Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Nel momento della flagellazione

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Quando si parla di terra occupata la prima cosa che viene in mente è chi l’abbia occupata o da cosa sia occupata; poi, dire occupata, vuol dire giocoforza umiliata e l’umiliazione ha radici più ampie dell’occupazione.
Chi occupa è abitualmente lo stato mentre ad umiliare ci pensano i governi e la religione. Così, anche nella morte, ciò che si era in vita cambia forma e sostanza, e di sé non resta altro che altro ancora da quello che si era.

Rubén Darìo è morto nel 1916 e ad ammazzarlo pare sia stato un medico frettoloso nelle cure; a saccheggiare e tormentare il corpo si occupano i truccatori i sarti e i parrucchieri e non manca, per un poeta del suo calibro, il tocco finale dell’imbalsamatore.
L’aria puzza (non odora) di incenso e mirra e odora (non puzza) di tutti i profumi e i colori di febbraio nel momento dei funerali sontuosi, a Leòn, che lo stato del Nicaragua paga di tasca propria. Le donne si ricoprono il corpo di piume e gigli e vanno spargendo fiori lungo le strade: le chiamano le Canefore e sono tutte vergini e la strada la ricoprono tutta, fin dentro la camera ardente.
Durante il giorno il corpo di Rubén è vestito con una tunica bianca e il capo è cinto da una corona d’alloro, e gli ammiratori portano tutti un cero acceso in una mano e un rosario nell’altra. Di notte gli tolgono la tunica bianca e lo vestono con un abito da cerimonia, nero, guarnito con guanti di seta. Dal tramonto all’alba, dall’alba al tramonto. Per un’intera settimana la salma e la memoria di Rubén Darìo vengono devastate da canti solenni di pessimo gusto, da recital men che umani e da discorsi solenni e preghiere sottovoce.

Il governo collabora non solo coi funerali ma anche col ministro della guerra: saluta Darìo, il poeta che amava la pace e scriveva di pace, facendo sparare i cannoni.
La chiesa presenzia coi vescovi che alzano la croce e fanno suonare i campanelli, e così saluta Darìo nel momento della sepoltura.
L’uomo, il poeta, che credeva nella laicità e nel divorzio, che mal digeriva il potere morale e l’ipocrisia statalista, viene trasformato in un principe cattolico mentre cala nella fossa, il momento culminante della flagellazione.

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Written by Ezio

8 aprile 2010 a 18:24

Pubblicato su Senza Categoria

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