Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Murales

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L’arte pittorica invita spesso a restarsene fra quattro mura, col cavalletto davanti e il pennello nella mano, ad immaginare. Il mural invece costringe all’aria aperta, offende la folla che passa, offende i monumenti e i muri sporcati da tanta arrogante sporcizia di spudoratezza. Gli è che spesso il popolo è sì analfabeta ma non cieco, così Rivera e Siqueiros inventano un nuovo modo di comunicare con questo e si tuffano armati di pennello sui muri di Città del Messico. Dipingono ciò che non si può dire, così da parlare con l’arte. Dipingono sulla calce umida un’arte nazionale, che affonda le radici nella rivoluzione in un tempo di rinascita. A diventare soggetti sono i poveri della terra, le nature morte, i paesaggi distrutti dalla rivoluzione e i rivoluzionari stessi: soggetti che acquistano nuova linfa, soggetti che diventano soggetti dopo essere stati oggetti d’uso, disprezzati e schifati ovunque e da chiunque. Ovviamente – come avviene ancora oggi – su quest’arte non piovevano certo elogi, semmai insulti per la evidente distruzione del decoro, ma loro continuavano impavidi, con impalcature di fortuna, a dipingere le loro opere. Diego Rivera dipingeva col pennello in mano e la pistola alla cintura: questa, diceva, è il pennello più adatto ad orientare la critica. Dipinge, Rivera, perché artista; e, dipinge, perché rivoluzionario. Dipinge Felipe Carrillo Puerto con un proiettile conficcato nel petto, ma lo dipinge vivo, inconsapevole della propria morte. Dipinge Zapata che istiga il popolo e, con lui, il popolo stesso e tutti i popoli della festa, del lavoro, della rivoluzione, della guerra. Dipinge e copre le mura di Città del Messico di colori e di volti, di storie e di leggende, di uomini e luoghi. Rivera è un mentitore, si diverte a mentire a tutti coloro che hanno voglia e tempo di ascoltarlo: racconta bugie grandi come la sua pancia e si diverte a creare il mito di donnaiolo insaziabile. Ride e gode del proprio ridere; e gode della propria arte. Non sono passati neanche tre anni da quando è tornato in Messico; là, in Europa, era un pittore sazio dei ritmi e dei soggetti della pittura: ormai spento dipingeva solo noia, per noia. IL Messico, la sua terra, farà in modo di incendiare nuovamente i suoi occhi, e di armare nuovamente le sue mani.

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Written by Ezio

7 gennaio 2010 a 15:09

Pubblicato su Senza Categoria

4 Risposte

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  1. fuori tema ma… bellissimi anche quelli di Orgosolo
    (nel finale Carlo)

    angustifolia

    7 gennaio 2010 at 18:23

  2. Belli i murales e bella la canzone; e prima di Carlo Daolio e De André…
    Gracias ;-)

    Ezio

    7 gennaio 2010 at 18:56

  3. bello

    lolla

    8 febbraio 2010 at 20:27

  4. bello!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    lolla

    8 febbraio 2010 at 20:28


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