Palabrasenelviento

Palabras en el viento

1895

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La casa è costruita con mattoni crudi, come si usa in Nicaragua, e davanti all’ingresso un buon numero di persone resta in attesa, in silenzio. Una donna, all’interno, getta lamenti e l’aria vibra e li trasporta. Sono lamenti di dolore e gioia al contempo. Non ci sono re magi in arrivo e nessun messìa da adorare ma un bambino sta comunque nascendo, e pur con gli occhi chiusi si affaccia alla vita e piange e muove le piccole braccia e le piccole gambe. È il suo modo di salutare la luce e domani si affaccerà alla finestra del mondo. Guarderà per capire, guarderà per agire. Si attacca al seno di sua madre e assaggia il latte materno e poi una goccia di miele offertogli dalla levatrice: il primo, vero, sapore, passando dal capezzolo al dito. La placenta viene sotterrata nell’orto, nel punto più soleggiato, perché somiglia tanto ad una radice e perché diventi nutrimento per la terra del Nicaragua in un tempo assai breve. Questa terra, di lì a qualche anno, si incendierà e diverrà terra ribelle, sempre di più; e Sandino, appena affacciatosi al mondo, diverrà più ribelle della terra sulla quale è nato.

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Written by Ezio

5 marzo 2010 a 14:56

Pubblicato su Senza Categoria

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