Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Confini

leave a comment »

L’isola è grande, tanto grande da poter essere spartita misurandola a braccia e tanto grande da poter essere misurata a braccia; e vuota, come lo spazio interstellare. Pedro è finito qui parecchio tempo fa, unico sopravvissuto di uno tra i tanti naufragi, ed ha imparato a mangiare uova di tartaruga e di pellicano, a bere raccogliendo acqua piovana nei gusci vuoti delle tartarughe e, con alcuni di questi, si è costruito una sorta di capanna per difendersi dall’umidità e dal cocente calore del sole. I raggi infuocati e il sale gli hanno bruciato e seccato la pelle fino a renderla tanto rugosa da farlo apparire molto più vecchio, e ora guarda fisso dalla scogliera verso un punto dell’isola. Non è completamente nudo, indossa un coltello d’osso.
Scende e comincia a camminare sulla sabbia rovente fino ad una linea invisibile che lui solo vede e che è una frontiera. Piscia, non attraversa la linea ma dirige il getto oltre essa. Non vede nessuno ma sa che di là c’è qualcuno che lo sta guardando, qualcuno che non mancherà di saltare fuori con un balzo perché il suo atto è più di una provocazione.
Aspetta. Dove cazzo sarà andato a finire? Non c’è modo di nascondersi su un’isola il cui territorio somiglia al terreno lunare imbiancato con della calce.
Tempo prima, a cavalcioni di un pezzo di relitto, cavalcando una marea schiumosa e agitata, era comparso l’altro, pure lui nudo e sfinito. Pedro gli ha ridato il respiro facendogli sputare fuori l’acqua dai polmoni e poi gli ha dato da mangiare e da bere. Gli ha insegnato come non morire su un’isola priva di tutto e in grado di offrire solo la morte, dove le rocce crescono al posto degli alberi e il calore vaporizza l’acqua e gli unici animali risultano essere qualche gamberetto e tartarughe che capitano lì di tanto in tanto. Bisogna essere pronti a sgozzarle col coltello d’osso per berne il sangue, bisogna imparare in fretta a tagliarne le carni con gusci d’ostrica per poi salarle in un luogo dove il sale non manca per farle essiccare al sole.
La guerra cominciò per l’acqua. Uno dei due accusò l’altro di bere di notte, di nascosto dell’altro. L’altro rispose che almeno non beveva ingozzandosi come un animale. E volarono parole e poi cazzotti… e quando dell’acqua non ci fu traccia furono costretti a bere ognuno il proprio piscio e a disputarsi ancora a cazzotti il sangue di una piccola tartaruga. Poi, sfiniti, si distesero aspettando la morte vomitandosi parole con l’ultima bava rimasta, ma arrivò a salvarli un temporale.
La guerra proseguì con le case: “Cazzo, la tua è costruita con venti gusci e la mia con sette!”
“Figlio di puttana, se non ti piace l’isola e come ci si vive puoi sempre andartene in culo al mare!” Gli rispose l’altro indicando la curva dell’orizzonte.
La concertazione, dopo un’altra scazzottata, portò i due a posizionare gusci di tartaruga qua e là, sparsi, e ognuno si teneva la propria acqua e dormiva nella propria casa.
Poi cominciarono ad accusarsi del fuoco che era veramente difficile da accendere, con delle pietre, usando alghe secche. Il fuoco sempre acceso, alimentato anche con i pochi pezzi di legno portati dal mare e con lische di pesce, serviva a tenere alta la speranza di essere avvistati da qualche nave di passaggio.
“Figlio di una gran puttana, hai lasciato spegnere il fuoco! Se pensi che quest’isola sia solo tua occupatene da solo, cornuto che non sei altro!”
Così decisero di accendere due fuochi, e ognuno badava al proprio.
Dopo poco tempo iniziarono a litigare per il coltello, Pedro chiedeva in cambio dell’uso un pagamento in gamberi o acqua.
Quando finirono di riempirsi di botte passarono a prendersi a sassate finché non decisero che sarebbe stato meglio dividere l’isola in due territori distinti. Ognuno giurò di non oltrepassare il proprio confine e per stabilire quale parte toccasse lanciarono in alto un osso di pesce.

Pedro sta ancora aspettando dopo aver pisciato oltre il confine, unisce le dita e se le porta sulla fronte per fare ombra agli occhi, per scrutare lontano in quel  piccolo deserto di roccia bianca e sabbia. Non vede l’altro ma ne percepisce, come un animale,  il puzzo nell’aria.
“Bastardo, lo so che sei lì e mi stai guardando. Lurido schifoso. Ingrato. Figlio di troia. Che cazzo aspetti ad uscire!”
Allora rompe il proprio giuramento e oltrepassa il confine. Corre, si insinua, ansima, grida con tutte la voce che gli esce dalla gola. Oltre. Gira l’isola in largo e in lungo fino a sfiancarsi, fino a tramortirsi.
È sfinito, è sfinito e nudo, è nudo e solo, è solo e disperato. Disperatamente continua  a correre in un’isola senza nessuno

Isola Serrana 1531

Annunci

Written by Ezio

18 maggio 2010 a 19:54

Pubblicato su Senza Categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: