Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Film

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Non ci sono venti, né dolci e leggeri né forti e impetuosi, e il mare è stranamente calmo. Non ci sono maree a montare né l’equipaggio della nave sembra soffrire la nausea. Sono arrivati e lì c’è quello che vogliono e sono pagati per prenderlo. Non è oro né argento ma un minerale tanto indispensabile quanto lo è oggi il coltan. I marinai dello spazio che i nativi chiamano “popolo del cielo” hanno gli occhi ardenti dei militari pronti alla caccia ma paiono stranamente buoni: vogliono prendere senza ammazzare. Lì, di sotto, sembra ardere l’inferno: la foresta è più grande di quanto si possa immaginare e gli animali sembrano usciti da un film horror. I nativi sono anch’essi grandi e sono tanto primitivi da essere parte integrante della natura: hanno un Dio tutto loro da venerare con danze e riti, hanno una medicina che strappano alle radici e alle foglie, hanno le armi degli indios della selva e guardano con gli occhi del giaguaro. Vogliono solo restare lì ed essere lasciati in pace.

“La historia es esta” e Cameron la conosce, e ci inventa sopra e ci piglia per il naso: laddove c’è qualcosa da prendere chi prima arriva ed è meglio armato se la prende. Così è sempre stato e solo nel finale di un film si poteva riuscire a cambiarne il corso. L’ambientalismo che permea tutta la pellicola arriva ad inglobare il sogno della mescolanza del DNA, compiuta in laboratorio, fra specie diverse, nonché alla rivolta dell’intera “gaia” come fosse un unico organismo. Certo, è solo una favola, però l’idea della simbiosi fra “uomini” e animali che si stabilisce attraverso una sorta di connessione elettrochimica, come quando si infila la spina nella presa di corrente, la trovo geniale, come geniale trovo l’invenzione degli Avatar per intercedere presso gli autoctoni ma anche da proporre come scaltre spie.

Per dire di un film che è un bel film, però, si abbisogna anche di buoni dialoghi…

Detto questo: non so se la rivoluzione in atto sarà simile a quella che è avvenuta passando dalla foto all’immagine in movimento, e poi dal muto al sonoro, e poi dal bianco e nero al colore, e poi dal colore alla computer graphic. Certo è che da oggi in avanti sarà sempre più difficile proporre film in 2d. E anche la televisione pare si stia attrezzando.

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Written by Ezio

9 marzo 2010 a 12:58

Pubblicato su Senza Categoria

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