono le strade chiuse dagli alberi, i cui rami si protendono e si uniscono formando una galleria tetra e scura anche in piena estate. C’è la paura, quella paura che mette paura alle proprie paure e al contempo infonde quel po’ di coraggio indispensabile per vincerle tutte, urlandole a se stessi sotto il casco. C’è l’ignoto dell’avventura, perché ogni uscita in solitudine è un’avventura che ti si apre davanti e dal quale non vorresti ritornare, per viverne immediatamente un’altra e poi un’altra ancora. C’è l’incontro coi laghi, coi laghetti, piccole pozze d’acqua che appaiono lucenti e inaspettate, e quello coi laghi grandi, ricercati tra gli appennini e il cielo. C’è l’incontro coi piccoli paesini in cima ai monti, dove i pochi abitanti sembrano abbracciare i “forestieri” nonostante il cupo rumore che portano con sé e dove gli animali superano in numero quello delle persone che vi vivono. C’è l’allegria, quel sorriso che sboccia improvviso e inaspettato e non ne comprendi il motivo. Ma te lo vivi, oh se te lo vivi.

Avevano (e hanno) ragione gli altri “banditi”: quando sei lì sopra mandi in culo la polizia, le moto da bar, i discorsi da bar, l’Italia, il mondo, l’universo, gli universi paralleli e pure tutto il resto!

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Written by Ezio

28 marzo 2011 a 20:29

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. accipicchia: non farti prendere troppo però, eh… soprattutto dalle curve!

    angie

    29 marzo 2011 at 16:20

  2. No, Angie, non mi faccio prendere. Perché so che devo tornare dagli occhi che lascio a casa, che mi lasciano un’immagine sempre uguale ma mai perfettamente identica nelle sfumature ogni volta che salgo in moto e che mi resta lì, sospesa fra la mente e il resto del mondo, e mi accompagna e si sovrappone a tutto il resto prima di ogni curva, di ogni piega, di ogni sorpasso…

    Ezio

    29 marzo 2011 at 19:26


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