Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Tra i fiumi di Santo Domingo

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Basta una foto, a volte, per riportare in superficie una storia rimasta sepolta per troppo tempo sotto uno strato di neuroni.
Nico è (per me) più di un amico, e guardando insieme delle foto si è lasciato sfuggire la parola “sirena” riferendosi ad una persona e ad un laghetto sullo sfondo. Già, la mitica donna-pesce in grado di incantare Ulisse e di ammaliarlo col suo canto melodioso…
C’è una piccola storia che ricorda a suo modo la vicenda della Marinella di De André, diventata leggenda con il passare degli anni, che (sempre a suo modo) racconta come la chiesa non si sia limitata ad ammazzare solo con la spada e come non si limiti ad ammazzare migliaia di persone proibendo l’uso del profilattico nei paesi dove del cristianesimo se ne sbattono e dove le malattie a trasmissione sessuale fanno giustappunto una strage tra adulti e bambini non battezzati; racconta come soprattutto la chiesa uccida ciò che per vocazione e più della vita biologica è portata a salvare: l’anima.

Maria era nata diciassette anni prima, aveva gli occhi scuri ma più splendenti del sole a mezzogiorno e la pelle scura ma più splendente della luna piena. Era magra ma rotonda di rotondità e bella quanto la bellezza. Era orfana di padre e con una madre che aveva le ginocchia ferite per il tanto pregare, così tanto pia da aver destinato la figlia ad una vita di convento, perché il peccato sta sempre nelle parole e nelle azioni degli altri.
Maria, però, era nata con il fuoco della ribellione dentro di sé, e bruciava di libertà.
Supplicava Dio ogni giorno, sua madre, affinché un miracolo rendesse la figlia buona e ubbidiente, e al contempo chiedeva perdono per le sue insolenze: sfacciata, irrequieta, ribelle, ammalata di libertà  e sempre complice delle occhiate degli uomini.
Una sera di venerdì santo la vide scendere al fiume. Cercò di trattenerla, di dissuaderla, ma non ci riuscì.

“Così crocifiggi di nuovo Nostro Signore!” Le urlò mentre la ragazza usciva.

Una leggenda di quegli anni – poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale – racconta che l’ira del Divino puniva gli amanti che facevano l’amore nel giorno di venerdì santo lasciandoli “attaccati” per tutta la vita e anche oltre, fin dentro il labirinto scuro e infuocato, per tutta l’eternità.

Maria non aveva nessun amante ma commise comunque un peccato imperdonabile: si spogliò nuda e si lasciò calare nell’acqua del fiume. L’acqua le massaggiava la pelle, si insinuava fin dentro le anse più nascoste e proibite inondando il suo corpo di piacere, fino a farla rabbrividire.
Quando provò ad uscire dal fiume non ci volle riuscire, non c’era la volontà di aggrapparsi alle radici sulle sponde. Allora provò a separare le gambe ma non ci volle riuscire, le lasciò unirsi e riempire di squame; poi, in fondo, al posto dei piedi, vide una grossa pinna…
Nessuno, neppure sua madre, gli perdonò la sua sfacciataggine e la sua insolenza; e nessuno provò mai a cercarla.
Ancora oggi, nelle acque dei fiumi di Santo Domingo, di tanto in tanto sembra apparire una fata mezza donna e mezza pesce, e qualche abitante giura di averla vista, giura che sia proprio Maria la O.

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Written by Ezio

4 maggio 2010 a 15:43

Pubblicato su Senza Categoria

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