Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Fabiana

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Una Fabiana del 1618

I pensieri e gli incubi ad occhi aperti non le hanno permesso di dormire tra le vecchie lenzuola intrise di sudore. Quanto varrà il mio scrigno di legno intagliato pieno di cannella? E i miei sudici vestiti? Altro, oltre me, non ho. Quanto varrò, io, a questa età, allora? Non è mai stata capace di contare, Fabiana, e non perché nessuno glielo ha insegnato bensì perché nessuno s’è assunto la responsabilità di andare contro la legge insegnandoglielo. Così, dopo averle portato via cinquant’anni di vita con il lavoro e dopo averle portato via i figli che l’ha costretta a concepire e partorire, ora il suo padrone è morto. Qualcuno che ha letto il testamento gli dice che il prezzo della sua persona è stato abbassato di quasi cinquanta pesos. Per favorirla, sottolinea.
Lei è abituata da tempo immemore a svegliarsi ogni mattina all’alba; a svegliarla – si dice – è un uccello che becca sul vetro della sua finestra ogni dì, appena i primi raggi del sole balzano su dall’orizzonte e spezzano il buio.
Questa mattina l’uccello la guarda incuriosito e offeso dal davanzale: Fabiana è già sveglia. Si guarda nella nuova luce le gambe gonfie e sciupate  e le mani scheletriche e pensa che sì, in fondo il suo padrone è stato un buon padrone.

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Written by Ezio

3 settembre 2010 a 16:27

Pubblicato su Senza Categoria

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