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Palabras en el viento

La funzione dell’esercito durante un processo democratico

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Un popolo contribuisce con con più d’un milione di morti alla riuscita di una guerra civile affinché alla fine di questa i generali e i loro cani da guardia si impossessino delle migliori risorse del paese. È accaduto. Accade. Accadrà.
Il “Lenin messicano” si divide con i generali della rivoluzione il potere e la gloria. Tutto ciò che può portare alla riconciliazione nazionale viene preso in possesso  e gestito: appalti per le opere pubbliche, terre da dare in concessione, favori dal pubblico al privato. Non c’è altro modo per governare vuol dire che esiste un solo stile di governo; e, come ebbe a dire l’Obregòn d’allora e come da allora avviene, nessuno resiste a una cannonata di soldi. (“Non c’è generale che resista a una cannonata di cinquantamila pesos!”)
Con Villa quel cannone bisognerà caricarlo col piombo, però… Parral è in effetti un ottimo posto, quello dove donne e bambini hanno cacciato a sassate gli invasori governativi e dove Villa si presenta col fazzoletto rosso al collo: è passato del tempo, e al posto del cavallo si presenta con l’auto. “Sì, Parral è proprio un bel posto, anche per morire!” ebbe a dire una volta…

Le cannonate da cinquantamila pesos però non tentano neanche Felipe Carrillo Puerto – uno dei soggetti che Diego Rivera dipingerà sui muri di Città del Messico, in seguito – tanto che viene portato davanti al plotone d’esecuzione in un freddo mattino di gennaio:

“Si vuole confessare?”
“Non sono credente!”
“Vuole un notaio?”
“Sono nullatenente, non possiedo nulla da lasciare!”

Aveva fondato il Partito Socialista Operaio, tempo prima, e parlava durante i comizi in lingua maya nella provincia dello Yucatàn. Aveva formato un governo socialista e aveva governato nonostante le prepotenze e le frodi e i brogli per fargli perdere le elezioni. Aveva mantenuto le promesse elettorali quali la guerra ai latifondisti e la guerra al monopolio imperialista. Contro di lui anche le convulsioni d’ira da parte della chiesa cattolica per la sua politica socialista e laicista .
Si dovette chiamare l’esercito – invocato anche dall’arcivescovo – per porre fine a cotanta scandalosa politica .
Così, davanti al plotone d’esecuzione, si chiuse dopo un paio d’anni il governo degli umiliati, coloro che vivevano nello Yucatàn e che avevano sopportato angherie, furti e omicidi provenienti dall’esterno.
Avevano un buon governo e usavano le armi della ragione, l’esercito non aveva governo ma usò la ragione delle armi.

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Written by Ezio

1 aprile 2010 a 15:10

Pubblicato su Senza Categoria

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