Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Chippewa

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Vado a volte
provando una pena di me
mentre il vento mi porta via
attraverso i cieli.

L’arbusto
si è seduto sotto l’albero
e canta.

(Canto degli indiani Chippewa, della regione dei grandi laghi)

Così racconta di loro Eduardo Galeano:

Tra gli indiani del Canada non ce n’è uno che abbia la pancia o la gobba, dicono i frati e gli esploratori francesi. Se esiste qualche zoppo, o cieco, o guercio, è per ferite di guerra.
Non conoscono la proprietà né l’invidia, racconta Pouchot, e chiamano il denaro “serpente dei francesi”.
Considerano ridicolo obbedire a un loro simile, dice Lafitau.  Eleggono capi che non hanno privilegio alcuno; e chi si rivela autoritario viene destituito. Le donne esprimono le proprie opinioni e decidono al pari degli uomini. L’ultima parola spetta ai consigli degli anziani e alle assemblee pubbliche; ma nessuna parola umana risuona più forte della voce dei sogni.
Obbediscono ai sogni come i cristiani al mandato divino, osserva Brébeuf. Obbediscono ai sogni ogni giorno, perché attraverso i sogni l’anima parla ogni notte; e quando giunge la fine dell’inverno, e si rompono i ghiacci del mondo, celebrano una lunga festa consacrata ai sogni. Allora gli indiani si travestono ed è permessa qualsiasi pazzia.
Mangiano quando hanno fame, annuncia Cartier. Non conoscono altro orologio che l’appetito.
Sono libertini, avverte Le Jeune. Sia la donna che l’uomo possono rompere il matrimonio quando vogliono. La verginità non significa niente per loro. Champlain ha conosciuto vecchie che si erano sposate venti volte.
Secondo Le Jeune, non amano per niente lavorare, ma, in compenso, adorano inventare bugie. Ignorano l’arte, qualsiasi arte che non sia quella di scuoiare crani di nemici. Sono vendicativi: per vendetta mangiano pidocchi e vermi  e qualsiasi bestiolina a cui piaccia la carne umana. Non sono in grado, conferma Biard, di capire nessun concetto astratto.
Secondo Brébeuf, gli indiani non riescono ad afferrare l’idea dell’inferno. Non avevano mai sentito parlare del castigo eterno. Quando i cristiani cercano di spaventarli con la minaccia dell’inferno, i selvaggi domandano: “E all’inferno, ci saranno i nostri amici?”

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Written by Ezio

22 febbraio 2010 a 16:32

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. “Dalla fine del XIX secolo fino al 1969, venivano tolti i figli, per sterilizzarli,
    abusarne, sottoporli ad elettroshock o se tutto andava bene per occidentalizzarli. Questo il
    destino raccapricciante che è toccato a 150.000 bambini nativi. Significative le parole
    pronunciate da un alto funzionario canadese nel 1920: “distruggere l’indiano finchè è bambino”.
    Catturati, presi con la forza e trasportati nelle “scuole residenziali”, luoghi che solo dopo le
    inchieste degli ultimi vent’anni sono state scoperte per quello che facevano, e finalmente sono
    state chiuse tutte…” da nativiamericani.it 13/06/2008
    (se ti può interessare: http://www.nativiamericani.it/?p=612)

    angie

    23 febbraio 2010 at 12:42

  2. Già, scuole residenziali…
    I giudizi vergognosi che ho riportato nel post sono avvenuti nel primo ventennio del ‘700; ma, per fortuna e nonostante tutto, sia i Chippewa che gli Obinwa hanno lasciato ai posteri la loro storia, nonché – per chi ci crede – le loro medicine.

    buonavita

    Ezio

    23 febbraio 2010 at 15:17


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