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Palabras en el viento

Quando la morte non basta

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Non basta la morte biologica ad uccidere un uomo. Affinché un uomo muoia, ma muoia veramente… In mezzo al terremoto del colpo di stato avvenuto dodici giorni prima i militari entrano nella sua casa e la fanno a pezzi, pezzo dopo pezzo; e poi fanno a pezzi i pezzi rimasti perché la memoria cada nell’oblio. Sembra che ad ucciderlo sia stato un cancro, ma più probabilmente è morto di pena, di disperazione; e lì, nella sua casa già distrutta, sono entrati i militari. Era un uomo di lunga sopravvivenza per cui si dovevano assassinare anche le sue cose. Riducono in frantumi, a colpi d’ascia e di mazza, il suo letto e il suo specchio e poi il tavolo e le sedie e le lampade. Rompono le bottiglie e strappano le piante dai vasi prima di romperli e poi il pendolo; poi, per il colpo finale, infilano una baionetta sul ritratto di sua moglie.

Della casa non resta nulla, di lui una bara che parte per il cimitero seguita da pochi intimi amici che osano così sfidare il potere.

“È stato veramente bello vivere quando vivevi.”
Così le ha sussurrato Matilde Urrutia ora alla testa dei pochi che seguono il funerale. Isolato dopo isolato, incrocio dopo incrocio, via dopo via, ai pochi intimi si aggiungono altre persone, sempre di più: camminano silenziose tra il rumore dei camion militari e dei blindati con le mitragliatrici spianate. Camminano con gli occhi bassi, in silenzio, perché hanno paura, perché anche tacere, in quelle condizioni, può voler dire morire. Ma non si fermano.
Ben prima del cimitero i pochi intimi sono diventati corteo, e poi processione e poi manifestazione di popolo e qualcuno, tra loro, osa anche singhiozzare l’Internazionale.
Accompagnano Pablo Neruda, il poeta, il loro poeta, che non può vederli.

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Written by Ezio

15 aprile 2010 a 18:17

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. “Il signor Neruda cercò con tutti i mezzi, per quanto ignobili e sleali fossero, di respingere il maggior numero possibile di anarchici, imbarcando i comunisti al loro posto, senza essere in ciò ostacolato, avvalendosi del suo incarico di agente consolare, nonostante avesse messo la sua attività, non al servizio del Cile, bensì al servizio del Partito comunista e dei suoi amici” – ha raccontato nel suo libro di memorie “El éxodo. Por un refugiado español”.
    Almeno Solano riuscì ad arrivare in porto. Il pittore Eugenio Granell Fernandez, invece, fu invitato a scendere durante il viaggio. Trotzkista per tutta la vita, venne esiliato a Santo Domingo. Secondo David Schidlowsky, l’86% delle domande di rifugiati anarchici vennero rifiutate: “La percentuale di anarchici che finirono in Cile fu lo 0,9% del totale, a dimostrazione del successo dei regimi comunisti e di Neruda “.
    Questa è l’altra storia del Winnipeg.
    _________________________________________

    così raccontano …

    salud

    francosenia

    15 aprile 2010 at 18:25

  2. Che dirti? Come avrai notato mi limito a raccontare storie di persone più o meno conosciute, che durano da poche ore a qualche giorno, come il funerale di un poeta. Ricordo un post sul tuo blog, qualche tempo fa, che parlava giustappunto di poeti maledetti, ma dovrei andare a ricercarlo e poi reperire e leggere “el éxodo”. In ogni caso ciò che hai scritto non mi stupisce: gli anarchici, qualunque cosa significhi questa parola, sono degli appestati che nessuno desidera ospitare, allora come oggi.

    buonavita

    Ezio

    15 aprile 2010 at 20:57


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