Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Paul

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Paul Lafargue, genero di Karl Marx e padre dei suoi nipoti, subisce la stessa sorte del suocero: mal visto dalle polizie di mezzo mondo, scacciato anche lui dalla Francia e non gradito dalla Germania, altro non può fare che subire i tormenti dell’inverno inglese, quello che fa sputare cubetti di saliva e pisciare stalattiti. A Londra, dopo che il suocero ha finito di correggere e stampare “Il capitale”, lui scrive un elogio alla pigrizia, una sorta d’atto d’accusa contro il capitalismo nascente che di fatto mette l’uomo alla dipendenza della macchina.
Il capitalismo è una parodia della morale divina – scrive il cubano – e insegna ciò che insegna la chiesa: cioè che tutti nasciamo in questa valle di lacrime e sangue per lavorare duramente e per generare figli da donare alle fabbriche per essere macinati da queste fabbriche per il tempo che necessita ai loro profitti.
Paul odia i canti d’onore del progresso  e rivendica il diritto all’ozio al piacere e agli altri doni della vita. Prima o poi – dice – finirà la schiavitù del lavoro forzato e finiranno le morti per fame, e allora gli abitanti di questo mondo saranno percorsi da un brivido di gioia.

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Written by Ezio

3 giugno 2010 a 15:44

Pubblicato su Senza Categoria

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