Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Lì Dio non c’era

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E giustamente ne hanno approfittato!

I tesori non sono immensi ma immenso è il loro valore, e non sono pesanti per gli uomini perché pesano sulle schiene dei muli. Da ovest ad est, attraversando il nord dell’America del sud, sono giunti sulla costa dell’Atlantico. Erano partiti mesi prima dal deserto peruviano ed hanno attraversato paludi e selva: gli uomini davanti a loro hanno abbattuto a colpi di machete il sottobosco per adattare la pista al loro passaggio, lì dove la pista c’era; in altri posti l’hanno aperta ex-novo, in altri ancora hanno costruito zattere. Qualcuno non ce l’ha fatta ma alla fine sono arrivati, e gli uomini e i tesori; ad attenderli, in un porto, c’è una nave pronta a salpare.
Di tanta ricchezza il vecchio mondo non sa che farsene per cui gran parte di quel valore è destinato a finanziare la costruzione di templi per ringraziare il padreterno di tanta facile predazione.

Le casse in cui giacciono arrivano in Spagna e, ad attenderle, c’è un monarca che legge il rapporto dettagliato del funzionario che l’ha spedite: Questo è un sarcofago – recita – e pare che dentro vi sia la mummia di un re Monchica, civiltà tanto lontana nel tempo da essere assai più antica degli Incas. I loro eredi oggi si possono contare con le dita di poche mani e vivono in una sorta di spaventosa povertà: non hanno più valli né deserti né montagne e, non solo non hanno, ma di loro si può dire che non sono.
Qualcuno apre il sarcofago davanti a Carlo 3° e lui vede un altro re vissuto più di millesettecento anni prima: ha la pelle che sembra cartapesta attaccata ad un manichino di legno ed ha ancora denti unghie e capelli; in più, ha gli abiti maestosi da re che sono ricoperti da piume d’oro e uno scettro – anch’esso d’oro – che rappresenta il Dio del mais. Accanto al sarcofago, in una cassa, gli effetti personali trovati nella sua tomba sono composti da un nutrito numero di “cocci” e vasellame finemente dipinto.

Carlo 3° contempla stupito quelle ceramiche e quei disegni che raffigurano la vita che circondava il collega: i Mochicas vivevano circondandosi di piacere. I disegni raffigurano amanti che fanno l’amore in tante di quelle posizioni diverse che il kamasutra è – oggi-  al confronto una lettura domenicale alla messa, completamente ignari del peccato originale e veramente indegni dell’esser chiamati uomini. Godevano così tanto e così tanto a lungo – sussurra nelle orecchie del monarca – che dev’essere a causa della loro disobbedienza, della loro trasgressione e della loro inosservanza se siamo stati tutti condannati a vivere soffrendo su questa terra.

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Written by Ezio

27 settembre 2010 a 22:03

Pubblicato su Senza Categoria

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