Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Louis

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New Orleans: il buco, la fogna, i bassifondi ancor più in fondo del più profondo buco di culo dell’America. Lì nacque e lì, il destino, gli portò in sorte la morte. Lì, dentro le bare, le salme portavano tutte una ciotola sul petto affinché parenti conoscenti e vicini posassero una moneta per pagare il funerale.
Anche a lei sarebbe toccato, ma lei muore adesso.

Suo figlio Louis era partito qualche anno prima per Chicago ed era vissuto mangiando avanzi schifosi e jazz, portandosi dietro solo uno zaino scucito con dentro un sandwich di pesce e una tromba acquistata coi soldi guadagnati sudando di sudore puzzolente; e così le regala un funerale da bianca, un funerale dove Dio la accoglie biancha e milionaria.

È passato del tempo e il negro magro e povero è diventato grasso e ricco: grasso perché mangia per vendicarsi e ricco perché la sua musica fluisce dai polmoni alla tromba; e se ora tornasse indietro, fin dentro i bassifondi dov’era nato, probabilmente gli sarebbe permesso di frequentare i luoghi ancora proibiti ai negri e di passeggiare per le strade senza essere espulso e di frequentare luoghi inaccessibili ai poveri. In più, forse, sarebbe considerato un uomo, perché i soldi possiedono anche il potere di sbiancare la pelle.

Luis (Louie) Armstrong è il re del jazz, la sua tromba sussurra e geme, dona piacere e prende l’anima. Urla, ride, celebra, magnifica, si offre al mercato; e mercanteggiando si arricchisce e regala a sua madre il funerale di lusso che lei aveva sognato ad occhi aperti e ad occhi chiusi: bianca, accolta da un Dio bianco con la barba bianca lungo un viale bianco davanti a un portone bianco.

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Written by Ezio

12 aprile 2010 a 22:17

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. che mito caro ezio, che mito, e non certo per la ricchezza che fa sbiancare la pelle (non è sempre vero purtroppo, conosco genitori di ragazze bianche che tuttora osteggerebbero a tutta forza l’imparentamento per la propria figlia con un uomo di colore anche se avesse i soldi di valentino rossi), ma per il cuore forte che nessuno potrà mai togliergli.

    nico

    13 aprile 2010 at 10:57

  2. Non so, Nico, credo che (in generale) il razzismo oggi faccia più riferimento al conto in banca che al colore della pelle. In ogni caso i soldi, all’epoca, (stiamo parlando del ’27) per i negri figli e nipoti di schiavi più che capitale erano visti come una forma di riscatto sociale, nel senso permettevano sì di comprare il vivere quotidiano ma anche di essere guardati in modo diverso; e diventavano ricchi solo se avevano capacità straordinarie e un “cuore forte” come Louis Armostrong, proprio come dici tu.

    un abbraccio

    Ezio

    13 aprile 2010 at 16:47


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