Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Lungo il fiume… della memoria

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“Nessuna parola si ode, si alza, cade, se nessuno parla.”
E a volte, magari, è meglio così!

Sono passati otto anni dalla menzogna del governo quando il capo di tutti i capi, Toro Seduto, capisce che il centro del mondo, le Montagne Nere, dove gli indiani parlano coi loro Dèi, verranno violate dopo che qualcuno chiaro di pelle vi ha trovato filoni d’oro. Parla ai sioux, ai cheyennes, agli araphaos e tutti guardano verso il sole: sanno.
Tre giorni e tre notti di canto, di ballo e di festa possono bastare prima che lo sguardo si fissi verso l’orizzonte; là, oltre le colline.

Alce Nero nel 1876 aveva tredici anni e stava facendo un bagno nell’acqua del Little Big Horn, all’udire dei primi spari e delle prime urla uscì dall’acqua e si arrampicò su una collina.
A soli nove anni aveva imparato che gli esseri viventi, che fossero dotati di radici di gambe o di ali, erano stati generati dal sole e partoriti dalla terra, alcova calda dotata di grandi mammelle e molti capezzoli; e a dodici anni vide per la prima volta un uomo bianco: pensò che fosse malato… Qualcuno, poco dopo, gli insegnò anche che sarebbe stato difficile sconfiggere la siccità, la sofferenza e la guerra ormai pronta ad apparire all’orizzonte.

Ora guarda dalla sommità della collina e sente scoppi e vede polvere; e di tanto in tanto, dalla polvere, vede fuggire cavalli senza cavaliere.

Custer, poco tempo prima, aveva fumato il calumet della pace con Anfora Nera, capo dei cheyennes, il quale gli aveva predetto che lo avrebbero ammazzato se avesse tradito il patto di pace, e che nessun guerriero indiano si sarebbe sporcato le mani per scuoiare la sua testa.
George Armstrong Custer, il grande generale, aveva i capelli lunghi e lucenti ma si presentò sul campo di battaglia completamente rapato. Lui non poteva essere sconfitto ma ora il suo cranio brilla completamente intatto illuminato dalla luce del sole; e la luce del sole illumina pure la sua faccia che conserva nella morte quell’espressione idiota di tutti coloro che non possono essere sconfitti.

Non era, Custer, il “generale di vent’anni occhi turchini e giacca uguale” mai esistito della canzone “Fiume Sand Creek” di De André, anche perché la battaglia lungo il fiume Sand Creek avvenne dodici anni prima e non fu condotta da nessun generale poiché Chivington, comandante del terzo reggimento all’epoca, morì coi gradi di colonnello.

Ora, tutto questo, per cercare di parlare il meno a lungo possibile proprio di De André. Mi ero proposto, parecchio tempo fa, di non partecipare più a qualsivoglia tributo in suo nome, o onore, o merito, o omaggio, o ossequio o qualsivoglia altra cazzata, per non dover essere costretto a raccogliere pezzettini di parte della sua carogna o memoria; ma soprattutto, parlando di memoria, pezzettini della mia. Però, complice l’amicizia con dei musicisti fantastici, di tanto in tanto ricado nell’errore. Ieri sera, grazie alla bravura di Maurizio, Riccardo, Mario e soprattutto alla voce di Alberto (Napo) Napolitano, mi sono sentito calare dentro un’atmosfera gioiosa sì ma al contempo malinconica, perché se con Fabrizio De André ho tanto da condividere di Fabrizio De André non ho nulla (non più, da tempo) da condividere.

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Written by Ezio

12 gennaio 2011 a 15:54

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. quello che molto modestamente posso pensare io, Ezio, è che: ultimamente l’operazione Faber sia diventata alquanto commerciale… e che di polemiche su certi suoi testi (e paternità degli stessi) ce ne fossero già tempo addietro, ma si son volute dimenticare (o che i più giovani non le conoscano!)

    angie

    12 gennaio 2011 at 21:46

  2. Ho la fortuna, Angie, di conoscere giovani che ne conoscono i testi e che sanno essere assai critici nel senso della predisposizione alla comprensione, tanto da discutere ancora di tanto in tanto con loro fino a scoprire anch’io (sempre di tanto in tanto) cose nuove a cui non avevo pensato prima. Ma il senso del mio post l’hai colto e sta tutto nelle ultime due righe: sono schifato dall’operazione commerciale messa in moto dopo la sua morte. L’uomo (non le canzoni) svenduto al miglior offerente, tanto da essere esibito come santino nelle chiese e come poeta nei circoli infami della destra sociale.
    No, grazie, meglio non essere in nessun luogo che essere sbattuti dappertutto.

    Ezio

    12 gennaio 2011 at 22:47


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