Palabrasenelviento

Palabras en el viento

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Nei salotti televisivi le dame di plastica annodano parole con parole fino ad  intrecciarle e farne una sottile fune; gli uomini, invece , ne fanno virili gomene. Qualcuno, di fuori, guarda il tetto luccicante di stelle sopra di lui: è il suo tetto, anche quando piove e le stelle se ne vanno a dormire, o quando fa troppo freddo o troppo caldo; e non l’ha scelto. Si apre la patta e piscia addosso a un muro di mattoni tanto vecchi da essere ormai diventati rugosi e da aver perso l’udito; tanto vecchi ma non incapaci di raccontare. Una donna, invece, si acquatta dietro un cespuglio e lì si libera fra suoni di clacson e canti di grilli. Domani troverà un nasone (fontanella a Roma) e lì si laverà. Dentro una piazza una persona colta e dinamica farfuglia qualcosa all’orecchio di molti: strizza l’occhio, alza la voce e poi l’abbassa, ammicca, si rimira, si convince per convincere. Parla di Diritti dell’Uomo e traccia una linea immaginaria a separare il bene dal male. Getta parole e discredito sulle puttane, e poco importa che siano le stesse che hanno aspettato pazientemente la sua erezione, per ore, la sera prima. Getta discredito sulla droga che infesta le strade, tanto nessuno sarà in grado di notare la grandezza delle sue narici. Getta discredito sui malviventi, che sono malati di mal di vivere. Fuori, non troppo lontano, ci sono i rastrellatori di regime, tutti vestiti uguali, che vanno a caccia coi bastoni e le manette degli abitanti del sottobosco urbano. Puzzano, di merda di piscio e di povertà, ma loro hanno le maschere e, quando serve, i guanti. La piazza si gremisce sempre più, si riempie di salariati liberi che rivendicano il lavoro e il salario, perché non hanno mai visto in tutta la loro vita una quantità di monete impilate fino ad un’altezza sufficiente a garantire la sopravvivenza. Non hanno mai maneggiato quelle monete ma sono prigionieri del debito, contratto fin già dallo stato embrionale. Ai loro figli toccherà in sorte di ereditarlo, e con il debito erediteranno la fame che porta con sé. E la paura. La persona colta e dinamica si ferma e beve un sorso di vita, poi continua a farfugliare, mentre altra vita va.

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Written by Ezio

23 febbraio 2010 a 15:14

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. Debito, fame, ecc. Bah; che dire? Se uno ha un bel debito, alla fine sta sicuramente meglio di chi ha un piccolo credito! Nel senso che se hai un debito di mille euro sei un poveraccio, ma se hai un debito di cento milioni di euro …. Ad ogni modo, dare un’occhiata all’elenco dei paesi per debito, può essere interessante a cominciare dal fatto che il Giappone è il terzo paese più indebitato del mondo, ma anche Germania e Stati Uniti non è che siano messi proprio bene … Forse, allora c’è qualcosa che non torna!

    Salud

    Franco Senia

    25 febbraio 2010 at 11:56

  2. E ci hai ragione: se hai un debito di mille euro che non puoi pagare e che non ti lascia dormire la notte ti conviene pigliare il telefono e dire all’altro: “Non ho i soldi! Non posso pagare!” Da quel momento sarà il creditore a non dormire.:-)
    Se invece ne hai uno di cento milioni di euro sei sicuramente ricco, o “meno povero”, su questo non ci piove. Ma, battute a parte, nell’economia, più che qualcosa, a non tornare è tutto. Ma è materia troppo ostica (almeno per me) per poterne dibattere.

    buonavita… e auguri, anche se in ritardo.

    Ezio

    25 febbraio 2010 at 12:40


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