Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Dal Palalottomatica

with 2 comments

“È inutile opporsi al destino
tanto vale aspettare
il più comodamente possibile
che si compia”
(Paperino)

“L’America era il mondo
sognate e misterioso
di Paperino”
(F. Guccini)

Parto da qui, dicendo immediatamente che Paperino mi piace non poco: una sorta di individualista un po’ scazzoso un po’ anarchico, amante dell’ozio, irascibile al punto giusto e fermo nella convinzione di farsi solo i fatti suoi.
Eppure, nonostante, tutti i personaggi di Disney altro non diffondono che usanze e costumi della civiltà dei consumi. Tutti, dai topi ai paperi passando per cani, gatti, lupi, maiali e quant’altro altro non fanno che occuparsi di indagini di polizia, di affari, di compravendite varie, di guadagni facili nonché coltivano inimmaginabili sistemi per sbattere i cattivi in galera. Se non fosse per il solo Paperino, lui sì sognante e misterioso… È che da Guccini non mi aspettavo il regalo “Amerigo”, canzone che desta ricordi lontani di cui non posso parlare e piccole considerazioni come quella appena esposta.

Scintille di una sera assoluta per la mia “prima volta” ad un concerto di Francesco; scintille che di tanto in tanto hanno acceso fuochi.

Se dico che è stato ed è un mio compagno di viaggio mento, ma se dico che non lo è stato e non lo è mento lo stesso. Compagno di viaggio, nel senso della misura temporale della compagnia, è stato ed è De André – anche se da parecchio tempo le sue canzoni non girano più nel mio lettore cd – mentre di Guccini dovrei parlare di brevi momenti temporali di compagnia, come del resto di Vecchioni, Bertoli e i Dire Straits con Mark Knopfler. Dal 2004, per esempio, il mio compagno di viaggio è León Gieco.

Gli è che mi aspettavo di trovare un vecchio rincoglionito come era apparso tempo fa da Fabio Fazio – ma forse è Fazio che da rincoglionito fa apparire rincoglioniti i suoi ospiti – e invece mi sono trovato davanti un settantenne con una carica e una vitalità fuori dal comune: sveglio, palpitante, energico, tanto animato da dimostrare parecchi anni di meno soprattutto nel vocione ancora caldo e squillante. Certo, quello che si chiamava  Palazzetto dello sport prima, PalaEur dopo e Palalottomatica ora, e che appare come un delirio architettonico pieno di scritte inutili sulle grandi vetrate, diffonde le note uscite dagli strumenti in maniera tanto vergognosa da farle sembrare un rumore fastidioso, una sorta di rutto soffocato! Vaffanculo agli organizzatori, Roma meriterebbe ben altro per i concerti!
Qualche anno fa, durante un concerto nello stesso luogo, De André presentò i musicisti e il tecnico del suono e… giù fischi per il povero tecnico… “No, il tecnico del suono non c’entra, è questo palazzetto che fa schifo”, disse. Forse era la posizione rispetto al palco, ma mi pare che oggi sia peggio di allora.

Direi che nel complesso sono rimasto favorevolmente colpito da Guccini – anche se avrei preferito più musica e meno parole perché le parole erano riferite tutte alla vita pubblica e privata del presidente del consiglio ed io mi sono francamente rotto i coglioni di sentirne parlare pure durante i concerti – così come sono rimasto colpito dal pubblico, migliaia di ragazzi col pugno alzato ad urlare più che cantare le sue canzoni. Credo proprio che una generazione di cantautori come quella nata tra gli anni quaranta e cinquanta non si vedrà più.
Eppure, nonostante (di nuovo) in Guccini continuo a trovare una certa ambiguità, nel senso che – e senza voler fare il pignolo – l’urlo di chiosa “Trionfi la giustizia proletaria” suo e della gran parte del pubblico in cui si mescolava senz’altro qualche finiano d’ultima generazione m’è parso fuori tempo: la amo come poche quella canzone, sono consapevole che sia sua e solo sua, ma non sono mai riuscito a cucirgliela addosso; tal problema, evidentemente, è e resterà tutto mio.

In ogni caso, parlando di Guccini, la mia canzone sta qui:

Brutta? Bella? È stata la colonna sonora dei giorni della mia rinascita, trent’anni fa, e ciò mi basta!

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Written by Ezio

8 novembre 2010 a 16:20

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. ho sempre adorato “5 anatre”, certo più per il ritmo che per il testo, ma ricordo lunghe discussioni sul newsgroup con chi continuava a dire che quella canzone è banale. Bello saperti alleato!
    L’altra sera l’acustica era disastrosa, ma la scaletta con “canzone per piero” – “bisanzio” – “canzone dei 12 mesi” è bastata a farmi uscire contenta, avesse fatto anche “shomer ma mi-llailah” sarebbe stato perfetto.
    Ma penso la nostra fila sia stata, purtroppo, l’unica a non applaudire alle battute su Ruby.

    enrica

    9 novembre 2010 at 10:42

  2. Credo che le battute su Ruby (fortunatamente, quelle sì, inascoltabili dalla nostra posizione) siano servite a… come dire… “scaldare” il pubblico; e penso che la nostra fila sia stata, per fortuna, l’unica a non applaudire quelle battute, a mio avviso del tutto fuori luogo.
    Le lunghe discussioni sul NG in merito a “Le cinque anatre” me le ricordo, ma non ho mai scritto che sia la più bella canzone di Guccini né che sia una bella canzone; ho scritto che è la mia canzone per motivi e ricordi strettamente personali.
    Un abbraccio

    Ezio

    9 novembre 2010 at 18:30


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