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Palabras en el viento

Sentieri

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Si racconta di lui che fosse un brigante, un ladro, un assassino; niente di meno ma forse qualcosa di più. Per un tempo lungo quasi quanto un terzo della sua vita ha assassinato e rapinato e nessuno è mai riuscito a mettergli le manette ai polsi, per cui s’è guadagnato sul campo i titoli per l’esercizio del comando su un gran numero di persone che strizzavano l’occhio alla rivoluzione. José Artigas: il capo, la colla, il più temuto.
L’esercito rivoluzionario? Un branco di selvaggi prima timorosi e sottomessi e poi rivoltosi insieme a lui, alle sue spalle, perché Artigas, bianco di nascita, era più selvaggio dei selvaggi e più crudele del suo nemico più crudele. Dicono che fosse un incivile perché odiava le città e si riteneva estraneo ad ogni tradizione umana di libero governo e dicono che, considerati i fatti e gli atti commessi, si percepisse nei suoi paraggi la ribellione della ragione e dell’umano istinto, così da arrivare a riconoscergli un pensiero politico di fatto inesistente.

Sì, le città le ha sempre odiate e le odia ancora.

Un vecchio se ne va a spasso sul territorio del Paraguay, è venuto da lontano portando con sé nient’altro che un piccolo carretto di erbe curative, le sue ossa stanche e un bastone al quale appoggiarsi. Qui è riuscito a costruirsi un nido, una carrozza che gli fa da casa e un piccolo orto dal quale ricava il sostentamento per vivere. Ad accompagnarlo un altro vecchio, un giullare di colore compagno di tante battaglie e compagno nel lavoro della terra e nell’accoglienza di pensieri buoni e cattivi nonché della luce e del calore di ogni dì al sorgere del sole.
Ai pochi visitatori di passaggio che arrivano lì dall’Uruguay offre poche parole e tanto rispetto, inoltre offre mate e divide con loro i pochi frutti del suo orto.

“Dite che il mio nome si pronuncia ancora da quelle parti?”

Ha passato gli ottanta di cui una trentina sono di esilio e di tornare non ne ha proprio voglia. Le sue idee sono state definitivamente sconfitte come sconfitta è stata la sua gente, coloro che ha amato e da cui è stato amato, per cui ha combattuto e con cui ha combattuto. José è ora niente di più che un povero vecchio sfinito dalla vita ma conosce bene il peso del mondo e il peso della memoria, per questo alle parole preferisce il silenzio, perché conosce bene le erbe curative e sa che non ne esiste una in grado di guarire le ferite e le piaghe che porta dentro l’anima.

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Written by Ezio

11 maggio 2010 a 18:22

Pubblicato su Senza Categoria

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