Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Un miracolo nel Fiore dei Caraibi

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A circa sessantuno gradi di longitudine ovest e quattordici e mezzo di latitudine nord c’è l’isola di Martinica, conosciuta anche come “il Fiore dei Caraibi” e nota per il vulcano La Pelée: un vulcano assai incazzoso!
Nel 1902 accade qualcosa che riporta al 79 dopo Cristo nella zona di Pompei: il vulcano trema ed emette un rombo assordante, come se volesse spaccare in due il mondo, poi esplode sputando nell’atmosfera una nube enorme di fumo e detriti incandescenti che oscurano il cielo e ricadono al suolo insieme a cenere bollente. Una città nelle sue vicinanze, Saint Pierre, viene completamente sommersa dalle ceneri bollenti e, in poco tempo, muoiono trentaquattromila abitanti.

Ludger Sylbaris no! Lui si salva.

A Saint Pierre era stata da poco costruita una prigione a prova di fuga, una vera fortezza con spesse mura da dove neanche il buon Henri Charrière, meglio conosciuto come Papillon, sarebbe riuscito a fuggire. Però sembra proprio che gli abitanti di Martinica fossero virtuosi, tutti o quasi, tutti meno il buon Sylbaris che qualcosa doveva aver commesso.
Era infatti l’unico galeotto al momento dell’eruzione, e fu l’unico a salvarsi.

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Written by Ezio

17 giugno 2010 a 16:40

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. Martinica, che bell’isola che dev’essere Ezio, mi piacerebbe molto andarci e chissà che questo prima o poi non succeda.
    Molto bella questa storia che hai scovato, della quale ho notato mancano completamente pagine in italiano. Chi lo sa, io sono sempre a priori un innocentista, e…uhm…nonostante quello che scrivono, che non fosse una brava persona, qualcosa mi dice che il suo arresto non fosse del tutto regolare!
    A presto Ezio, speriamo di vederci quanto prima
    Nico

    nico

    27 giugno 2010 at 02:20

  2. Non so dirti se l’isola sia bella né quale sia il malfatto commesso da Sylbaris ma la storia è assolutamente vera: lui, unico galeotto, fu l’unico a salvarsi. In culo pure ai carcerieri che provarono a mettersi in salvo fuggendo.
    Un abbraccio, a te e Maria.

    Ezio

    29 giugno 2010 at 18:38


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