Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Domenica

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Le previsioni parlano di pioggia per i prossimi week end ed io so che la pioggia mi è amica solo quando ho voglia di piangere e sono a piedi: domani c’è il sole, domani si va. Si va perché si deve andare. Si va perché si ha bisogno di adrenalina. Esistono altre droghe? Paragoni non si fanno… e a chi a casa aspetta ci si pensa dopo…
Un timido approccio, una sorta di preghiera, un’occhiata accompagnata da un sorriso dopo un bacio che non può e non deve essere l’ultimo. Non so, non le chiedo mai cosa sente. Clak, via la frizione e la rampa del garage appare puntando il cielo. Verso lì, proprio verso il cielo. Il sole è di là, dietro le spalle, e spinge, e prende come il vento, ma non siedo su un’altalena e il vento lo prendo io, davanti e violento; ed è a lui che manca il respiro.
Le orme di terra lasciate dai camion, su un lungolago percorso un paio di settimane fa con mia moglie e i miei amici Nico e Maria, fanno di tanto in tanto scivolare la ruota posteriore fino a far salire e scatenare quel misto di piacere, delizia, ebbrezza, godimento, che solo chi non realizza all’istante se con le orecchie è più vicino alla terra che al cielo può comprendere. Si va perché bisogna saper rinascere dopo ogni morte, come Miguel Màrmol. Si va perché non c’è altro, oltre il tutto.
Mi accorgo che alle undici e trentacinque sono ancora a Treviganno romano e entro mezzogiorno devo essere a casa. La Veientana è lì, ad una decina di chilometri, poi i trentacinque per arrivare al GRA e altri trentacinque circa per essere a casa. Ci sono: arrivo quasi in perfetto orario.

La doccia mi rilassa e mi dà modo di (ri)pensare alla mattinata: ne è valsa la pena? Non lo so, però sono euforico, eccitato, esaltato.
Di là, a trecento chilometri di distanza – mentre l’acqua mi scioglieva il sudore dell’abbigliamento tecnico – lungo la Montanara a Riviera, un carissimo amico di mio figlio ha preso un vento ancor più violento, davanti e di legno, fino a togliergli il respiro…
La mia impotenza non può offrire altro che la mia empatia: alla sua donna che ho avuto il piacere di conoscere davanti ad una tavola imbandita; ai suoi amici di cui più di qualcuno è anche mio amico; a mio figlio, motociclista come lui e come me.
E si continuerà ad andare contro il vento, a volte violento e da prendere a pugni.
E si continuerà ad andare contro il vento, a volte mite e da accarezzare.

E si continuerà ad andare, perché pur non sapendolo  sappiamo perché.

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Written by Ezio

12 ottobre 2010 a 00:21

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. Ho voluto rileggermi questo post, amico mio. Mi aveva colpito un mese fa comemi ha colpito adesso, dopo la bella serata passata ieri con un Guccini decisamente strepitoso, nonostante la vergogna dell’acustica del PalaLottomatica.
    La nostra amicizia, cari Paola e Ezio, è ormai solida e forte…ma è solo all’inizio! :)

    nico

    7 novembre 2010 at 21:40

  2. Credo che sia stato il paragone (vocale) fra droga e moto a portarti a rileggere questo post. È stato un momento difficile, ché di eroina prima e di moto poi ho perso amici e conoscenti.
    Non ho ovviamente mai fatto uso della prima ma a volte mi rendo conto di abusare della seconda; e continuerò ad abusarne, nonostante tutto…
    Un abbraccio grosso grosso a te e Maria

    Ezio

    8 novembre 2010 at 16:28


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