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Palabras en el viento

La scatola di Rossi e Focardi

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Quando mi capitò tra le mani “Superforza”, di Paul Davies, mi trovavo nella più grande libreria di Ostia; era il ’91 o forse il ’92 e da qualche anno avevo iniziato ad interessarmi di astronomia e poi di fisica (a livello storico e non matematico). L’ho frequentata per un altro po’ di tempo, poi sono diventate punto di riferimento le grandi librerie romane. Oggi quella libreria è vuota come una bottiglia nelle mani di Hancock: vendono magliette, felpe, qualche cappellino e i libri si possono contare sulle dita delle mani, forse per il fatto che era (e continua ad essere) un semplice negozio dove si vendevano libri e completamente a conduzione famigliare.

Paul Davies è un ottimo divulgatore scientifico e, poco prima di “Superforza”, aveva scritto quello che tuttora resta il suo libro più famoso: “Dio e la nuova fisica”, che lessi invece un paio d’anni dopo.
Mancavano (Superforza è del 1984) sedici anni al fatidico traguardo del 2000 e il buon Paul asseriva neanche tanto velatamente che entro quella data sarebbe avvenuta la fine della fisica così come la conosciamo, nel senso che il sogno di Einstein e di tutti i fisici di inizio ‘900, quello di una teoria in grado di descrivere le quattro forze fondamentali (debole, forte, magnetica e gravitazionale) in un’unica equazione matematica. Ci si riferisce a queste teorie con i termini “Grandi Teorie Unificate o, più semplicemente, GTU. C’è da dire che il plurale è d’obbligo e che Einstein inseguiva questo sogno quando ancora non conosceva l’esistenza delle prime due forze.

E dopo? Dopo la fisica, intesa come ricerca, non avrebbe più avuto ragion d’essere. Tutto sarebbe stato alla portata degli umani tanto che le macchine costruite dall’uomo sarebbero state in grado di prevenire catastrofi come quella giapponese e, ancor di più, si poteva immaginare la capacità di spostare l’orbita dei pianeti a piacimento e “costruire” dal nulla nuova materia fino al punto da crearli ex-novo e posizionarli sull’orbita adatta.

Insomma, una volta trovata la magica formula che avrebbe reso vecchie e stantie tutte le altre teorie – dalla teoria della relatività generale di Einstein alla cromodinamica quantistica di Murray-Gelmann, che descrive il comportamento dei famosi quark e la loro assai stravagante carica elettrica frazionaria – l’uomo si sarebbe di fatto seduto sul trono di Dio o chi per lui.  Il tutto (il libro è un libro di divulgazione scientifica e non certo di fantascienza) proprio entro la fine del secondo millennio.

In quelle pagine si descrive il Big-Bang, la possibilità che sia nato da una bolla di falso vuoto carica di energia, il periodo inflattivo, l’eccesso infinitesimo di materia rispetto all’antimateria, la formazione delle galassie, l’espansione infinita o la contrazione, le stringhe cosmiche e tutta una serie di teorie fisiche e cosmologiche ancora in auge; la chiosa è però più filosofica e non la virgoletto perché interrogo una memoria vecchia di quasi vent’anni: poiché (si chiede l’autore) se le leggi fondamentali che governano e regolano la natura si discostassero da come sono di un fattore uguale a 10 alla meno 18 tutto l’apparato salterebbe in aria (nel senso che non sarebbe neanche nato l’universo e di conseguenza noi non staremmo neanche qui a porci domande) tali leggi non sembrano affatto frutto del caso bensì frutto di un’entità intelligente.

Gli eventi accaduti in questi anni pare abbiano fatto abbassare un po’ il profilo, anche se non fino al punto da far chinare la testa o abbassare gli occhi, ai teorici. Del mercato che ingoia la ricerca e i ricercatori e caga soldi e schiavi Paul Davies nel libro non parla, forse perché legato (in quel periodo) a quel modo di “fare scienza” tanto antico e romantico in cui le nuove scoperte saltavano su da vecchi scantinati adibiti a laboratori, polverosi e spesso pieni di fumo di sigaretta in barba pure alla sicurezza. Poi, dopo, si cercava il modo di descriverli a livello matematico, anche se alcune volte è accaduto il contrario (il neutrino ad esempio è stato “catturato” una trentina d’anni dopo la sua previsione matematica). E non parla della possibilità che se un fatto sperimentale non si riesce a descrivere matematicamente non è detto che sia sbagliato il fatto stesso ma è assai più probabile un errore da parte del teorico.

Però, forse, nonostante, dal punto di vista dei fatti sperimentali qualcosa comincia a muoversi, e a meno che qualche grossa multinazionale impaccata di soldi non gli sfili il brevetto (della scatola misteriosa o dei componenti della stessa) da sotto la sedia per destinarlo all’eterno riposo in fondo ad un cassetto, nei prossimi mesi potremmo vederle delle belle.

Pare comunque che attualmente il mercato continui a preferire la fissione – tecnologia che mangia soldi e persone – anche se ormai con le rughe, bavosa, imbiancata dal tempo e capace di ammazzare restando viva.

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Written by Ezio

14 marzo 2011 a 15:17

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. Qualcosa comincia a muoversi e quelli che dovrebbero interessarsi a queste notizie perdono il loro tempo organizzando le trasmissioni di approfondimento alla stessa stregua dei programmi di chat!
    Nessuno di queste TESTE D’UOVO (m’è scappato uovo, ma volevo dire…) si è degnato di dare questa notizia. Si vede che fanno più share i discorsi, a questo punto inutili, sul nucleare. Inutili perchè a partire da Ottobre il nucleare sarà il PASSATO. Il futuro è l’E-Cat di ROSSI. Niente radiazioni, niente emissioni di NOx e COx, niente scorie radioattive, niente rifiuti tossici. Cosa si vuole di più.

    Lucio Martini

    19 marzo 2011 at 16:58

  2. Con i dovuti distinguo ricorda la vicenda di Marshall e Warren e l’epilogo della scoperta dell’helicobacter pylori. Se la comunità scientifica fosse meno ingorda e saccente e si fossero dati giusta rilevanza e un po’ di fondi pubblici alla “scoperta” della FF ven’tanni fa…
    Certo, la notizia (e di conseguenza il fatto) in sé non esiste se non tra gli addetti ai lavori e tra i curiosi qual io sono: difficile fare share (e di conseguenza soldi) con argomenti tecnici.

    Ezio

    20 marzo 2011 at 21:30


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