Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Delmira

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L’appuntamento è in una camera presa in affitto e Delmira, lì, attende con ansia l’uomo che le fu marito, l’uomo che la voleva solo per sé, per sé e per sempre. Due colpi di pistola per lei, uno per lui. I giornali, in Uruguay, la mattina dopo pubblicano in prima pagina le foto del corpo che giace sul letto: nuda, come l’arte cui apparteneva, vestita di sé e svestita di vestiti colorati e di fuoco.
Si dice che Delmira Agustini scrivesse da una sorta di trance…
Scriveva l’amore e la febbre sudata del piacere, senza nominare i peccati che vi si accompagnano. Era condannata dalla sua arte e dalla follia dei maschi che castigano nelle donne ciò che rende virtuosi gli uomini, perché nelle femmine la castità è un dovere come nei maschi lo è il privilegio e la ragione. La morale, allora come oggi, cammina davanti e separa il corpo dall’anima.
Così la sua tomba viene cosparsa di frasi e lacrime salate a proposito della grave perdita per la persona e per l’arte nazionale che rappresenta. Frasi e lacrime che fanno respirare i poveri afflitti: La morta è veramente morta? Meglio così!
La sua voce e il movimento dei suoi piedi faranno ombra per lungo tempo nei letti degli amanti mai conosciuti, che bruceranno nel desiderio, perché nonostante i peccati fossero imperdonabili tutti gli uomini sarebbero stati disposti a perdonarli, dall’altare del proprio letto.

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Written by Ezio

12 febbraio 2010 a 19:06

Pubblicato su Senza Categoria

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