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Palabras en el viento

La locomotiva

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È partita, questa mattina, sgusciando fuori dal disco, poi dal lettore ciddì e poi dalle casse (ma dove risiede, la musica?) tra un “soy bolita en Italia soy colombo en Nueva York” di Leòn Gieco e un “prendono in coppia l’autobus le cenerentole di periferia” di Federico Sirianni. Non che avessi propriamente voglia di ascoltarla ma… in effetti non l’ho ascoltata, come non ho ascoltato le parole di mia moglie che si mescolavano con la musica e col rumore rauco del motore diesel. Fin dalle prime note mi ha ricordato un film che ho visto almeno sei-sette volte ma che non vedo da almeno quattro anni: “C’era una volta il west”.
La fine dell’epopea, l’inizio della modernità. Già, perché i protagonisti di quello che ritengo un capolavoro cinematografico non sono né il giovane Charles Bronson con la faccia da indio e (forse) per la prima e unica volta senza baffi davanti alla cinepresa, né il cattivo Henry Fonda né la bella Claudia cardinale d’allora. I protagonisti, a mio avviso, sono la ferrovia e la vendetta.

Già, la locomotiva. E la ferrovia, la strada dove corre, l’anaconda di ferro?

Davanti a tutto e tutti c’erano i cannoni con le micce spente ma pronte, e quando tuonavano abbattevano muri, barricate, case, vivi; dietro erano schierati i soldati: indios, mezzosangue, affamati e indottrinati, pronti a dar fuoco ai campi di mais e al colpo di grazia; dietro di loro i braccianti, gente distrutta da quindici ore di lavoro al giorno sotto qualsiasi tempo, a posare binari e piantare pali del telegrafo e, quando richiesto, pali per le forche.
La ferrovia tracciava allora il confine tra il mondo antico e quello moderno, avvicinando posti lontani e separando quelli vicini, scavava, divideva il territorio in territori come le strade d’asfalto dividono i territori in lotti, distruggeva foreste, spianava colline e, nell suo marciare spedito e arrembante, ingoiava uomini liberi e sani e cagava schiavi e sangue fresco.

Svecchiare, modernizzare, innovare, costa! E il prezzo da pagare si paga sempre con carne fresca.

Ma, Sergio Leone, ha voluto chiudere il film con un duello, ultimo atto di giustizia in un mondo che andava pian piano morendo:  “Ci passerete un giorno o l’altro?” “Un giorno… o l’altro.”
Di lì a poco, infatti, la vendetta avrebbe preso il nome di giustizia e l’intermediario avrebbe preso in consegna l’intera esistenza dei contendenti, stringendoli in una morsa mortale. Eppure, nonostante, resto convinto che l’intermediario ancora oggi non abbia la forza di modificare dall’alto la struttura sociale, a meno che i legami che la compongono non si dissolvano da sé soli.

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Written by Ezio

10 dicembre 2010 a 16:26

Pubblicato su Senza Categoria

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