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Palabras en el viento

Archive for febbraio 2011

Le scarpe

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Dall’album “L’osceno del villaggio”, che gli ha troncato la carriera, un Federico Salvatore che si inventa nuovo e – parlando di calzature – si tira su dal pantano mediatico afferrandosi alle stringhe delle proprie scarpe, passando dal cabaret a canzoni come questa.

Torneremo a camminare a piedi nudi, un giorno?
Oppure:
Torneremo a camminare a piedi nudi, un giorno!

Con quali scarpe sono nato, con quali scarpe andavo a scuola,
il primo cerchio l’ho capito guardando un buco nella suola.
Con quali scarpe son cresciuto, le mie non erano di pelle,
le ho consumate insieme al fiato per correre dietro le stelle.
con quali scarpe ho preso a calci prima un pallone e poi un nemico
e ora mi accorgo che quei calci li davo al mio migliore amico.
Con quali scarpe quella sera senza più un’alibi o una scusa
per una voglia di preghiera io sono entrato in una Chiesa.
Con quali scarpe ho passeggiato nelle pozzanghere d’inverno
e con le scarpe avrò schizzato il mondo che passava intorno.
E quali scarpe ho regalato nei pacchi di beneficenza
e con quel gesto ho superato l’esame con la mia coscienza.
Con quali scarpe ho attraversato i labirinti di un amore
nei troppi vicoli ho perduto la strada che portava al cuore.
Ma non ne voglio fare un dramma se ora mi lecco le ferite
avevo le scarpe di gomma e forse lei non le ha sentite.
E quante scarpe sempre più nuove, sempre più lucide e sfilanti
e mi domando chissà dove saranno i sandali dei Santi.
E quante scarpe americane sulla coscienza di un Erode
scarpe cristiane e musulmane, scarpe che Dio forse non vede.
Sempre più scarpe da infilare ai piedi di questa esistenza
ma quelle che fanno più male le scarpe dell’indifferenza.
Scarpe che aiutano a fuggire per rimanere sconosciuti
e tacchi alti per capire che noi non siamo mai cresciuti.
Con quali scarpe del futuro io me ne andrò da questo mondo
le scarpe per saltare il muro saranno scarpe senza fondo.
Senza più firme da mostrare, senza più orme da lasciare,
senza più lacci da far nodi, senza più scarpe: a piedi nudi.

Written by Ezio

2 febbraio 2011 at 14:25

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Soldati

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Indicano, forse incitano, incantano, solidarizzano, sempre accarezzando l’arma. Non ci sono fosse né cadaveri intorno e loro guardano la folla, tristemente; o forse vedono oltre, al di là di ciò che guardano.
Non ci sono due paesi contrapposti né confini da difendere né altri oltre loro stessi. E non ci sono matite, ora, né per disegnare i sogni della piazza né per disegnare i pensieri di chi siede sui carri armati.

Sembra che ci siano state strette di mano e abbracci, in qualche foto si vede qualcuno che gli mette tra le braccia un figlio ancora in fasce. Un giorno, forse, uno di quei soldati si siederà a terra e accarezzerà dolcemente la testa di un cane che gli dormirà sulle ginocchia, e troverà una matita e disegnerà la guerra che non non vuole uccidere e la guerra che uccide.

Forse, tra le spire di un’anaconda, si sta più al sicuro.

Written by Ezio

1 febbraio 2011 at 19:51

Pubblicato su Senza Categoria