Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Manuel Herrera

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Faccia scavata e rugosa da campesino che ha vissuto dalla nascita nell’atmosfera rarefatta che si trova sopra quota duemila. Magro, meticcio, soprattutto buono. Così, almeno, dice di essere.
Sta contando dei soldi, Manuel Herrera, cinquecento pesos messi nelle sue mani da una troupe televisiva giunta fino a La Higuera a dorso di mulo, soldi che sono serviti per comprare il suo frastuono poco gioioso.
Dice di non interessarsi di politica, di non essere comunista né fascista, di essere un liberale e di non parteggiare né per i guerriglieri né per l’esercito. Dice che tutti sapevano che el Che era da quelle parti in quel periodo e che forse sua sorella o forse sua cognata o forse suo cognato… sì, sì, forse proprio mio cognato, chissà…
Sono tanti, i forse, con cui far di conto.
Dice anche che uno stufato non si nega a nessuno, che lui non guarda il colore della divisa che indossa chi bussa alla sua porta e che gli offre da mangiare e da bere nonché il suo silenzio e nient’altro. Però aggiunge che i militari dell’esercito lo spaventano, lo angosciano, fino a farlo restare sgomento…

Tempo prima, parecchio tempo prima, altri cinquecento pesos erano finiti nelle sue mani. Lui li aveva contati anche allora con attenzione e premura proprio come si vede nella foto, ma senza cortesia. Quei cinquecento pesos erano scivolati dalle mani di Ernesto Guevara alle sue, ed erano soldi che non servivano per comprare la sua adesione alla guerriglia bensì il suo silenzio o la sua amnesia.

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Written by Ezio

27 agosto 2010 a 14:54

Pubblicato su Senza Categoria

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