Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Napul’è

with 2 comments

È troppo grande la città per essere contenuta negli occhi di due persone appena scese da un(a) monovolume, soprattutto se il tempo di permanenza si riduce ad un fine settimana.
Sfolgora nero il golfo alle luci notturne e si incendia di luce al sole del mattino, sotto i vicoli che incidono e aprono i palazzi prima di suturarli, chiudendo gli occhi alle camere e ai cunicoli sotterranei scavati dai greci e alle costruzioni romane sotto la Napoli odierna: luoghi caldi e umidi come un utero, scavati nel tufo, che fanno ansimare e sudare anche restando seduti, usati prima come acquedotti e poi come rifugi dai bombardamenti. Più in là, oltre, la bocca del Vesuvio ricorda il becco aperto dei pellicani, pronta ad ingoiare ma anche a vomitare il pesce catturato o la lava accumulata. I vicoli sono stretti, angusti, e pullulano di vita come un formicaio, in un viavai continuo di merci tutte uguali appese al di fuori dei piccoli negozietti: maschere di pulcinella, corni di tutte le dimensioni contro tutti i malefici possibili, presepi di tutte le forme e grandezze possibili acquistabili tutto l’anno, senza soluzione di continuità. Le macchine si fanno largo, con impeto, tra divieti di transito assolutamente ininfluenti alla scorribilità del traffico e pedoni pronti a scansarsi; tra curve a gomito e tra muri tanto vicini da graffiare i gomiti sporti fuori dai finestrini e mezzi a due ruote obbligati a sopportare il peso di almeno tre persone per volta. Napoli è patrimoni immensi nelle mani di pochi, come acque stagnanti e putride che non bagnano la terra. È un mondo nel mondo, autosufficiente e dunque in grado di autosostenersi e vivere di sé.
Napoli è il caos, un solido che sublima e lascia a bocca aperta l’avventuriero che non conosce la capacità della materia di cambiare assai repentinamente il proprio stato; ma, di più, è  al contempo un grande caos perfettamente organizzato al proprio interno e in grado di sovvertire il principio entropico.

Grazie, di cuore, a Nico e Maria

Una canzone di un napoletano su Napoli (secondo me assolutamente da ascoltare) il cui contenuto ha costretto l’autore, sfinito e con la guardia ormai abbassata, all’angolo del ring musicale e al k.o. mediatico.

Se io fossi San Gennaro

Federico Salvatore

Annunci

Written by Ezio

1 marzo 2010 a 16:19

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. hai proprio ragione, questa canzone è veramente bella, coraggiosa, che dice in faccia tante cose non dette. a maria è piaciuta moltissimo, e dice che si darà molto da fare perché venga conosciuta.
    ora aspettiamo di sentire tutto il disco :-)
    grazie anche a te e paola per il weekend in compagnia, carico di affetto e amicizia…nonostante qualche paura di restare incastrati con la macchina nei vicoli stretti dei quartieri spagnoli! non c’è dubbio, maria sa guidare eheheh

    Nico

    4 marzo 2010 at 00:13

  2. Maria Schumacher sa guidare, eccome! ;-)
    Per quanto riguarda il disco consideralo pure pronto. E per tutto il resto… beh, un’altra volta grazie.
    Un abbraccio

    Ezio

    4 marzo 2010 at 15:02


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: