Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Più Buster che Charles

with 2 comments

Il personaggio che viaggia nella desolazione, senza proferire parola perché il sonoro è ancora là da venire, come Chaplin racconta della guerra esilarante che si combatte contro i bulli, i poliziotti e le macchine che sono in quel momento l’apice della tecnologia. Buster Keaton non diverrà popolare quanto lo diverrà Chaplin, ma i suoi film(s) fanno e faranno divertire nonostante siano spesso malinconici.

Charles arrivò ad Hollywood dopo essere scappato dall’Inghilterra attraversando l’Atlantico su una nave bestiame, tra ovini e bovini. Ora, dopo quasi vent’anni, torna ed è uno degli uomini più conosciuti nel mondo; e nonostante il cinema muto sia stato sostituito nelle sale dal cinema sonoro i suoi film(s), muti e irriverenti, sono ancora tra i più graditi al pubblico. È ricco, può spendere ma non spende, può comprare ma non compra, può desiderare ma non desidera se il desiderio ha un costo. Non riesce a guardare un oggetto senza calcolarne il prezzo, fino ai centesimi.

Buster arriva davanti alla macchina da presa sempre con ore di ritardo, con gli occhi rossi e con i postumi della sbornia della sera precedente non ancora del tutto smaltiti. Nessuno del cast che riesca a comprendere come faccia a ricordare le battute e come sia possibile per lui muoversi come un pagliaccio così come il copione richiede. D’altra parte, più che seguire il copione, improvvisa.
Anche per lui, che ha cavalcato gli anni tra il muto e il sonoro, è imposta da quest’ultimo la fine dell’improvvisazione in scena e la dottrina delle battute del copione, così da dimezzare i costi di produzione e così da ridurre il talento a zero. In effetti Buster Keaton vive il momento della trasformazione: il mercato ingoia e il cinema si avvia a diventare una grande industria. Affari, affari e poi ancora affari  che fanno diventare i film(s) fabbriche di denaro dove le norme di produzione impongono il contenimento dei prezzi.
Lui, capace di vivere anche all’indietro, a differenza di Chaplin ha le tasche tanto bucate da permettergli di vivere e rimpiange i tempi i cui ad Hollywood si giravano pazze avventure chiamate anche film(s).
Alla fine del cinema muto, all’inizio del sonoro.
Ogni notte, per festeggiare quei tempi, stappa in solitudine una nuova bottiglia senza calcolarne il prezzo e ne beve il contenuto, supplicando la sua memoria di continuare a bere per starsene buona e zitta.

Sì, più Buster che Charles

Claudio Lolli

La fine del cinema muto

Alla fine del cinema muto
si riempirono le osterie
di vecchi attori poco fonogenici
e dalle tante malinconie,
che guardavano il cielo lunatici
come dovesse cadere giù,
ripensando a quel silenzio magico,
quel silenzio che non c’era più,
e ai rumori del mondo, antipatici,
dispettosi alzavano il bicchiere,
e i più romantici
svillaneggiavano mostrando il sedere…

Alla fine del cinema muto
sulle panchine dei grandi viali,
quei vecchi attori bestemmiavano al troppo sole
che ha il potere di bruciare le ali,
e si perdevano in discorsi accademici
sulla storia e il suo occhio di lince,
per capire se è vero che chi perde ha torto
e che ha sempre ragione chi vince,
poi a sera rivestiti da maschere,
si accontentavano di illuminare
il buio delle sale
che non riuscivano a dimenticare…

Anche noi alziamo spesso il gomito
rifugiati dentro ad un’osteria
per una strana voglia di nasconderci
e rimeditare la filosofia,
e dentro al cielo vediamo risplendere
un idolo d’oro al posto del sole
un nuovo dio che non riusciamo a comprendere
nè a descrivere con le parole,
un dio moderno che tutti adorano
e che regala vuoti di memoria,
un dio impaziente e annoiato,
che sembra stanco della nostra storia…

Anche noi abitiamo in un cinema
e siamo in bilico ad ogni minuto
tra la gloria, il successo, un amore frenetico
e il ricordo del cinema muto,
e dalle panchine vediamo passare
delle folle accaldate di gioia
per il futuro mondo fantascientifico
e il suo meccanismo che distrugge la noia,
e il corteo è annunciato da angeli
che buttan fiato dentro a una tromba
– questo futuro – si dice
– ci farà l’effetto di una bomba…-

Annunci

Written by Ezio

28 dicembre 2010 a 12:44

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Che bel post Ezio, sei un grande! Come sai, proprio ieri a cena ti ho fatto leggere questo mio scritto di qualche anno fa, e ancora oggi La fine del cinema muto resta per me una delle canzoni di Lolli alla quale sono più affezionato.
    Fra l’altro Keaton, inserita in uno dei migliori album di Guccini (Signora Bovary), l’ha scritta Lolli.
    A stasera per un bellissimo concerto di Maurizio :-)

    nico

    29 dicembre 2010 at 16:04

  2. Differenze, Nico, due modi completamente diversi di interpretare le vita in quegli anni… La prima strofa, sentita quella sera, mi ha fatto subito venire in mente la differenza fra i due attori. Alla fine del cinema muto…
    Di Signora Bovary avevo la solita cassetta: Signora Bovary, Van Loon, Scirocco… peccato non aver più neanche la copertina. Ecco, non sapevo che Keaton fosse stata scritta da Lolli…
    Un abbraccio

    Ezio

    29 dicembre 2010 at 18:39


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: