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Palabras en el viento

Cacique

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Gil Gonzàvilez de Avila è fermo, e nel suo essere fermo afferra con fermezza la spada e aspetta con fermezza cibo, oro, argento, battesimo e sottomissione dal cacique (personaggio influente o capo tribù o “politico”) Nicaragua. Lui consegna cibo, oro, argento e si fa battezzare; ma al contempo chiede ad Avila, anche se sa che la risposta non è cortesia. Chiede ad Avila come sia possibile essere al contempo uomo e Dio. Come sia possibile essere al contempo vergine e madre. Se quello che chiamano il santo padre di Roma e del mondo sia immortale. Dove vanno a dormire le anime quando si muore. Il cacique è stato eletto dai saggi anziani del villaggio, perché più saggio e anziano di loro, e chiede se anche il re della terra di Avila sia stato eletto con le stesse modalità. Chiede, ancora, il motivo del bisogno di tanto oro e argento per lui e i suoi pochi uomini: ce la faranno i vostri corpi a sopportare il peso di tanti ornamenti?
No, la risposta non è cortesia. Il cacique sa che Avila non risponderà. Sa da sé, senza bisogno delle profezie dei profeti, che un giorno il sole diverrà scuro come la notte e il cielo cadrà sulla terra; sa che di lì a pochi anni le donne del suo villaggio si rifiuteranno di partorire figli e figlie, perché schiavi e schiave.

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Written by Ezio

22 gennaio 2010 a 15:32

Pubblicato su Senza Categoria

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