Palabrasenelviento

Palabras en el viento

La pazza musica

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I palchi dei bordelli proteggono i musicisti dalle risse per le puttane per i soldi e per l’orgoglio; anche – a volte – dai colpi d’arma da fuoco.

Ha messo da parte obolo dopo obolo distribuendo carbone, latte, quotidiani e tutto ciò che può essere distribuito fra strade e portoni. Ha impilato quegli oboli fino ad arrivare ad una “altezza” di dieci dollari e con questi un ragazzo di colore basso e timido ha acquistato una tromba tutta per sé. Lui soffia e la musica si stira come appena svegliata, si sgranchisce ed appare al giorno salutando il sole e i suoi raggi. Louis Armstrong non è figlio di schiavi ma nipote di schiavi, e suonando resuscita sé e i suoi avi ogni giorno con il jazz: musica allevata come lui nei postriboli, da genitori negri e musicisti. Improvvisano, e da queste improvvisazioni rinasce una musica pazza e antica. Il jazz vola senza catene e senza ali, ha avi negri che lo cantavano nelle piantagioni del sud degli Stati Uniti e ora è suonato nei bordelli di New Orleans fra risse pugni e coltellate sotto il palco, per tutta la notte; e poiché la notte è sempre troppo corta qualcuno osa anche durante il giorno, per prolungare la notte.
Nel secondo decennio del ‘900 era la vecchia nuova pazza musica.

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Written by Ezio

11 gennaio 2010 a 16:17

Pubblicato su Senza Categoria

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