Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Rivolte

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Il nutrimento generato dal fiume più copioso del mondo nutre la foresta più grande del mondo, e questa respira e permette agli esseri viventi di respirare. L’Amazzonia è terra di uomini d’avventura e lì si racconta che, i primi ad arrivare, scoprirono un mondo rovesciato, un mondo che invece di camminare “scamminava” e dove il tempo anziché scorrere restava immutabile. Inoltre c’era di tutto e di più per arricchire i ricchi.

Da qualche parte, in genere all’ultimo piano di un grattacielo di New York, qualcuno firma un assegno milionario e questo mette le ali e parte e vola e arriva in Amazzonia. La cifra scritta comprende, oltre la gestione delle risorse minerarie di un’area enorme, anche il prezzo delle pallottole e dei veleni per ripulire l’area  dagli animali a due e quattro zampe che intendono dar fastidio. In fondo, oltre le pallottole, è sufficiente il veleno per i topi o il defoliante usato in Vietnam per assicurarsi una pulizia completa. Molti animali vengono spellati, gli indios no perché la loro pelle non vale neanche il tempo perso per tale lavoro. È un fatto che lì dove c’erano alberi c’è la radura e gli animali sopravvissuti si muovono nel buio più totale della cecità.
I terreni presi in gestione sono spesso più grandi di un’intero paese e, fin dagli anni ’70, i gestori hanno imposte condonate dalla politica e questa fa anche lavoretti di contorno come edifici e strade.
Sempre negli anni ’70 gli allevatori si servivano dei contadini, disperati dalla disperazione e affamati dalla fame, per cacciare gli indios prima di essere loro stessi cacciati dai militari. La carne delle vacche dei grandi allevatori era carne che i contadini non assaggiavano mai…

Nel ’75 la strada gentilmente concessa dal governo, aperta tra la selva, arriva al villaggio di Riberao Bonito, composto quasi esclusivamente da contadini. La polizia prende immediatamente possesso del luogo aprendo una prigione e una piccola caserma: la deportazione della carne umana inizia. Chi si ribella viene convinto del contrario con la galera con le botte e con la tortura; e quando arriva in paese il prete – perché lì manca giusto un prete e una chiesa – entra in caserma e chiede senza troppa gentilezza se sono vere le dicerie sulle detenzioni ingiuste e sulla tortura da parte della polizia. La risposta del poliziotto seduto alla scrivania è rapida ed efficace: un colpo di pistola apre il cranio del prete.
Qualche giorno dopo un buon numero di donne rimaste sole perché i mariti sono in carcere fa capannello e si organizza; poi, in silenzio, coinvolgono. Passa ancora qualche giorno e una sera più di cinquecento contadini capeggiati da queste signore seminude e dal nome impronunciabile, armati e armate di picconi, bastoni, zappe, coltelli e ira partono all’assalto.
Il sole del mattino successivo illumina la scena: là dove c’era la prigione c’è un cumulo di macerie e cadaveri.

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Written by Ezio

28 maggio 2010 a 14:38

Pubblicato su Senza Categoria

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