Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Buffoni

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I corsair, i primi corsair d’attacco, entrano in azione: sono quattro e bombardano senza sosta l’area dove la CIA ritiene che Sandino coi suoi sia nascosto, là, tra la selva, sul fianco del monte El Chipote. Da terra i marines tormentano quell’area già da vari giorni, con le mitragliatrici e coi cannoni. E tutto intorno trema, e gli alberi e la terra; e neppure gli animali sopravvivono.
Alla fine del grande fuoco i pacificatori, o gli invasori, o gli esportatori di democrazia, tirano fuori i coltelli e innestano le baionette: niente dovrà più muoversi, neppure le formiche.
In effetti le sagome di paglia che impugnano bastoni come fossero fucili sono immobili, e quelle distrutte dal fuoco nemico e quelle rimaste in piedi, che indossano anche un fazzoletto rossonero intorno al collo.

I giornali americani, il giorno dopo e per altri giorni ancora, annunciano trionfalmente l’ottimo esito della battaglia infernale nonché la morte del terrorista: “C’è anche lui tra le vittime!”

“Buffoni!” sarebbe stato un titolo più appropriato!

In effetti, Sandino, non ha tempo né voglia né comunque la possibilità di leggere i giornali nordamericani e apprende senza un filo di stupore la notizia della sua morte pochi giorni dopo, mentre ascolta il popolo in festa cantare alla luce dei fuochi notturni: “Sono morto? Mi hanno ucciso? Pazienza, la morte altro non è che un istante di dolore.”

L’America non scherzava e non scherza quando decide di andare in guerra: nel ’28, in pochi mesi, per dare la caccia a Sandino e i suoi, ha impiegato più di trenta navi da guerra e più di seimila marines nonché aerei e tutta la forza e l’astuzia della sua intelligence. Oltre settanta azioni mirate, battaglie, battaglione, battagline, tentativi di omicidio perse e persi.
Sandino, almeno per il momento, si dimostra un terrorista rosso troppo furbo.

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Written by Ezio

16 ottobre 2010 a 16:35

Pubblicato su Senza Categoria

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