Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for gennaio 2010

Cacique

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Gil Gonzàvilez de Avila è fermo, e nel suo essere fermo afferra con fermezza la spada e aspetta con fermezza cibo, oro, argento, battesimo e sottomissione dal cacique (personaggio influente o capo tribù o “politico”) Nicaragua. Lui consegna cibo, oro, argento e si fa battezzare; ma al contempo chiede ad Avila, anche se sa che la risposta non è cortesia. Chiede ad Avila come sia possibile essere al contempo uomo e Dio. Come sia possibile essere al contempo vergine e madre. Se quello che chiamano il santo padre di Roma e del mondo sia immortale. Dove vanno a dormire le anime quando si muore. Il cacique è stato eletto dai saggi anziani del villaggio, perché più saggio e anziano di loro, e chiede se anche il re della terra di Avila sia stato eletto con le stesse modalità. Chiede, ancora, il motivo del bisogno di tanto oro e argento per lui e i suoi pochi uomini: ce la faranno i vostri corpi a sopportare il peso di tanti ornamenti?
No, la risposta non è cortesia. Il cacique sa che Avila non risponderà. Sa da sé, senza bisogno delle profezie dei profeti, che un giorno il sole diverrà scuro come la notte e il cielo cadrà sulla terra; sa che di lì a pochi anni le donne del suo villaggio si rifiuteranno di partorire figli e figlie, perché schiavi e schiave.

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Written by Ezio

22 gennaio 2010 at 15:32

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Marte

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Chi ama l’astronomia non può che restare stupito davanti a questa foto in cui si vedono dune di sabbia su Marte. Ares, il dio della guerra, visibile in questo periodo e a questa latitudine tra il cancro e il leone.
Marte: il pianeta rosso su cui l’astronomo Schiaparelli vide canali i cui bordi diventavano scuri durante l’estate e chiari durante l’inverno, tanto da far pensare a vegetazione che nasce e muore seccandosi, peccato che era solo suggestione… Lo scherzo dell’invasione della terra da parte dei marziani narrata alla radio da Orson Welles. La tanta filmografia associata al pianeta. Le migliaia di foto in alta risoluzione scattate dai rover gemelli Opportunity e Spirit. I (finti) misteri di Cydonia con le sue piramidi e la sua faccia. Il colore dei minerali di ferro. Le tempeste di sabbia. I diavoli di polvere. Il monte Olympus. Le dune. Le notti che ho passato al freddo con l’occhio attaccato all’oculare di un telescopio, e poi altro, tanto altro, fino a sognare viaggi impossibili, fino a sognare sogni impossibili.

Sembra veramente un mondo vivo guardando questa foto, peccato che ciò che si vede altro non è che ghiaccio di anidride carbonica che sublima.

Written by Ezio

21 gennaio 2010 at 19:06

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Si abbisogna di obbedire

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“Nessuno educa nessuno, nessuno educa se stesso: gli uomini si educano tra loro, con la mediazione del mondo”. Così scriveva il pedagogo cattolico Paulo Freire. La scuola invece pretende di insegnare… educando; ed educatamente insegna a diventare ragionieri o geometri, attori o pittori. A volte insegna come diventare cardinale e poi papa, o tenente e poi generale. Più spesso si limita l’insegnamento alla costruzione di buoni cittadini rispettosi delle leggi e dell’autorità, nonché ad essere buoni mariti o buone mogli. Mutila, dice Silvano Agosti. Snatura e insegna a vivere la finzione, dice Pino Cacucci.

Così stava scritto sui libri di testo degli studenti in Uruguay, negli anni ’70:

L’esistenza di partiti politici non è essenziale per una democrazia. Abbiamo il chiaro esempio del vaticano, dove non esistono partiti politici e dove tuttavia esiste una vera democrazia. (…) L’uguaglianza della donna, se male interpretata, significa stimolare il suo sesso e il suo intelletto, mettendo in secondo piano la sua missione di madre e di sposa. Sebbene dal punto di vista giuridico l’uomo e la donna siano evidentemente uguali, non è così dal punto di vista biologico. La donna in quanto tale è sottomessa al marito e pertanto gli deve obbedienza. È necessario che in ogni società ci sia un capo che serva da guida, e la famiglia è una società. (…) È necessario che alcuni obbediscano perché altri possano esercitare il comando. Se nessuno obbedisse, sarebbe impossibile comandare.

Prima di far stampare questi libri di testo per gli studenti, con pedagogia militare, i militari avevano inventato una settantina di metodi di tortura per punire la solidarietà. Guai a mettere in dubbio la proprietà privata e l’obbedienza al potere: per questi reati c’è la galera, e poco conta che sia in esilio o dentro una fossa comune. I cittadini – proprio come ora in Italia – sono classificati in base alla loro potenziale pericolosità: pericolosi, potenzialmente pericolosi o non pericolosi al momento (i non pericolosi affatto non esistono, e da noi è sufficiente non infangare la memoria dei propri genitori per finire in galera). I salari sono immediatamente ridotti della metà e i sindacati immediatamente commissariati. Guai a pensare: il pensiero è un atto rivoluzionario e fa perdere – quando va bene – il lavoro. Sono – come oggi sono qui – i riduttori di teste, non necessariamente militari: ovvero coloro che proibiscono di vivere la realtà e pensano prima e applicano poi i metodi più vergognosi per incenerire la memoria collettiva.

Written by Ezio

19 gennaio 2010 at 14:20

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La lingua del paradiso

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Immobile, seduto su un ceppo davanti all’ingresso della dimora di Colombo, con i ferri alle caviglie e ai polsi, Caonabò guarda il vuoto, come fosse assente. È da poco finito un temporale e davanti a lui c’è l’arcobaleno: “il serpente di collane” nella lingua del paradiso. Poco tempo prima aveva trasformato il fortino di Navidad in un cumulo di cenere: fortino costruito dall’ammiraglio dopo la scoperta dell’isola che, più avanti, avrebbe preso il nome di Haiti. Lo aveva bruciato dopo aver ammazzato tutti gli occupanti, e dopo aver ammazzato nel corso dei due anni precedenti tutti gli spagnoli che era riuscito a stanare sui monti di Cibao: a colpi di frecce – ché lui era un arciere – perché erano cacciatori d’uomini e d’oro. Quando si è presentato a lui il veterano delle guerre contro i mori, visto l’atteggiamento di pace, Caonabò ha pensato a “l’altro mio cuore”, che nella lingua del paradiso vuol dire amico, ed è salito sul suo cavallo anche se di lui conosceva solo il nome. De Ojeda, esperto di guerre e congiure, gli allacciò ai polsi delle manette di metallo brunito dicendogli che erano bracciali usati durante le feste e nelle danze del re di Castiglia, e lui gli credette. Da allora Caonabò trascorre il suo tempo davanti all’uscio della dimora di Colombo: di notte guarda “il mare di sopra”, che nella lingua del paradiso vuol dire firmamento, e di giorno guarda la luce del sole che illumina il pavimento al mattino e si ritrae la sera, lasciandolo scuro e cupo. Non muove un muscolo quando gli passa davanti Colombo però accenna un inchino ogni volta che appare De Ojeda. Ogni volta De Ojeda gli dice che deve chiedere perdono: non sa che nella lingua del paradiso per dire perdono bisogna dire oblio.

Written by Ezio

15 gennaio 2010 at 18:44

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Indovini

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L’indovina de Trilussa:

“Vedo sur fante un certo nun so che…

Ve so’ state arrubbate…”

“Oh questo sì: le cinque lire che t’ho dato a te!”

Written by Ezio

14 gennaio 2010 at 13:47

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Haiti

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Una vecchia autoctona, schiava già dal grembo materno, taglia la gola ad un cinghiale: lei è l’intima degli dei e questa terra, da ora in avanti, berrà sangue al posto dell’acqua. Sotto la sua protezione sono fin troppi i negri che cantano e ballano la libertà, e la giurano a se stessi protetti dal vudù. In una cerimonia proibita, dentro una notte nera illuminata di tanto in tanto dai fulmini d’un temporale, questo imprecisato numero di persone decide che questa terra di dolore, castigo, frusta e lavoro diventi patria. La lingua di questa nuova patria chiamata Haiti sarà il crèole, lingua comune dei deportati africani nelle isole antillane, nata nelle piantagioni tra i condannati che sentivano il bisogno di riconoscersi e comunicare, per resistere. Nasce, il crèole, dalla mescolanza di lingue africane, normanne e bretoni, e raccoglie anche parole indigene e inglesi, non facendosi mancare qualche inflessione spagnola sentita qua e là dai coloni nell’oriente dell’isola. Così il crèole, più che una lingua, è una raccolta di parole: la raccolta di parole degli dei che sono amanti e ballerini anziché padroni e proprietari, complici compiacenti anziché giudici moralisti, e che penetrano nei corpi portando allegria e musica, felicità e movimento, sesso e piacere.
L’uomo giudice non perdonerà agli haitiani questa scelta.

Antica canzone d’amore del popolo haitiano

Sono legna che arde.
Mi si spezzano canne di gambe.
Ogni cibo disgusta la bocca.
La sorsata più ardente va in acqua.
Ti penso, e un’alluvione
viene a inondarmi gli occhi.
Sconfitta dal dolore
si perde la ragione.
Davvero, bella mia,
ritornerai fra poco?
Non mi mancare più, anima mia!
Meno dolce dei sensi è la fede.
Oh, non tardare ancora, mi fa male!
Vieni e apri la gabbia
dell’uccello affamato!

Written by Ezio

13 gennaio 2010 at 14:35

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La pazza musica

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I palchi dei bordelli proteggono i musicisti dalle risse per le puttane per i soldi e per l’orgoglio; anche – a volte – dai colpi d’arma da fuoco.

Ha messo da parte obolo dopo obolo distribuendo carbone, latte, quotidiani e tutto ciò che può essere distribuito fra strade e portoni. Ha impilato quegli oboli fino ad arrivare ad una “altezza” di dieci dollari e con questi un ragazzo di colore basso e timido ha acquistato una tromba tutta per sé. Lui soffia e la musica si stira come appena svegliata, si sgranchisce ed appare al giorno salutando il sole e i suoi raggi. Louis Armstrong non è figlio di schiavi ma nipote di schiavi, e suonando resuscita sé e i suoi avi ogni giorno con il jazz: musica allevata come lui nei postriboli, da genitori negri e musicisti. Improvvisano, e da queste improvvisazioni rinasce una musica pazza e antica. Il jazz vola senza catene e senza ali, ha avi negri che lo cantavano nelle piantagioni del sud degli Stati Uniti e ora è suonato nei bordelli di New Orleans fra risse pugni e coltellate sotto il palco, per tutta la notte; e poiché la notte è sempre troppo corta qualcuno osa anche durante il giorno, per prolungare la notte.
Nel secondo decennio del ‘900 era la vecchia nuova pazza musica.

Written by Ezio

11 gennaio 2010 at 16:17

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Senza titolo

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Written by Ezio

11 gennaio 2010 at 16:16

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Di che colore è la pelle dei negri?

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Rosarno

Le luci avanzano violando l’oscurità: colpi di luci elettriche contro le luci dei fuochi. E le luci elettriche strappano e sbiancano le facce nere al buio, nere come il buio, fantasmi della notte; e le inchiodano contro i muri. I funzionari e i politici non toccano niente, non si sporcano le mani che tengono infilate nelle tasche della giacca, magari coperte da guanti bianchi. Parlano, senza dire. Guardano con gli occhi socchiusi per non sporcarseli di nero. Parlano con la bocca socchiusa e coi denti stretti, per non sporcarseli di nero. Parlano ancora, e ancora senza dire ordinano la deportazione: separano i negri dai bianchi, gli appestati dai sani, i lavoratori dai padroni che non pagano. Domani, dopo cinquecento anni, ci sarà una nuova Sublimis Deus: il papa parlerà al ministro e al funzionario di polizia, e con gli occhi socchiusi con le labbra socchiuse e coi denti stretti ribadirà che da ben cinque secoli anche i negri sono esseri umani, dotati di anima e di ragione.

Written by Ezio

9 gennaio 2010 at 23:55

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Da altri lidi

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Raramente mi capita di postare qui cose scritte da altri, anche se tutto ciò che scrivo è generalmente frutto di letture cartacee: storie nella storia lette qua e là su vecchi e nuovi libri; idee o personaggi saltati fuori da – magari – una frase, a cui provo a dare ancora visione con le parole. In questo senso, anche  se non l’ho commentato, sposo tutte le battute sulla tastiera che hanno partorito questo post di Franco. Dunque più sotto c’è un copy&paste da selvas.org, ed è la “confessione” di un veterano della guerra in Iraq. Dal mio punto di vista non dice nulla di nuovo e nulla di più di quanto non si sappia, da sempre, al tal punto che alcune sue parole (nonostante sia stato o sia ancora un militare) mi fanno ricordare altre parole, quelle dell’arringa dell’antimilitarista cattolico Jules Humbert-Droz durante il processo di Neuchâtel contro la sua obiezione alla guerra, nell’agosto del 1916.

Michael Prysner, arruolato a 17 anni

Provo senso di colpa ogni volta che vedo una madre con i suoi figli. Come quella che piangeva istericamente gridando che eravamo peggio di Saddam mentre la obbligavamo ad uscire da casa sua. Provo senso di colpa ogni volta che vedo una ragazzina come quella che ho preso per un braccio e arrestato per strada, ci è stato detto che lottavamo contro terroristi.
Il vero terrorista ero io ed il vero terrorismo era questa occupazione, il razzismo dentro l’esercito è stato a lungo una scusa per giustificare la distruzione ed occupazione di altri paesi per molto tempo è stato usato per giustificare gli omicidi, la nostra colpa, e le torture su altre persone.
Il razzismo è un’arma vitale utilizzata da questo governo. È un’arma più potente d’un fucile, di un carro armato, di un bombardiere o di una nave corazzata. È più distruttiva di un proiettile di artiglieria o di un spezza – bunker o di un missile tomahawk. Mentre queste armi sono create e di proprietà del governo, sono inoffensive, se ci sono persone che si rifiutano di usarle. Quelli che ci mandano in guerra non devono premere il grilletto o usare i mortai non devono lottare nella guerra, solo devono venderla la guerra.
Hanno bisogno di un pubblico disposto ad inviare e a mettere in pericolo i propri soldati, hanno bisogno di soldati disposti ad uccidere ed essere uccisi senza obiettare. Possono spendere milioni in una bomba, ma quella bomba diventa un’arma solo se i ranghi militari sono disposti a seguire ordini per usarla.
Possono inviare l’ultimo soldato in qualsiasi parte del mondo, ma ci sarà guerra solo se i soldati saranno disposti a lottare.
E la classe dominante, i miliardari che ottengono benefici dalla sofferenza umana si preoccupa solo di espandere la propria ricchezza, di controllare l’economia mondiale. Capite che il suo potere sta solo nell’abilità del riuscire a convincerci che la guerra, l’oppressione e l’esplosione è nel nostro interesse, essi capiscono che la loro ricchezza dipende da questa abilità di convincere la classe operaia a morire per controllare il mercato di altri paesi, e il convincerci ad uccidere o morire è il perno della loro lavaggio del cervello. Convincerci che siamo superiori.
Soldati, marinai, piloti non ci guadagnano niente con questa occupazione, la maggior parte delle persone che vive negli USA non guadagna niente da questa occupazione, non solo non ci guadagniamo niente ma soffriamo ancora di più, a causa della guerra.
Perdiamo compagni e diamo la nostra vita in maniera traumatica, le nostre famiglie devono guardare le casse coperte con la bandiera scendere da un aereo. Milioni di persone in questo paese sono senza lavoro, assistenza medica, educazione.
Dobbiamo guardare come questo governo butta 450 milioni di dollari al giorno per questa operazione.
Cittadini lavoratori e poveri di questo paese inviati ad uccidere cittadini poveri e lavoratori di altri paesi per rendere i ricchi ancora più ricchi.
Senza il razzismo, i soldati si renderebbero conto che hanno più in comune con il popolo irakeno che con i miliardari che ci inviano alla guerra.
Ho buttato per strada famiglie intere in Iraq solo per tornare a casa e trovarmi con famiglie buttate per strada in questo paese, con questa tragica ed inutile crisi ipotecaria. Dobbiamo svegliarci e renderci conto che i nostri veri nemici non si trovano in un paese lontano e non sono persone i quali nomi ci sono ignoti né culture che non comprendiamo.I veri nemici sono persone che conosciamo molto bene, che possiamo identificare.
Il nemico è un sistema che dichiara guerra quando è redditizia, sono i manager che ci licenziano dal lavoro quando è redditizio, sono le compagnie assicurative che ci negano assistenza medica quando non è redditizia, sono le banche che ci espropriano delle nostre case quando è redditizio.
Il nostro nemico non è a 5000 miglia di distanza, è qui in casa. Se ci organizziamo e lottiamo insieme con i nostri mezzi e fratelli possiamo fermare questa guerra, possiamo fermare questo governo e possiamo creare un mondo migliore.

Fonte:
http://selvasorg.blogspot.com/2010/01/discorso-di-mike-prysner-un-veterano.html

Written by Ezio

8 gennaio 2010 at 14:38

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Murales

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L’arte pittorica invita spesso a restarsene fra quattro mura, col cavalletto davanti e il pennello nella mano, ad immaginare. Il mural invece costringe all’aria aperta, offende la folla che passa, offende i monumenti e i muri sporcati da tanta arrogante sporcizia di spudoratezza. Gli è che spesso il popolo è sì analfabeta ma non cieco, così Rivera e Siqueiros inventano un nuovo modo di comunicare con questo e si tuffano armati di pennello sui muri di Città del Messico. Dipingono ciò che non si può dire, così da parlare con l’arte. Dipingono sulla calce umida un’arte nazionale, che affonda le radici nella rivoluzione in un tempo di rinascita. A diventare soggetti sono i poveri della terra, le nature morte, i paesaggi distrutti dalla rivoluzione e i rivoluzionari stessi: soggetti che acquistano nuova linfa, soggetti che diventano soggetti dopo essere stati oggetti d’uso, disprezzati e schifati ovunque e da chiunque. Ovviamente – come avviene ancora oggi – su quest’arte non piovevano certo elogi, semmai insulti per la evidente distruzione del decoro, ma loro continuavano impavidi, con impalcature di fortuna, a dipingere le loro opere. Diego Rivera dipingeva col pennello in mano e la pistola alla cintura: questa, diceva, è il pennello più adatto ad orientare la critica. Dipinge, Rivera, perché artista; e, dipinge, perché rivoluzionario. Dipinge Felipe Carrillo Puerto con un proiettile conficcato nel petto, ma lo dipinge vivo, inconsapevole della propria morte. Dipinge Zapata che istiga il popolo e, con lui, il popolo stesso e tutti i popoli della festa, del lavoro, della rivoluzione, della guerra. Dipinge e copre le mura di Città del Messico di colori e di volti, di storie e di leggende, di uomini e luoghi. Rivera è un mentitore, si diverte a mentire a tutti coloro che hanno voglia e tempo di ascoltarlo: racconta bugie grandi come la sua pancia e si diverte a creare il mito di donnaiolo insaziabile. Ride e gode del proprio ridere; e gode della propria arte. Non sono passati neanche tre anni da quando è tornato in Messico; là, in Europa, era un pittore sazio dei ritmi e dei soggetti della pittura: ormai spento dipingeva solo noia, per noia. IL Messico, la sua terra, farà in modo di incendiare nuovamente i suoi occhi, e di armare nuovamente le sue mani.

Written by Ezio

7 gennaio 2010 at 15:09

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Peccato che anche Dio ha il proprio inferno

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Giornalismo, politica, giustizia, sanità, mafia.
Francamente non so se questa sia una “chicca”, nel senso che devo ammettere la mia ignoranza e dire che questa canzone con questo testo così riscritto non la conoscevo. Testo riscritto – credo – nel ’91, proprio mentre il potere giudiziario abbatteva o si accingeva ad abbattere (è un eufemismo) quello politico a colpi di “atti dovuti”. Preferisco il testo e gli anni della versione originale – “molto violenta, molto tosta e molto forte perché il periodo, i temi, gli argomenti… ” – nonostante il fatto che i miei, di anni, per questioni di anagrafe coincidano più con gli ’80/’90 che coi ’70.
In ogni caso vedo e ascolto nei video un grandissimo Gaber.

Written by Ezio

5 gennaio 2010 at 14:42

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Leggendo

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A volte, leggendo un libro – ad esempio un romanzo – ci imbattiamo in un pensiero o in un sentimento che abbiamo provato anche noi: però non ne avevamo mai parlato con nessuno, credendo che si trattasse di un fatto del tutto personale. Poi lo ritroviamo lì, nero su bianco, ed è come se l’autore ci avesse teso una mano.

(Alan Bennet)

Written by Ezio

4 gennaio 2010 at 18:26

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Joseph

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Con una faccia adatta ad interpretare il ruolo del mostro nei film d’orrore Joseph nasce con gli occhi già aperti, scintillanti e pronti per guardarsi intorno: perché figlio di poliziotto e perché illuminato anziché folgorato da Dio. Nazista quando tutti sono nazisti e prete perché il nero è il colore della notte, e lui sa bene come illuminarla. Per uccidere non ha mai sparato un colpo. Per salvare l’anima dei preti pedofili ha tanto pregato per loro. Per salvare il loro corpo ha occultato verità e spammato menzogne. Per sfamare i poveri prega più carità e meno uguaglianza. Per scalare la vetta più alta del vaticano è salito sulle teste degli altri e da lì sulla scala, fino in cima. Scala ascesa con fatica, omertà, delazione, furore. Salendo con gli occhi fissi verso su, piolo dopo piolo. Ora, da questa sorta di pulpito raggiunto, posto tanto in alto da essere sospeso tra cielo e terra, dove la voce di Dio si ferma e l’udito dell’uomo non arriva, lui può ascoltare l’uno e parlare agli altri. Dio gli ha detto di dire e lui dice: “Terroristi che fate parte di gruppi armati, vi prego, fermatevi, rispettate la vita umana, provate a riflettere che Dio vi aiuterà a riflettere meglio e porterà gioia e pace, amore e solidarietà nei vostri cuori. Vi dovete disarmare… vi chiedo di disarmarvi… disarmatevi… ho detto che dovete disarmarvi, cazzo!”
Il papa è la più importante entità morale in terra e tutti lo temono e lo ascoltano, per cui da domani verranno sciolti gli eserciti.

Written by Ezio

1 gennaio 2010 at 22:19

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