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Corsi e ricorsi

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Nel 1977, nella lontana terra carioca, un gran numero di persone tra cui intellettuali artisti e giornalisti che si dicono indipendenti firmano un manifesto contro la censura. Non c’è internet e le firme vengono apposte con una biro su un pezzo di carta che poi chiamano appunto manifesto. Un anno prima il governo aveva impedito la pubblicazione su un quotidiano della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, avvenuta duecentouno anni prima, perché pare vi sia scritto che gli aventi diritto al voto abbiano pure il diritto-dovere di cacciare via a calci nel culo i governi dispotici: di abolirli una volta per tutte.
Proibisce e continua a proibire, la censura del governo, anche l’erotismo delle scalfitture di Picasso… perché giustappunto erotiche. Proibisce pure il surrealismo perché pare che tra una riga e l’altra e un pensiero e l’altro vi sia nascosta ma comunque percepibile la parola rivoluzione e non manca di proibire, solo perché russo, il balletto del Bolshoi.

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Written by Ezio

31 maggio 2010 a 20:52

Pubblicato su Senza Categoria

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