Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Melgarejo

leave a comment »

C’era una volta (così iniziano le favole, o le storie) o forse no (nel senso che una favola, o una storia, può esserci sempre).

Quando cadde la dittatura, abbattuta a sassate, bastonate, colpi di forcone, colpi di machete e pallottole, il dittatore  Melgarejo non cadde immediatamente con essa, fuggì dalla Bolivia lasciandosi dietro le macerie del suo regime per trovare riparo a Lima, in Perù.
Non è passato molto tempo e ora vive di nulla in una piccola stanza nella capitale peruviana, solo; e dei fasti del suo potere altro non gli resta che un poncho rosso e qualche ridicolo gadget tanto piccolo da poter entrare nelle tasche. Persino il suo cavallo è stato ucciso affinché nulla resti in terra boliviana di quel nefasto periodo: gli hanno tagliato le orecchie e la coda, il resto è stato mangiato.
È fuggito a Lima per un ottimo motivo: lì vive Juana Sànchez. La notte, anziché dormire, la passa davanti a casa Sànchez, urlando con tutto il fiato il nome di Juana. Lei non si fa vedere, non risponde, non apre la porta.
L’aveva comprata, o rapita, o se n’era innamorato in maniera tutta sua anni prima, durante un viaggio di lei e della sua famiglia a La Paz. Lei, non ancora diciottenne, lo incontrò proprio fuori dal palazzo e lui la prese con la forza e si rinchiuse con lei in una stanza. Non uscirono che dopo tre giorni.
Sempre vergine per lui, ogni notte, per tanto tempo, in assoluto silenzio.

Sì, è stata zitta, Juana, per troppo tempo, tanto che altro non sa fare, ancora, che tacere.

Stava zitta quando lui la presentava come una regina, vestita della sua pelle e dei suoi lunghi capelli, a vescovi, ministri e generali dell’esercito durante i banchetti.
Stava zitta quando lui la rinchiudeva in un convento di La Paz perché doveva partire per una campagna militare.
Stava zitta quando lui tornava dalla guerra (proprio come Carlo Martello) e la prendeva in braccio dentro il convento e la portava sempre in braccio fin dentro il palazzo.
È rimasta zitta anche quando lui ha espropriato ottanta ettari di terra agli indios e glieli ha regalati insieme ad un’intera provincia, a lei e alla sua famiglia.
E rimanendo zitta è riuscita, dopo anni, a tornarsene a Lima.

Urla davanti al portone, Melgarejo, ma la porta rimane sprangata dall’interno. Di lei percepisce la presenza dietro il grosso portone: l’odore della bellezza rimasta intatta, l’immagine del viso infantile, la perfezione delle curve del suo corpo, l’umido scivoloso delle anse nascoste del suo corpo, ma lei non si fa vedere né si fa ascoltare. Non esce neanche per dirgli: “Non sono mai stata roba tua! Non sono mai stata lì con te!”

Qualcuno deve averlo seguito da La Paz o forse qualche parente o amico di lei si affaccia da qualche finestra nelle vicinanze, e mentre lui urla il suo nome sulla soglia e la implora di aprirgli la porta due spari e due pallottole nella schiena mettono fine alla sua avventura di (ormai ex) dittatore.

Annunci

Written by Ezio

19 gennaio 2011 a 15:15

Pubblicato su Senza Categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: