Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Il martire di Ostia

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Mi capita di passarci tre-quattro volte a settimana nella piazzetta dove fermarono per caso Pelosi – per motivi personali – ed è praticamente uguale ad allora anche se il mare non si vede più a causa di una grande costruzione: una piscina coperta e una scoperta costruite da privati, nate per essere pubbliche ma rimaste private nonché assai care. Là dove c’era la spiaggetta in disuso e piena di materiali di risulta sorge invece un porto turistico tanto asettico da sembrare una camera operatoria all’aperto. L’Idroscalo, oggi, non esiste più. Tempi che cambiano e portano decoro là dove c’era lo sporco: sterilizzano, purificano e costringono la vita a smettere di essere vissuta.
Sul “martire di Ostia” vittima di “una storia sbagliata e di periferia”, Pasolini, si è detto e scritto di tutto, soprattutto dopo, soprattutto sul modo in cui venne o non venne ammazzato.
Sarebbe stato meglio, e sarebbe meglio, tacere.

Una canzone, scelta a caso, tra le tante a lui dedicate.

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Written by Ezio

2 novembre 2010 a 12:38

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. il post a cui mi riferivo ieri era questo. ho fatto confusione sul contenuto con un altro post di uno dei blog che seguo. mi ricordavo di aver letto un tuo post molto bello e anche in fondo politico, e contemporaneamente ne avevo letto anche un’altro.
    a me piace molto ascoltare quando si parla di pasolini (l’ultima volta rimasi incollato davanti a minoli ne la storia siamo noi al mattino e tardai ad arrivare in ufficio). abbiamo affrontatodiverse voltequesto discorso del tacere su un personaggio, soprattutto mi riferisco a faber. una delle cose su cui un po’ divergiamo. secondo me è bello continuare a parlarne, dipende da come lo si fa e, soprattutto, dall’intento o meno di ricavarne profitto.
    un abbraccio, ci VEDIAMO presto,un bacio a paola spero stia meglio :-)

    nico

    7 novembre 2010 at 21:52

  2. Più che sulla persona e sull’artista De André forse divergiamo sul ruolo dell’arte e sulla capacità del mercato di risucchiare dentro la sua pancia artista, ruolo, nonché l’arte stessa, costringendo a pagare più volte per almeno cinquant’anni ciò che dovrebbe essere libera circolazione di idee o che, al limite, si dovrebbe pagare una sola volta. Ma, si sa, tutti devono mangiare. Però non è questo il punto, il punto è che mal sopporto le voci di corridoio (o da bar, se si preferisce) che tendono a santificare l’uomo a prescindere (poiché ha scritto questo, o ha detto questo…) che si tratti di Pasolini, De André o quant’altri. E ancor più mal sopporto quando la santificazione arriva dagli eredi, che santificando incassano. L’ultimo libro in uscita su De André, da cui ricaverà profitto sia l’autore che la fondazione, non lo comprerò e non lo leggerò neppure se regalato, perché ritengo di averlo già letto negli ultimi dieci anni.

    P.S. Paola ringrazia, oggi sta un po’ (ma solo un po’) meglio.

    Un abbraccio

    Ezio

    8 novembre 2010 at 16:32


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