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Sogni di presidenti

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Abramo nasce nel Kentuky e nel Kentuky, il padre di Abramo, solleva attrezzi da boscaiolo e taglia e costruisce la capanna che farà da rifugio e finanche da casa. Taglia finché una parte del bosco non diventa radura, per scaldarsi e  costruire e cucinare e ancora scaldare. John no, lui è un irlandese nato nel Massachusetts e vive in città.
Un giorno Abramo vede il padre tagliare legna affinché sua moglie potesse avere una cassa degna di lei per la sepoltura; e guardando vede la morte e capisce; e guardando impara a usare l’ascia e la sega. E cresce. John per vivere non ha bisogno dell’ascia e la sua famiglia è il suo rifugio.
Era ancora un bambino, Abramo, e già gli toccava in sorte di dover capire là e subito che nessuno avrebbe più cotto il pane da mangiare ancora caldo di forno nel giorno di sabato, perché sua madre non avrebbe mai più aperto gli occhi dal suo sonno tanto profondo; e che il legno tagliato nell’immediato futuro sarebbe servito per costruire una zattera che lo avrebbe portato via di lì, dalla sua vita, dalla capanna, dal bosco, giù lungo il fiume, verso l’Indiana. John, nell’età di Abramo, frequenta le migliori scuole americane.
Abramo, nell’Indiana, cresce e diventa in breve tempo il miglior boscaiolo, quello che abbatte un albero con un solo colpo d’ascia e che spinge con le nude mani i tronchi verso il corso del fiume. Si guarda intorno, vede, scopre altre capacità e inizia a sognare altri sogni. Poi, dopo un po’, se ne va  nell’Illinois per seguire una donna: la segue in punta di piedi, la adora, la ama. Lei si lascia seguire, lo adora, lo ama. Ma lui dopo un po’ ci ripensa e ne sposa un’altra con accento francese e con le giuste conoscenze per farlo entrare in politica. John va alla guerra, volontario, per amore di patria sua e non sua.
Abramo arriva a Washington e quando per la prima volta sporge la testa dalla finestra del capidoglio vede per la strada una stalla: il mercato degli schiavi, più puzzolenti dei bovini. Guarda, si limita a guardare, non fa e non dice nulla. Anche John, prima di arrivare alla Casa Bianca, si sposa; lui quando sporge la testa dalla finestra guarda senza vedere, però immagina. È per questo che sa scrivere libri.
Cento anni prima di John Abramo proclama che chi priva un uomo della libertà non è degno di goderne, e giura sulla bibbia e dice che governerà facendo in modo che alla fine egli sarà ancora un amico di se stesso anche se non dovesse avere più amici. Anche John, cento anni dopo, giura sulla bibbia e dice di voler governare per garantire meno povertà, meno guerre e più libertà per restare amico di se stesso.
Abramo era famoso per la sua calma, John per la sua bontà. Il primo ha governato in pace e in guerra e, per quanto riguarda la guerra, ha mantenuto le promesse. Del secondo dicono che una guerra l’ha sventata, ma che in caso contrario anche lui avrebbe mantenuto le promesse.  Di Lincoln si racconta che fosse brutto, con la testa ossuta su un collo troppo lungo e con le mani grosse e indurite dall’accetta: se non fossero stati separati da un tempo lungo un secolo il confronto con la bellezza aristocratica di Kennedy l’avrebbe schiantato.
Una sola misera moneta a corso legale durante la presidenza del primo, e gli sembrava poco; due a corso legale durante quella del secondo, e non gli sembrava troppo.
Una guerra interna, affrontata e vinta, per il primo; una guerra esterna, imminente ma sventata, per il secondo.
Sogni di presidenti… che hanno suggerito incubi.

Forse era in viaggio già prima della nascita del primo  (e forse è ancora è in viaggio…) la pallottola che spaccherà il cranio di entrambi.

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Written by Ezio

4 novembre 2010 a 17:45

Pubblicato su Senza Categoria

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